Zabriskie Point

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Zabriskie Point
Anno: 1970
Genere: drammatico (colore)
Note: I Pink Floyd avevano composto l'intera colonna sonora del film, ma Antonioni ne scelse solo tre pezzi, commissionando ad altri artisti altri brani.
Numero commenti presenti: 30
Papiro: elettronico
APPROFONDIMENTI: Le canzoni dei Pink Floyd

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Controverso inno antonioniano alla libertà, racconta a suo modo le avventure di due giovani volutamente poco identificati che s'incontrano per caso mentre lui (Frechette) sorvola con un aereo privato lo stesso deserto del Mohavi percorso da lei (Halprin) in auto. Lui è in fuga da Los Angeles, dove è accusato di avere ucciso un poliziotto durante una rivolta studentesca, lei è in viaggio verso Phoenix dove dovrà incontrare un uomo d'affari col quale sembra intrattenga una relazione particolare. Sembra, appunto, perché come sempre in Antonioni molto è lasciato alla libera interpretazione di chi guarda: non è un caso che, quando Daria traccia qualcosa sulla sabbia del deserto per farlo...Leggi tutto leggere a Mark dall’aereo, non ci venga data la possibilità di capire cos'abbia scritto. Quando i due in auto si fermano davanti a un cartello con le indicazioni la ripresa non ce ne mostra mai il fronte. Della vicenda, dei personaggi stessi, si percepiscono le sfumature caratteriali, l'approccio alla vita, non esattamente quello che hanno fatto. Mark è colpevole di omicidio o no? Che tipo di relazione è quella tra Daria e l'uomo che deve raggiungere? Contorni sfumati, elementi disseminati all'interno di un soggetto volutamente ambiguo, di cui si coglie invece la spinta a interpretare quel desiderio di amore, comunità e libertà che erano figlie del Sessantotto, di un periodo storico la cui coda era ancora ben presente in tutto il mondo. L'apertura su una riunione tra universitari ribelli (con l'atmosferica "Heart Beat, Pig Meat" dei Pink Floyd sullo sfondo) è programmatica, prolungata e utile a calarci in una realtà ben precisa, che col trascorrere dei minuti prende sempre più forma unitamente alle consuete meravigliose riprese in esterni di Antonioni, capace di sintetizzare le geometrie di un luogo come nessuno. Carrellate orizzontali, ripetute inquadrature di marchi e insegne pubblicitarie, l'elaborazione visiva del concetto di consumismo che troverà poi la sua nemesi nell'epocale esplosione in chiusura, durante la quale "Come in Number 51, Your Time Is Up" ancora dei Pink Floyd (rilettura pedissequa di "Careful With That Axe, Eugene", il brano per il quale Antonioni li aveva notati in concerto e chiamati) sottolinea mirabilmente quella disgregazione al ralenti rimasta nella storia. Rimasta assieme alla lunga scena d'amore tra i canyon di Zabriskie Point, che gli arpeggi di Jerry Garcia ammantano di poesia mentre i corpi nudi e seminudi rotolano e s'avvinghiano tra secchi, evocativi scenari naturali. Antonioni punta a comunicare emozioni, prima che a raccontare, e la cosa in più frangenti - come nei lunghi voli del piccolo aereo – indubbiamente gli riesce. Eppure nel suo insieme il film si fa fin troppo inafferrabile e frammentario, confidando eccessivamente nell'impatto scenografico e in quell'impasto singolare che alterna musiche e silenzi straniando. La sterilità di certi momenti, tuttavia (e in fondo dell'operazione stessa) è in più punti avvertibile, l'approccio a temi importanti e profondi si ferma alla superficie, i dialoghi solo a tratti incidono come dovrebbero e visto oggi il film appare datato, superato e in più parti presuntuoso. Conserva tuttavia il desiderio sincero di fotografare un'epoca, di dare forma e sostanza a quella libertà vagheggiata da tanti giovani del tempo. Colonna sonora entrata nel mito non solo per il rifiuto di Antonioni di utilizzare il 90% dello splendido lavoro dei Pink Floyd (i bootleggers ci hanno ricavato negli anni almeno due ore di preziose sessioni inedite!) sostituendolo con brani americani, ma anche per i burrascosi contatti con Rolling Stones e Doors (poi non inseriti). Difficile per chiunque, ad ogni modo, dimenticare la villa che esplode ripresa da 17 angolazioni differenti liberando in cielo l'impossibile. Deprecabile l’arioso pezzo country aggiunto in chiusura dalla produzione dopo la brutale troncatura di quello dei Pink Floyd: cambia il messaggio ultimo del film e il regista, giustamente, s'infuriò...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 21/03/07 DAL BENEMERITO LELE EMO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 18/08/20
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Lele Emo 21/03/07 17:19 - 184 commenti

