DISCUSSIONE GENERALE di Django unchained (2012)

DISCUSSIONE GENERALE

  • Rebis • 13/06/15 11:21
    Comunicazione esterna - 4289 interventi
    Beh, sì, come intrattenimento di qualità è imbattibile.
  • Didda23 • 13/06/15 12:29
    Comunicazione esterna - 5713 interventi
    Beh, poi bisogna capire che si intende per intrattenimento di qualità...
  • Rebis • 13/06/15 14:00
    Comunicazione esterna - 4289 interventi
    Intendo un film che dà un grande soddisfacimento epidermico, godurioso ma momentaneo, quindi volatile, non persistente, e che non offere significativi spunti di riflessione quanto a temi o innovazioni tecnico-stilistiche.
    Ultima modifica: 13/06/15 14:04 da Rebis
  • Graf • 13/06/15 14:43
    Call center Davinotti - 916 interventi
    Forse non mi sono spiegato bene; Tarantino, dicendo che fosse una combinazione malsana di violenza, sangue e comicità, parlava del suo cinema in generale, non di questo film in particolare....
    Ultima modifica: 13/06/15 17:43 da Graf
  • Zender • 13/06/15 16:44
    Consigliere - 43831 interventi
    Allora era meglio il davibook per le cose generiche, Graf :)
    Ultima modifica: 13/06/15 16:44 da Zender
  • Capannelle • 24/12/15 12:02
    Scrivano - 2494 interventi
    Sto rivalutando il pezzo musicale di Morricone/Elisa e dico che la colonna sonora del film è parte integrante del mio voto (destinato a salire): ieri ho visto gli h8ful eight ed è un passo indietro rispetto a questo e BSG.
    Ultima modifica: 24/12/15 13:05 da Capannelle
  • Daniela • 24/12/15 12:43
    Consigliere massimo - 5023 interventi
    Capannelle ebbe a dire: ieri ho visto gli h8ful eight ed è un passo indietro rispetto a questo e BSG. ... non me lo dire, mi ammosci le aspettative, già alte per ogni film di T. ma qui ancora più elevate per lo spettacolare look baffuto di Kurt Russell :o(
  • Alex75 • 24/10/16 17:38
    Call center Davinotti - 595 interventi
    L'ho visto solo di recente, quasi da agnostico (di Tarantino avevo visto solo "Pulp Fiction", quindici anni fa, quindi non posso far confronti). Mi ha divertito, anche se certe soluzioni "sovversive" mi hanno lasciato perplesso (penso in particolare ad alcune scelte musicali che mi sono parse fuori luogo, ma sapendo chi è Tarantino ho chiuso un occhio e un orecchio), così come mi è sembrato che il film perdesse molto senza Waltz (e infatti l'ultima parte mi è parsa eccessivamente stiracchiata e fracassona, come se Tarantino non volesse far sentire la mancanza del mattatore), tanto più che ho trovato abbastanza dimenticabile la prova e il personaggio di Jamie Foxx. Sostanzialmente, un buon prodotto d'evasione con qualche spunto di critica sociale e storica (la rappresentazione degli schiavisti, nella loro ignoranza e brutalità, è davvero spietata), da prendere come tale (E lo stesso Tarantino non si prende troppo sul serio, o almeno dà quest'impressione di volersi divertire e far divertire lo spettatore con lui). Ho molto apprezzato l'intervento di Buio, che dimostra una conoscenza del cinema e una passione non comuni.
    Ultima modifica: 24/10/16 17:39 da Alex75
  • Buiomega71 • 24/10/16 19:27
    Pianificazione e progetti - 21689 interventi
    Alex75 ebbe a dire: L'ho visto solo di recente, quasi da agnostico (di Tarantino avevo visto solo "Pulp Fiction", quindici anni fa, quindi non posso far confronti). Mi ha divertito, anche se certe soluzioni "sovversive" mi hanno lasciato perplesso (penso in particolare ad alcune scelte musicali che mi sono parse fuori luogo, ma sapendo chi è Tarantino ho chiuso un occhio e un orecchio), così come mi è sembrato che il film perdesse molto senza Waltz (e infatti l'ultima parte mi è parsa eccessivamente stiracchiata e fracassona, come se Tarantino non volesse far sentire la mancanza del mattatore), tanto più che ho trovato abbastanza dimenticabile la prova e il personaggio di Jamie Foxx. Sostanzialmente, un buon prodotto d'evasione con qualche spunto di critica sociale e storica (la rappresentazione degli schiavisti, nella loro ignoranza e brutalità, è davvero spietata), da prendere come tale (E lo stesso Tarantino non si prende troppo sul serio, o almeno dà quest'impressione di volersi divertire e far divertire lo spettatore con lui). Ho molto apprezzato l'intervento di Buio, che dimostra una conoscenza del cinema e una passione non comuni. Grazie Alex, davvero gentile. E apprezzo i tuoi interventi non banali e ben descritti
  • Lodger • 1/02/19 09:41
    Magazziniere - 1440 interventi
