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CENTO E UNA NOTTE

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Cento e una notte
Titolo originale:Les cent et une nuits de Simon Cinéma
Dati:Anno: 1995Genere: commedia (colore)
Regia:Agnès Varda
Cast:Michel Piccoli, Marcello Mastroianni, Henri Garcin, Julie Gayet, Mathieu Demy, Emmanuel Salinger, Anouk Aimée, Fanny Ardant, Jean-Paul Belmondo, Romane Bohringer, Sandrine Bonnaire, Jean-Claude Brialy, Alain Delon, Catherine Deneuve, Robert De Niro, Gérard Depardieu, Harrison Ford, Gina Lollobrigida, Jeanne Moreau, Hanna Schygulla, Jane Birkin, Stephen Dorff, Andréa Ferréol, Isabelle Adjani, Daniel Auteuil, Clint Eastwood, Virna Lisi, Marina Castelnuovo
Note:Aka "Le cento e una notte", "Le 100 e una notte", "Le cento e una notte (di Simon Cinéma)".
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 6/6/15 DAL DAVINOTTI
Stucchevolissimo coacervo di citazioni e omaggi cinematografici di ogni tipo, girato per il Centenario dell'invenzione dei Lumière e fitto di injokes e continui interscambi tra realtà e finzione. C'è chi recita nella parte di se stesso (quasi tutte le star, presenti in gran numero), chi nel ruolo di sosia (Marina Castelnuovo rifà Liz Taylor), chi un po' in tutte e due (lo stesso protagonista o Mastroianni, presentato come l'amico italiano ma anche come l'attore dei film di Fellini)... Un gioco di rimandi che dovrebbe sollazzare il cinefilo colto ma che a ben vedere risulta solo un divertissement di nessuna consistenza, frivolo quanto monotono. Si parte da una ragazza (Gayet) che raggiunge nella sua enorme villa Simon Cinéma (Piccoli), un centenario che ne ha richiesta la compagnia per far fare “aerobica” alla propria memoria. Così lei non manca di profondersi in citazioni sulla settima arte - inevitabilmente sbilanciate sul versante francese, vista l'origine del film – passando da un Welles a un Godard mentre di tanto in tanto i dialoghi vengono interrotti da spezzoni tratti dalle pellicole di cui si parla o dall'entrata in scena di attori destinati a interagire col padrone di casa. Se con Mastroianni i due si divertiranno a contendersi il merito della prima inquadratura di un uomo in vasca con cappello (ma i film incriminati, OTTO E MEZZO e IL DISPREZZO, sono dello stesso anno), con Depardieu si discorre di quanto volte entrambi si siano ritrovati a morire ripetutamente sui set. La giovane ascolta o se ne va per tornare dal suo ragazzo, impegnato con amici a girare un film amatoriale (anche qui gli sproloqui citazionistici tra aspiranti registi si sprecano). Il filo logico viene continuamente interrotto, stravolto, mentre gli scenografi si impegnano a cambiare le fotografie che compongono i fondali tentando di aumentare l'effetto straniante al quale punta l'intero film. Obiettivo raggiunto? Forse, ma al prezzo di una sterilità d'insieme che sembra svilire il valore e l'importanza dell'invenzione dei Lumière, ridotta quasi a gioco a quiz o a fonte di gag di dubbio gusto (gli stessi Lumière sono presenti idealmente sul set interpretati da due “sosia” ricoperti di lampadine!). Capirai che goia vedere De Niro e la Deneuve su una barchetta nello stagno... Un cinema che si specchia in se stesso come Narciso e che non ottiene risultati molto diversi da quelli che già sortirono la morte del cacciatore greco. Al contrario per fortuna il cinema è ancora vivo, ma non certo grazie a questo film.
il DAVINOTTI