Zero effect

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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

La trama è intrigante, originale, i personaggi ben delineati e ovviamente non può che affascinare, questo detective perspicace quanto e più di Sherlock Holmes. Anche l'intreccio da svelare è insolito nella sua soluzione, eppure il film - che parte al meglio con un Ben Stiller perfetto nel ruolo dell'intermediario - non riesce a sviluppare come dovrebbe le ottime premesse. Principalmente per colpa di una regia fiacca, per una verbosità eccessiva e per l'incapacità di dare la necessaria chiarezza a una trama tanto intricata. D'altra parte Jake Kasdan è prima produttore che regista, e si vede. Tutto parte con un ricco uomo d'affari (O'Neal) che contatta un detective straordinario quanto singolare, Daryl Zero (Pullman). Questi però non si...Leggi tutto presenta mai in pubblico e delega ogni rapporto col cliente al suo fondamentale braccio destro, Steve Arlo (Stiller), cui spetta il compito di magnificare le lodi del suo datore di lavoro per convincere chi deve a pagare il giusto. D'altra parte son soldi spesi bene, perché il fiuto e la capacità di osservazione di Zero sono davvero fuori dal comune: il perseguitato chiede di rintracciare chi lo ricatta e il nome arriva prestissimo; ma Zero non si accontenta, vuole conoscere il movente e capire dove sia finita la chiave di un deposito che l'uomo dice di aver perso. Quello che riuscirà a scoprire ha dell'incredibile e ci verrà svelato dalla sua stessa voce fuori campo, da narratore in puro stile noir: seduto davanti al suo computer sta infatti scrivendo una sorta di autobiografia in cui illustrerà le proprie tecniche deduttive. La partenza è ottima, come detto, e fa subito godere delle qualità di un soggetto valido: in un montaggio alternato Arlo descrive al cliente le incredibili doti del suo principale mentre al bar ne sottolinea a un amico la misantropia e l'incapacità di condurre una vita normale. Si capirà tuttavia presto che la figura di Stiller è fondamentalmente secondaria e la scena la ruba Pullman, probabilmente non del tutto azzeccato per il ruolo (benché non demeriti). Molte sottigliezze però si perdono per strada, infilate rozzamente in una sceneggiatura caotica che salta qualche passaggio chiave di troppo. Se si considera che la regia tende presto ad ammazzare il ritmo, che la voce off si fa invadente e che la coprotagonista femminile è decisamente anonima si capirà perché, superata la prima metà, la visione diventi difficoltosa e non si riesca più a recuperare la sensazione di piacevole sorpresa provata nelle prime fasi. Finisce che la pur ingegnosa soluzione del tutto rientrerà in una piattezza destinata a condurci senza alcuna scossa rivitalizzante ai titoli di coda.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/01/16 DAL BENEMERITO PINHEAD80 POI DAVINOTTATO IL GIORNO 20/12/17
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Pinhead80 4/01/16 18:25 - 3887 commenti

I gusti di Pinhead80

Un losco uomo d'affari chiede aiuto al miglior detective sulla piazza affinché lo aiuti a risolvere una questione spinosa. Stranissimo film che risulta essere una variante grottesca e a tratti comica del genere poliziesco. Non tutto funziona come dovrebbe ma ci si accontenta del fatto che i personaggi vengano in qualche modo approfonditi durante il film. C'è spazio per il divertimento ma anche per una sorta di lavoro introspettivo dei personaggi che maturano con il proseguire dell'opera. Vale la pena darci un'occhiata.

Daniela 27/07/19 08:44 - 9206 commenti

I gusti di Daniela

Detective bizzarramente geniale che non ha contatti con i suoi clienti se non attraverso il suo factotum riceve da un ricco uomo d'affari un incarico in apparenza semplice: ritrovare un mazzo di chiavi rubato... Giallo investigativo vagamente ispirato ad una delle avventure di Sherlock Holmes (Uno scandalo in Boemia) che parte bene, stuzzicando la curiosità, ma si incarta strada facendo a causa di sceneggiatura dispersiva. Se a questo si aggiungono una regia senza guizzi e prestazioni altalenanti del cast, ecco il classico bicchiere a metà.
MEMORABILE: La sequenza alternata in cui Stiller da una parta elenca tutti i pregi del suo datore di lavoro, dall'altra ne descrive la misantropia
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