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SINBAD DEI SETTE MARI

All'interno del forum, per questo film:
Sinbad dei sette mari
Titolo originale:Sinbad of the Seven Seas
Dati:Anno: 1989Genere: fantastico (colore)
Regia:Enzo G. Castellari, Tim Kincaid, Luigi Cozzi (n.c.)
Cast:Lou Ferrigno, John Steiner, Roland Wybenga, Alessandra Martines, Ennio Girolami, Yehuda Efroni, Leo Gullotta, Romano Puppo, Hal Yamanouchi, Massimo Vanni, Stefania Girolami Goodwin, Giada Cozzi, Donald Hodson
Note:Aka "Sinbad of the seven seas" ma non "Simbad dei 7 mari".
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/7/09 DAL BENEMERITO SUPPAMAN POI DAVINOTTATO IL GIORNO 8/9/15
Produzione Cannon per un film fantastico visivamente ricco ma per nulla interessante. Nonostante sia diretto da un regista valido come Castellari è solo un tronfio ricettacolo di luoghi comuni del genere che riprende con scarsa vena idee e situazioni da peplum d'altri tempi. Una favola in piena regola, letta da una madre (Daria Nicolodi) alla figlia (Giada Cozzi) che l'ascolta a letto. Siamo nell'immaginaria città di Bassora, dove il malefico Jaffar (Steiner) ha ipnotizzato il califfo, catturato la splendida principessa Alina (Alessandra Martines) e spedito quattro delle cinque gemme che garantiscono la prosperità della città in luoghi tenebrosi e pericolosi: solo recuperandole, il potere del malefico mago potrà essere combattuto. Ci penserà Sinbad (Ferrigno), da poco tornato in città e subito costretto a ripartirne insieme al suo “team”: un samurai (Yamanouchi), un vichingo con tanto di martello (Enio Girolami), un nano (Hubbert), un greco (Efroni) e il principe Alì (Wybenga), promesso sposo di Alina rimastoci malissimo per le nozze apparentemente in fumo. Grazie ai consigli di un oracolo Sinbad saprà dove volgere la prua della sua imbarcazione. La prima gemma è custodita da un colosso di pietra (di chiara eco baviana), la seconda dalle Amazzoni (di cui il fessacchiotto eroe s'innamorerà subito), la terza dal Re Fantasma sull'isola dei morti (dove il nostro si separerà dai suoi compagni) e l'ultima da un mostro verde schifoso e limaccioso che spara laser dalle mani, su un'isola dove ad aiutarlo troverà la bella Kira (Stefania Girolami Goodwyn) e suo padre Nadir (Leo Gullotta), che straparla in una lingua incomprensibile e che con lui salirà su un pallone aerostatico grazie al quale il gruppo si ricongiungerà agli amici in barca. Il ritorno a Bassora vedrà la lotta finale con Jaffar, che gli lancerà contro un Sinbad-clone. Ma finirà bene, naturalmente... Film simili necessitano di ambientazioni meno solari e banali per colpire (si pensi al Bava del capolavoro ERCOLE AL CENTRO DELLA TERRA, per esempio); nonostante i morti viventi con le loro armature vuote ripresi al ralenti da un Castellari che sfrutta la tecnica preferita nel momento per lui evidentemente più significativo o qualche altro discreto effetto (non certo quelli dei laser, insopportabili e datatissimi), il film non riesce mai ad affascinare. Colpa anche di un cast mediocre, con un Ferrigno inespressivo promosso protagonista, un John Steiner teatrale come non mai, sopra le righe in ogni scena (sgrana gli occhi, spara luci, gesticola ridicolmente), caratteristi anonimi e solo la regale bellezza di Alessandra Martines a far risplendere il film con la sua comparsa. Ma la ingabbiano presto e la lasciano lì, lasciando spazio a zuffe insignificanti (mal sfruttati pure i piranha), alla culturista Teagan Clive come maga aiutante di Jaffar (fuori ruolo a dir poco), ai biascicamenti di Gullotta con baffi bizantini e a paccottiglia che solo qua e là il buon Castellari riesce a valorizzare grazie a un mestiere indubbio. Buone invece le scenografie naturali, che almeno donano un minimo di consistenza al fantastico mondo ideato (così spiega la dicitura pre-titoli di testa, ma di contatti veri non se ne vedono) da Edgar Allan Poe. Pedanti le intrusioni narrate della Nicolodi e della piccola Cozzi.
il DAVINOTTI

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Suppaman 4/7/09 15:51 - 62 commenti

Originariamente previsto in 4 puntate televisive per la regia di Castellari, dopo il fallimento della Cannon venne rimaneggiato da Tim Kincaid e Luigi Cozzi e trasformato in un trashone di un'ora e mezza (con in aggiunta la voce narrante di Daria Nicolodi). Lou Ferrigno è poco credibile nei panni di Sinbad e il resto del cast, che comprende diversi attori del cinema di genere italiano, non è da meno.
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