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THE NEW AGE - NUOVE TENDENZE

All'interno del forum, per questo film:
The new age - Nuove tendenze
Titolo originale:The new age
Dati:Anno: 1994Genere: drammatico (colore)
Regia:Michael Tolkin
Cast:Peter Weller, Judy Davis, Patrick Bauchau, Samuel L. Jackson, Rachel Rosenthal, Adam West
Visite:272
Filmati:
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
È la filosofia di fine millennio, l'Eden spirituale accessibile a tutti, il rifugio intimo entro cui si rifugiano le generazioni deluse o stritolate dall’edonismo. Peter Weller e Judy Davis ne rappresentano due esemplari perfetti: coppia di successo ritrovatasi improvvisamente senza lavoro, si consulta con un guru new age (Patrick Bauchau) e decide di aprire un negozio di abbigliamento ultrasnob, che chiamano “Hypocratia”: inizialmente gli affari sembrerebbero andare bene, ma... Michael Tolkin (l’autore de I PROTAGONISTI di Altman) scrive e dirige un film freddissimo come il viso scultoreo del protagonista, un Peter Weller senza dubbio perfetto per il ruolo. Un film in cui a dominare sono gli spazi vuoti e gli oggetti inanimati, il gioco di luci e ombre visualizzato nei contrasti, marcati, evidenziati dalla bella fotografia di John Campbell. Ma soprattutto fondamentali sono ovviamente le musiche di Mark Mothersbaugh, che avvolgono le immagini patinate in un bozzolo di “sospensione spirituale” insolito. Il risultato è un'opera molto al passo coi tempi, vuota come non potrebbe essere altrimenti; uno sguardo sull’incredibile realtà della “cultura” new age, spesso in mano a sedicenti santoni che approfittano dello sbarellamento altrui per arricchirsi. E le conclusioni di Tolkin sono chiare: l'aderenza al fenomeno è solo stilistica, perché poi l'analisi vera è impietosa. Al di là però di un’operazione interessante, confezionata con buona professionalità e non scevra di spunti originali, resta un film piuttosto pretenzioso, registicamente povero e non proprio convincente, anche per colpa di una sceneggiatura piatta, adagiata su modelli preesistenti.
il DAVINOTTI

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Kanon 4/9/11 23:11 - 589 commenti

Lo yuppie si ritrova improvvisamente spaesato e cerca un centro di gravità permanente. Ovviamente a modo suo, azzardando una ritrovata interiorità riacquisita con una sfrontata dose di materialismo: dopotutto, vive nella costellazione delle 50 stelle e gli astri si sa, influenzano gli umori. Materia inconciliabile che scaturisce in ancora più caos non sempre generante stelle danzanti. Parabola Nietzschiana sul rimedio che è peggio del male, poiché l'affannosa ricerca di sicurezza artificiale causa paura, vuoto e dubbio. Vivete con la domanda.
I gusti di Kanon (Commedia - Fantascienza - Thriller)