    Quella volta sul set di Django: “Io, sequestrato da Tarantino” (La Stampa 31/01/2019 - Fabrizio Accatino) Il suo nome è leggenda, e tra pochi giorni lo sarà ancora di più. Il prossimo 17 febbraio Franco Nero riceverà dalle mani di Quentin Tarantino l’Hollywood Legend Award, al Dolby Theatre di Los Angeles, la sala della grande cerimonia degli Oscar. L’ultimo passaggio pubblico dell’attore nel nostro paese prima della grande onorificenza sarà domani alle 10, 45, a Torino, all’Accademia Albertina delle Belle Arti (in via Accademia Albertina 6). In quell’occasione riceverà il titolo di Accademico d’Onore. Un riconoscimento che arricchirà il palmares dell’attore, oggi 77enne, che nel corso della carriera ha vinto un David di Donatello e un Golden Globe. Lei è partito da un quartiere di Parma, San Lazzaro, ed è arrivato a Hollywood. Che strada ha fatto? «Quella della gavetta. E sono partito da lontano. A 7 anni mi proposi volontario per la recita di classe di «I ragazzi della via Pál», a 17 organizzavo show per studenti. Avevo anche una piccola band, gli Hurricane. Parma era una piazza piccola e la gente spesso mi chiedeva dove volevo andare. “Lo vedrete”, rispondevo a tutti». Poi arrivò Roma. «Per guadagnarmi da vivere andai a fare tirocinio come aiuto di un fotografo, in via Margutta. Un giorno compare in studio l’addetto al casting di John Huston, che stava cercando un attore per il ruolo di Abele nella Bibbia. Ne seguì un provino sui generis, in mutande nella stanza d’albergo del regista. Dopo qualche giorno arrivò la telefonata che mi cambiò la vita». La produzione voleva al suo posto Paul Newman o Marlon Brando. «Huston fece le barricate con De Laurentiis per avere me nel film. Non solo. Mi suggerì di studiare l’inglese, perché - diceva - questo mi avrebbe aperto le porte di Hollywood. Poi una sera a cena con il regista Joshua Logan fece il mio nome per Lancillotto, nell’adattamento cinematografico del musical «Camelot». L’altro ruolo chiave della mia carriera». Proprio sul set di «Camelot» lei conobbe la sua futura moglie, Vanessa Redgrave. Che cosa ha rappresentato e rappresenta nella sua vita? «È una grandissima donna e forse la più grande attrice del mondo, a detta di molti. Non è una donna facile. Abbiamo litigato, ci siamo separati, riuniti, sposati. Un mezzo secolo insieme piuttosto travagliato, ma ci ha salvati il rispetto reciproco». Lei è stato diretto da maestri del cinema come De Sica, Petri, Buñuel, Bondaruk, Bellocchio, Chabrol, Fassbinder. Di chi conserva un ricordo migliore? «Di Buñuel. Era un uomo eccezionale, con un gran sense of humor. Mi voleva bene. «Caro, scordati che io ti chiami con il tuo nome di battesimo», mi disse la prima volta che ci incontrammo. «Franco è il dittatore. Tu per me sarai sempre Nero». Anche Fassbinder era speciale e anche lui mi adorava. Dopo «Querelle de Brest», in un bar di Berlino firmammo un contratto su un tovagliolo di carta, in cui ci impegnavamo a girare altri tre film insieme. Purtroppo morì poco dopo». Tanto cinema d’autore, ma è stato il pistolero di uno spaghetti western a consegnarla alla fama internazionale. «Sul finire degli anni Sessanta si creò una vera e propria Django-mania. Per qualche anno sui manifesti giapponesi dei miei film nel cast c’era scritto «Django» anziché «Franco Nero». Quando nel 1968 girai «Il giorno della civetta», tratto da Sciascia, il film uscì in Germania con il titolo «Django in the Mafia». Quello è un film che non muore mai». Tra i fan di «Django» c’è ovviamente Quentin Tarantino, che l’ha voluta in un cameo nel suo remake del 2012. «Mi disse subito che era un mio fan e che conosceva e possedeva tutti i miei film. Non bluffava, di ognuno conosceva a memoria musica e battute. Per girare quei 45 secondi mi sequestrò, letteralmente. Rimasi sul set per un mese. Arrivò ad affittare un cinema per proiettare al resto del cast il «Django» originale. Un folle, ma con lui mi sono davvero divertito». Com’è cambiato il cinema italiano negli ultimi trent’anni? «Oggi nel nostro paese o fai parte di qualche clan o non lavori. E non si può fare cinema senza i soldi delle televisioni. Ora a comandare sono i funzionari Rai, Mediaset e del Ministero, che intervengono addirittura sulle sceneggiature. Avendo io lavorato nel cinema, quello vero, questo non mi interessa». Fonte: https://www.lastampa.it/2019/01/31/cronaca/quella-volta-sul-set-di-django-io-sequestrato-da-tarantino-haKKsekm7gfa8uwvxEm2UK/pagina.html
    Ultima modifica: 1/02/19 16:38 da Lodger
  • Raremirko • 1/02/19 22:14
    Addetto riparazione hardware - 3441 interventi
    Complimenti Lodger, post interessante.