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IL BRAVO DI VENEZIA

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 20/5/16 DAL DAVINOTTI
Pittore alla bottega del Veronese in Venezia ai tempi della Repubblica della Serenissima, Guido (Brazzi) è innamorato della bella Alina (Cortese), nipote di un ricco “strozzino” (Duse). Guido crede di essere il figlio di un mercante milanese, ma la verità è che suo padre, Marco Da Ponte detto Fuser (Diessl), è in esilio forzato dalla città perché ha ucciso l'amante della donna con cui stava e vive facendo il bandito. Tornato a Venezia, deposita una grande somma dallo strozzino: gli interessi serviranno come una sorta di “mensile” per il figlio, il quale passa poi a salutare. Una sera però, durante un agguato, viene arrestato e condotto in cella, dove finirà assieme al figlio stesso confessandogli lì di essere un bandito. Per salvare lui e la propria vita accetterà la proposta del Consiglio dei Dieci di trasformarsi nel “bravo di Venezia”, una figura che esisteva un tempo e aveva il compito di uccidere coloro che i giudici ritenevano di poter eliminare in gran segreto senza passare per i processi. Un killer mascherato e incappucciato al soldo di una giustizia sommaria e figlia magari di interessi privati, una figura spregevole i cui panni Marco sarà costretto a indossare seminando il terrore in città. Guido verrà allontanato comunque da Venezia ma deciderà di tornarvi per rivedere Alina accompagnando l'amico Franco (Spalla) e finendo per entrare senza saperlo in conflitto con suo padre, che egli come tutti crede sia stato giustiziato da tempo. Un film in costume in una Venezia ricostruita negli studi della Scalera film, con pochi esterni (inquadrata più volte la chiesa di San Rocco, il patibolo costruito in Piazza San Marco...) e una gran quantità di sfarzosi interni: case lussuosamente arredate in cui si muovono i protagonisti. Tra questi il nobile Alvise Guoro interpretato da Emilio Cigoli è la figura più spregevole: doppiogiochista, vanesio, guarda unicamente ai propri interessi. E' lui a proporre e ingaggiare Fuser come “bravo” ricattandolo ed è sempre lui a insidiare Alina, che naturalmente sogna di convolare a giuste nozze col più giovane e attraente Guido. Intrighi di palazzo - in cui avrà un ruolo anche la “poco raccomandabile” Leonora (Barbara) - portati in scena con competenza e persino un discreto ritmo da Carlo Campogalliani, che a Venezia tornerà qualche anno dopo per girare il simile LA GONDOLA DEL DIAVOLO. Ben disegnate soprattuto le figure più laide: non solo quella di Alvise Guoro ma anche quella dello strozzino, ingegnoso nell'escogitare uno stratagemma per tenersi i soldi consegnatigli da Fuser; più convenzionali quelle di Guido e Alina mentre sempre spontaneo e simpatico è l'ex campione dei pesi massimi (nonché scultore e cantante lirico!) Erminio Spalla. Un feuilleton di discreta qualità, tutto sommato guardabile ancor oggi.
il DAVINOTTI