DISCUSSIONE GENERALE di Il clan dei Barker (1970)

DISCUSSIONE GENERALE

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  • Schramm • 19/03/18 17:48
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    conosci i barker? Abbaiano!

    calembour che si perde del tutto così tradotto. oltre a contrassegnare i verbi latrare e abbaiare, bark significa anche imbrogliare. davvero bello, anche se sul versante crime ho preferito il corman che fece strage il 14 febbraio. questo parte da lasciare a bocca spalancata ma in zona centrale fino alla pre-conclusione tende ad appallottollarsi (complice anche un doppiaggio un po' smorzante), per poi impennare di nuovo sul gran finale.
    Ultima modifica: 20/03/18 13:56 da Schramm
  • Buiomega71 • 19/03/18 19:07
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    Per me è il miglior parto cormaniano (insieme al bizzarro e folle Gassssss, guarda caso coevo e figlio dei SELVAGGI e del SERPENTE DI FUOCO)

    Finalmente il buon Roger si scrolla di dosso drappi rossi, ragnatele, castelli, atmosfere e olezzi gotici, Poe e compagnia bella (con antipasto del massacro del giorno di San Valentino e uscendo dallo stallo della controcultura hippie dei suoi trascorsi allucinogeni) e sforna uno dei gangster movie più feroci e anarchici mai girati (che se la gioca con il Penn di Bonnie & Clyde e con l'Aldrich di Grissom Gang-che, per quanto mi riguarda, è l'apoteosi del genere)

    Plauso per il belluino Don Stroud (che per Corman abbatterà il barone rosso), violento picchiatore senza remore (che mette in ombra pure un imberbe De Niro)

    L'incipit con la piccola Mà Barker che tenta di sfuggire alle grinfie stupresche parentali (con reminiscenze horror country) è tra le cose più belle girate dal grande Roger

    Avercene
    Ultima modifica: 19/03/18 23:54 da Buiomega71
  • Schramm • 24/03/18 12:41
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    gasss lo sto rincorrendo da un decennio ma purtroppo ancora niente conguaglio. del corman extra-poe ho un ricordo fiammante dell'incredibile il serpente di fuoco, che rivedrei volentieri e che temo non ti abbia fatto morire d’entusiasmo…

    barker: il cast è da urlo, ma così doppiato sospendo parzialmente il giudizio. ad aggravarlo (ma tirando le fila rimarrei comunque su un *** abbondantissimo), l'averlo ahimè visto per cause di forza maggiore in due tranche distinte lontane tra loro una settimana. non perché non mi stesse convincendo (tutt'altro: la prima mezzora è da saluto militare, ed è tutta fascinazione l’anamnesi dell’io narrante avviluppata al repertoriato storico: la grande madre e la grande storia in un unico corpo – mi è addirittura venuto alla mente eschilo) ma perché non ho proprio potuto fare altrimenti. è stato come andare al cinema due volte al mese per vedere il primo e il secondo tempo dello stesso film. ma anche laddove non mi ha pienamente coinvolto o affascinato e mi è parso esserci uno sfiato tensivo e di appallottolamento narrativo, emergono comunque una corposità, una granulosità e una muscolarità non comuni che in tutto il cinema venuto molto dopo –come anche in buona parte di quello coevo a questo- si riscontra a sprazzi in casi sporadici e vieppiù rari.

    nel vederlo mi sono scattati riverberi forse non del tutto arbitrari di molti titoli distanti tra loro e anche da questo, che son partiti da boorman (le ambientazioni, il savaging) per arrivare a kaufman (la matrona manipolatrice coi figli buzzurri e fuori da ogni grazia di dio) passando per hill (la paludosità di alcuni squarci, la brezza nequittosa che ci accarezza il volto)- e nel vedere stroud nei credits ho da subito faticato a cercare di spogliarlo dai paramenti e dai ricordi de un violento weekend di terrore. invano, perché evidentemente fruet deve averlo rimodellato con un occhio a corman...
  • Schramm • 22/07/18 17:28
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    Alvin Karpis, facente parte della banda cui il film si ispira, fu compagno di cella ancorché trainer musicale di Charles Manson, cui insegnò a suonare la chitarra.
    Ultima modifica: 22/07/18 18:02 da Schramm