I gusti di Lele Emo

Straordinario e visionario spaccato epico degli anni sessanta, film che non manca di nulla: dalla storia d'amore alla scena di sangue, dal sesso all'avventura, dalla gioiosità adoolescenziale alle sue talvolta tristi conseguenze. Il film è una lisergica escalation verso forme di libertà assoluta sopra ogni schema, coinvolgente e mai stonato o vacuo. Con l'imperdibile colonna sonora a base di Pink Floyd e Jerry Garcia. Per chi vuole davvero conoscere un'epoca di storditi miraggi e vere intenzioni.

Deepred89 2/08/07 19:55 - 3368 commenti

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Film imperfetto ma interessante. La sceneggiatura è piuttosto irrisolta e a tratti eccessivamente metaforica; inoltre sconta una parte iniziale di una lentezza davvero eccessiva. La parte "politica" che apre il film è infatti quella più datata: molto meglio quella da road movie romantico della parte centrale. Comunque la fotografia è ottima e non mancano un paio di sequenze memorabili. Nulla di eccezionale ma sicuramente azzeccati i due protagonisti; nel cast anche Harrison Ford. Bella colonna sonora dei Pink Floyd.

Matalo! 13/07/08 17:36 - 1368 commenti

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Se è vero (ma non lo è) che Bava è un ottimo direttore della fotografia, allora Antonioni è solo un ottimo fotografo e documentarista; per il resto per lui raccontare i giorni della rivolta studentesca americana è solo un pretesto per mostrare giovani molto belli che sognano che il mondo dei consumi salti in aria con i Pink Floyd che ululano al vento. Antonioni ha inventato una maniera di riprendere il silenzio e il vuoto che è stata imitata ma che dopo un giorno era già maniera. Film antipatico.

Ercardo85 23/12/08 13:10 - 81 commenti

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Zabriskie Point, ovvero come sintetizzare i complessi moti del '68 con un film decorativo, reazionario e per niente sincero. Poco credibile soprattutto il finale con cui vorrebbe (con la simbolica esplosione) scagliarsi contro l'effimera società consumistica nella quale sprofondiamo tutti; noi, Lui (Antonioni) e il suo mondo di alieni.

Capannelle 20/04/09 10:04 - 3838 commenti

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Più che la sequenza finale mi è piaciuta quella dell'amore collettivo in mezzo al deserto, bella e simbolica. Per il resto le velleità dell'Antonioni rivoluzionario si rivelano abbastanza puerili tanto il racconto è di una piattezza sconcertante costruita in modo didascalico e culminante con la scena dei poliziotti cattivoni che sparano al ladro di aerei. Una volta tanto la critica non militante se ne è accorta. Più che inventarsi (!) il piano sequenza qui siamo al piano demenza..

Homesick 16/07/09 09:21 - 5737 commenti

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Il proclama contestatario e antiborghese è chiaramente figlio del suo tempo, ma il cinema di Antonioni coglie ancora una volta il segno per la potenza delle immagini e del paesaggio: dalla fresca bellezza della Haprin che risplende nell’arido deserto californiano – promosso a una sorta di paradiso perduto - al lisergico coito collettivo; il deflagrante finale anticonsumistico non poteva vantare accompagnamento più idoneo delle suites dei Pink Floyd. Nel ruolo dell’avvocato l’ex crononauta scampato agli uccelli Rod Taylor. Lirico.

