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RE LEAR

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Re Lear
Titolo originale:King Lear
Dati:Anno: 1987Genere: drammatico (colore)
Regia:Jean-Luc Godard
Cast:Woody Allen (n.c.), Freddy Buache (n.c.), Leos Carax (n.c.), Julie Delpy (n.c.), Jean-Luc Godard (n.c.), Suzanne Lanza (n.c.), Kate Mailer (n.c.), Norman Mailer (n.c.), Burgess Meredith (n.c.), MichŔle PÚtin (n.c.), Molly Ringwald (n.c.), Peter Sellars (n.c.)
Note:Film prodotto dalla Cannon di Golan & Globus, che non distribuý il film nelle sale ritenendosi insoddisfatta e anzi sbeffeggiata dal lavoro di Godard. In Italia Ŕ uscito in VHS e passato pi¨ volte negli anni '90 sul circuito Odeon Tv.
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 16/4/12 DAL BENEMERITO GI¨AN POI DAVINOTTATO IL GIORNO 21/11/13
Che sia un film verbosissimo lo si capisce fin dall'inizio, quando una voce si sovrappone ai titoli di testa pontificando sulla complessa gestazione del film stesso. Il trionfo del metacinema, al quale si aggiunge tuttavia la ben nota vocazione sperimentale di Godard, che sembra disgiungere immagini a testo, o usare le immagini per mostrare non necessariamente ci˛ che il testo esprime. Inutile cercare una vera trama, al di lÓ del peregrinare di tale William Shakespeare Jr. V (Peter Sellers), sulle tracce delle opere firmate dal suo celebre antenato. Gli accostamenti all'opera del bardo di Stratford upon Avon sono molto labili e pretestuosi e ci˛ a cui andiamo incontro Ŕ soprattutto un torrente in piena di parole e parole, il cui significato e il legame profondo alla storia resta ambiguo. Godard si presenta in scena sotto una parrucca di fili elettronici, Woody Allen fa uno stranito cameo nei panni di un montatore non certo loquace, il cui nome risulta essere mister Alien (!). Si aggira anche lui per il set dando l'impressione di non saper bene che ci sta a fare, mentre intorno a lui voci e personaggi riempiono i silenzi. Decisamente non un film per tutti, a tratti affascinante per il suo minimalismo ma troppo ermetico e sprezzante; nel suo incedere lento e mistico si ripete sfibrando e giÓ dopo un quarto d'ora o si Ŕ molto vicini alla poetica di Godard o si rischia l'abbiocco...
il DAVINOTTI

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Gi¨an 16/4/12 10:10 - 2651 commenti

Nel post-Chernobyl tutto sarÓ ricostruibile tranne la cultura. ╚ l'assunto da cui parte questo indescrivibile brogliaccio di Godard, che pure contiene lampi del suo incoercibile genio. Scritto, girato e pensato contro i produttori (la commercialissima Cannon), collaziona al solito materiali eterogenei (compresa la voce dello scrittore Mailer, fuggito con la figlia dal set al primo giorno di riprese), per una speculazione apocalittica sulla fine dell'umanesimo. Frammentario e scriteriato, ha un suo fascino quando (stra) parla di cinema, immagine e montaggio.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Gli improponibili costumi post atomici, a cominciar da quelli di Godard; Allen, nel breve cameo del montatore con ago e filo; Le foto di Pasolini, Truffaut.
I gusti di Gi¨an (Commedia - Horror - Thriller)