Cerca per genere
Attori/registi più presenti

SIMON BIRCH

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/10/15 DAL DAVINOTTI
Simon Birch (Smith) è piccolo, più piccolo di tutti: a 12 anni è alto la metà degli altri, cammina male ma è convinto che Dio l'abbia fatto nascere così con uno scopo preciso, quello di farlo diventare un eroe. A ricordare la storia dello sfortunato Simon è il suo migliore amico del tempo, Joe (Mazzello da giovane, Carrey da adulto), che fermo di fronte alla sua tomba apre un flashback lungo quanto l'intero film. E' il 1964 e Joe, che vive con la madre (Judd) senza sapere chi sia il padre (lei non gliel'ha mai voluto dire), si affeziona al piccolo Simon Birch stabilendo con lui una profonda amicizia, che li porta a condividere le giornate a scuola e fuori, i primi studi e la vita alla parrocchia, sulla quale ci si sofferma più che altrove. Costantemente ossessionato dall'idea di far parte di un grande disegno ancora imperscrutabile, Simon tende a sfibrare chi deve occuparsi della sua educazione, alla quale i suoi genitori hanno rinunciato da tempo. Eppure è dolce, sincero, gioviale e pacifico; un giorno, però, una tragica fatalità porta la palla da baseball che per la prima volta con la mazza riesce a colpire a finire dall'alto sulla testa della madre di Joe, uccidendola. Per lui è un colpo: non era solo la madre del suo migliore amico ma anche la persona che più amava al mondo e che l'aveva quasi adottato. I due ragazzini impiegheranno del tempo per riprendersi, ma il destino è ancora in agguato... A metà tra la commedia e il dramma, raccontato con gusto e misura, il film di Mark Steven Johnson (da lui anche sceneggiato a partire da un romanzo di John Irving) colpisce per l'intensità della recitazione di Ian Michael Smith, alla sua unica prova cinematografica. Con il coprotagonista Joseph Mazzello tratteggiano le figure di due ragazzi ai margini ma non ribelli, semplicemente consci di un'esistenza al momento “diversa”. Lo si vede da come si comportano a scuola, in chiesa dove si allestisce la recita di Natale in cui Simon dovrà inevitabilmente interpretare il bambin Gesù (viste le dimensioni). Sono molte le occasioni in cui si stabilisce tra i due una complicità che diventa l'essenza stessa del film, come quando Joe si mette in testa, morta la madre, di trovare il padre ad ogni costo con l'aiuto dell'amico. Bello anche il rapporto (inizialmente di ovvia diffidenza) che s'instaura tra Joe e colui che era destinato a diventare probabilmente il suo patrigno (Platt). Insomma, un film maturo e di un certo spessore. Un po' sdolcinato e non troppo originale, se vogliamo, ma toccante e ben realizzato. Jim Carrey appare brevemente all'inizio e alla fine del film ma non lascia gran tracce, limitandosi a sospirare e sorridere di fronte alla tomba dell'amico scomparso (prima di venir richiamato in auto da suo figlio).
il DAVINOTTI