Giacomovie 22/04/10 10:26 - 1361 commenti

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Un film “da vedere”, nel senso che la componente visiva supera di gran lunga quella narrativa. La forza paesaggistica del film è notevole, ogni fotogramma dei desertici spazi aperti farebbe grande figura incorniciato in gigantografie. Il contenuto discorsivo assume contorni più sfumati, il senso di ribellione e il gusto di avventura e libertà assumono un ruolo minore. Molto buona la regia, l’elevata qualità delle riprese fa sembrare il film più giovane della sua vera età. ***

Tuxtucis 18/05/10 09:57 - 34 commenti

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"Sono pronto a morire sì, ma non di noia" afferma il protagonista... Peccato che da un tanto lucido proclama Antonioni non sia giunto alla necessaria conclusione: smetterla di girare film del tipo che ha realizzato successivamente a Il grido... Zabriskie Point in particolare si caratterizza per la superficialità dell'analisi della società dei consumi che, nei quarant'anni successivi al film, ha trionfato in barba alle profezie antonioniane.

Pigro 26/05/10 09:26 - 8318 commenti

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Breve incontro d'amore tra due giovani sullo sfondo delle contestazioni studentesche e delle speculazioni immobiliari. E' lo sguardo sbalordito di Antonioni sull'America, in verità un po' superficiale se poi l'esito è l'ennesimo racconto di rivolta antiborghese, peraltro impotente, che porta uno a sparare a un poliziotto e dipingere un aereo e l'altra a immaginare la distruzione della casa... Notevole la scena d'amore nel deserto (altamente simbolica) con la moltiplicazione dionisiaca a cura dell'Open Theatre. Interessante e... inconsistente.

Enzus79 21/07/10 17:20 - 1955 commenti

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In un periodo dove la protesta giovanile era all'ordine del giorno, vivere questo genere di storie era abbastanza facile. Antonioni (e Guerra alla sceneggiatura) è bravissimo nel raccontare attraverso le immagini più che con i dialoghi. Bellissime le inquadrature dell'esplosione della villa.

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Rickblaine 9/07/10 15:21 - 635 commenti

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Un film ricco di eccellenti inquadrature, con un'ottima colonna sonora e un cast genuino e convincente. I dubbi giovanili del periodo e la mano dura ed irresponsabile delle autorità. Imprenditori senza coscienza e innocenti arrabbiati. Antonioni regala un trip di emozioni fra un deserto solitario (e non) e una città immersa nell'orrenda illusione di una giusta rivolta.

Losciamano 10/07/10 16:43 - 112 commenti

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A Zabriskie Point due anime contrapposte riescono ad amarsi ed essere felici senza pensare, perché Zabriskie Point è un luogo di libertà e irrealtà, dove l'impossibile si trasforma spesso in possibile, ma dove l'impatto con la realtà produce l'inevitabile distruzione di un sogno. La realtà presentata come conformista ed amorale, dimensione corrotta dai soldi e dalla avidità dell'umanità.

Nando 23/10/11 15:39 - 3534 commenti

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Uno dei manifesti della protesta studentesca figlia del 68, il film si dipana tra immagini manieristiche ed un'accattivante colonna sonora. Lo sviluppo narrativo tende al semplicistico, ma la forza di certe situazioni perlopiù evocative è di grande impatto.

B. Legnani 6/12/11 15:13 - 4893 commenti

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Sono facilmente reperibili recensioni imbarazzatissime (Kezich, per esempio): ne avevano ben donde. Fra i meno brillanti del grande Maestro. Non so se siano lontani i tempi, invecchiate le situazioni (e invecchiato io che scrivo), ma quasi tutto suona incompleto (Morandini, che massacra pur se con asterischi gentili [**½] - parla di "film di un provinciale che punta al grandioso" ed ha perfettamente ragione). Interpreti banali (anche il grande Rod Taylor!) che non riescono neppure a dare antipatìa ai personaggi. Che ne avrebbe detto Bruno Cortona? **, proprio non di più.

