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SUPER SHARK

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/10/15 DAL DAVINOTTI
Questo è grosso. Molto grosso. Ma non solo. Ha una particolare abilità nel salto fuori dall'acqua con addentamento al volo e – soprattutto – si spinge senza troppi problemi sulla sabbia, dove plana di pancia, si muove un po' a fatica con le pinne e divora chi gli è a tiro. Fred Olen Ray, una maestro della serie Z, si prende l'incarico di far muovere questa “meraviglia” di dimensioni godzillesche e di infilarla senza molta grazia in una storia di blande indagini di una falsa investigatrice (in realtà agisce per vendicare il fratello) su un disastro ecologico dovuto all'affondamento di una piattaforma petrolifera. Tirata sott'acqua dallo squalo stesso poi, liberato dal sottosuolo a causa delle poco chiare operazioni compiute in piattaforma. Diciamo che il soggetto non si cura granché di fornire spiegazioni plausibili sulla comparsa di una bestia che sarebbe stata comunque implausibile in ogni caso. Così si butta lì qualche vaga ipotesi durante il film (si accenna al solito megalodon senza alcuna convinzione), ma capiamo presto che della cosa importa a nessuno. Meglio concentrarsi sull'immancabile esposizione di splendidi corpi femminili in bikini, sull'elezione di miss spiaggia e su un accenno di lovestory fallita tra baywatchers. L'unica a salvarsi, nella recitazione, è la seducente Sarah Lieving, ovvero l'investigatrice con tesserino falso (è stata licenziata dai suoi capi, ma agisce ugualmente e si guadagna pure una sontuosa mazzetta dai petrolieri per chiudere un occhio): decisa, tranchante ma con le sue debolezze, sarebbe anche un bel personaggio, in mezzo a tanta pena, e non è male nemmeno il suo rapporto con lo stanco skipper che accetta di accompagnarla nelle indagini e nella caccia al temibile pescecane. Ma è tutto talmente approssimativo, nella sceneggiatura, che riesce difficile poter apprezzare anche le fasi meno tirate via. Ad ogni modo i molteplici attacchi del supershark, che si approssima alle sue vittime ruggendo e se le mangia in un sol boccone (viste le dimensioni della bocca) un minimo di soddisfazione la danno, nonostante effetti digitali pessimi; anzi, forse proprio per quello, perché non si può non sghignazzare di fronte alla lotta tra il suddetto e un carrarmato (nientemeno), che in un faccia a faccia sulla spiaggia non riesce a centrare l'obiettivo manco quando è inerme, fermo a due metri di distanza. E come commentare poi il jet abbrancato in volo mentre passa sul mare, distrutto dopo un supersalto del nostro squalo di chissà quanti metri? E' chiaro che la verosimiglianza non viene considerata una qualità, in film così, e il finale con bomba che esplode a due passi da chi se ne esce dal boom con tutti i vestiti stracciati sa più di Wile Coyote che di cinema... Giusto per farsi qualche risata (c'è anche il brano musicale “Supershark” cantato in un paio di occasioni, per gli appassionati) e occhieggiare belle figliole in tanga. La solitamente immancabile festa in mare da svolgersi anche a costo di non dire niente a nessuno del pericolo viene solo annunciata, perché il tutto si chiude in anticipo sui tempi.
il DAVINOTTI