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AMERICAN ME - RABBIA DI VIVERE

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
Edward James Olson (il tenente Castillo di MIAMI VICE) passa alla regia e stupisce con un gangster movie diretto con grande competenza, sviluppato - come spesso accade - attraverso l'arco di una vita: quella di Santana (Olson stesso), voce narrante e narcotrafficante di pochissime parole. Dalla sua adolescenza con le bande messicane a Los Angeles al lungo periodo trascorso in riformatorio prima e in prigione poi, sempre affiancato dall'amico e compagno di vita J.D. (William Forsythe). Una vita passata alla disperata ricerca del "rispetto", primo segno di forza di ogni gangster degno di questo nome. La prima parte, in detenzione, è la migliore (escluso lo straziante, eccellente epilogo), quella in cui Olson regista mostra la perizia maggiore soprattutto nella scelta delle musiche (Ike & Tina Turner, gli Animals di "Don't Let Me be Misunderstood", i Los Lobos...), che si fondono con le immagini in modo straordinario e ci regalano un affresco carcerario di grande impatto. Quindi, dall'uscita in poi, tutto rientra nei canoni classici del genere con poche varianti, il racconto si sfilaccia e si avverte una certa stanchezza anche nell'impostazione registica. Olson attore è comunque bravo (pure se esagera nel ricercare con ossessione pose da duro alla Clint Eastwood) e la storia regge. Il tentativo di dare al film un ampio respiro è evidente (e infatti si superano le due ore) e la sceneggiatura di Floyd Mutrux (anche autore del soggetto) e Desmond Nakano saccheggia dal repertorio di Scorsese et similia cercando di puntare al successo di critica, la quale però si è accorta del "trucco".
il DAVINOTTI