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ARRIVANO I RUSSI, ARRIVANO I RUSSI

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Arrivano i russi, arrivano i russi
Titolo originale:The Russians Are Coming the Russians Are Coming
Dati:Anno: 1966Genere: commedia (colore)
Regia:Norman Jewison
Cast:Carl Reiner, Eva Marie Saint, Alan Arkin, Brian Keith, Jonathan Winters, Paul Ford, Theodore Bikel, Tessie O'Shea, John Phillip Law, Ben Blue, Andrea Dromm, Sheldon Collins, Guy Raymond, Cliff Norton, Richard Schaal
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 22/12/15 DAL DAVINOTTI
Un sommergibile russo in panne finisce con l'incagliarsi sulle coste dell'immaginaria Gloucester Island, nel Massachusetts (o almeno cosý si direbbe, osservando una piantina nella casa di un'anziana del posto). Gli occupanti, un manipolo di nove soldati capitanati dal luogotenente Rozanov, sbarcano sull'isola ed entrano nella casa della famiglia Whittaker chiedendo informazioni (il padre Ŕ Carl Reiner, che l'anno dopo comincerÓ la sua soddisfacente avventura da regista col cult ENTER LAUGHING). Cercheranno poi di trovare delle barche per tornare a riparare il sommergibile ma si scontreranno con l'ovvia diffidenza degli abitanti, i quali in breve diffonderanno la voce, destinata ad ingigantirsi col passaparola, che i russi sono sbarcati sull'isola. Il panico generalizzato per un nemico che in realtÓ quasi nessuno ha visto coinvolge anche le forze dell'ordine, rappresentate per˛ da un capo della polizia (Keith) che ha compreso quanto si stia inutilmente esagerando. Vallo per˛ a far capire a quegli esagitati che gridano all'invasione... In piena guerra fredda una commedia di distensione, un po' ingenua in molte sue parti ma valorizzata dalla bella interpretazione di Arkin (candidato all'Oscar vinto poi dal Paul Scofield di UN UOMO PER TUTTE LE STAGIONI), apprezzabile soprattutto in lingua originale per il suo inglese indurito dall'accento russo. Meno riuscite le scene corali invece, o i battibecchi sempre uguali tra forze dell'ordine e cittadini inferociti che si muovono in gruppo per combattere la minaccia invisibile. La durata eccessiva, che arriva alle due ore, Ŕ il danno maggiore arrecato a un film che avrebbe meritato maggior concisione, comunque magnifico dal punto di vista scenografico (il cinemascope, i campi lunghi, la splendida fotografia), non privo di momenti argutamente spiritosi e che ha il gran merito di aver svelato il talento di Alan Arkin, qui all'esordio su grande schermo dopo un corto e una partecipazione non accreditata. Stucchevole la love story quasi muta tra la ragazza (Dromm) e il pi¨ piacente dei russi (Law), patetica la conclusione col salvataggio del bambino caduto dal campanile. Sembra davvero che manchi la capacitÓ di saper tagliare dove serve, e il fatto che il montaggio di Hashby e Wlliams fosse candidato all'Oscar assieme alla regia di Jewison fa pensare. D'accordo che erano altri tempi... Una commedia corale tipicamente Anni Sessanta, quasi di transizione tra il totale disimpegno di QUESTO PAZZO, PAZZO, PAZZO, PAZZO MONDO e le ambizioni pi¨ alte di lavori come COMMA 22.
il DAVINOTTI