Fauno 2/09/12 22:34 - 1981 commenti

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Quando lo vidi a 16 anni non lo capii, ma ne fui così suggestionato che comprai la monografia del film. Oggi posso dire che, pur in un ambito simile, ma diverso, Antonioni ha colpito più duro perfino dell'ultimo Pasolini. I due protagonisti sono da venerare: lui, che non fiata o sorride mai, ma che è un ribelle autentico e la noia se la beve; lei, in apparenza borghese, ma che vomita la minestra con uno stile tutto suo. Non c'è una battuta di questo film che non abbia fatto mia o non mi abbia coinvolto. La scena dell'esplosione non ha eguali. Direi eterno!
MEMORABILE: "Vuoi venire con me?" "Dove" "In qualunque luogo io vada" "Parli sul serio?" "Mi rispondi sul serio?"

Didda23 12/04/13 15:29 - 2310 commenti

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Quando ci si trova dinanzi a una regia magnifica, che esibisce movimenti di macchina elegantissimi e formalismi sensazionali (vedi il finale), il semplicismo della sceneggiattura passa letteralmente in secondo piano. Antonioni rende il girato magico e confeziona una delle scene più romantiche in assoluto. Location strepitose, una coppia giovane e vibrante di protagonisti e un uso sensazionale della fotografia rendono Zabriskie Point un film eterno, anche se la critica al capitalismo rimane piuttosto esile.

Delfo 16/04/13 22:34 - 4 commenti

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Antonioni va a fare un viaggio in America e torna con il filmino per gli amici. Gli alti palazzoni, i grandi spazi aperti, i giovani, la libertà, il cambiamento, l'individualismo, il gruppo, l'amore. Troppo vago e superficiale. Se non l'avesse fatto distribuire nei cinema e fosse rimasto il filmino per gli amici forse allora avrebbe potuto essere indimenticabile (per gli amici). Poche intuizioni da segnalare: l'insistenza sulle insegne/adesivi, l'amore nel deserto, l'esplosione. Uno sbaglio.

Mickes2 23/05/13 15:58 - 1668 commenti

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Film invecchiato maluccio e figlio di un’epoca sepolta, che riesce a mantenere un discreto livello (d’interesse e concettuale) quando prende piede la critica anti-borghese; mentre molto più debole, irrisolto e vacuo è l’affresco documentaristico sui movimenti studenteschi. L’errare liberatorio, combattuto e speculare della seconda parte - unito alle licenze visive e metaforiche – mantiene buon fascino raggiungendo il culmine della suggestione durante il coito (passionale e multiforme) e l’esplosione (apocalittica e invettiva) dell’abitazione.

Myvincent 7/08/14 10:43 - 2765 commenti

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Flop clamoroso al botteghino e inserito nella lista dei "50 peggiori film di sempre", "Zabriskie point" è un tentativo (forse convenzionale e un po' fiacco) di raccontare l'ideologia anti-occidentale e borghese di quegli anni, comunque sempre con grande mano registica. Il montaggio e le scenografie sono di sicuro effetto e la Valle della Morte offre spunti per angolazioni sorprendenti di stile. Qui due neo-Adamo ed Eva ritroveranno per poco sé stessi, per poi scontrarsi col costo della civiltà.

Vitgar 7/08/14 13:35 - 586 commenti

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Noioso film in cui un cinquattottene Antonioni propone la sua visione dell'America sessantottina in piena fase di rivoluzione giovanile. Retaggi di Timothy Leary, figli dei fiori e di una borghesia statica. Volutamente criptato in molte fasi del racconto, risulta difficile capire il vero messaggio finale. A mio parere Antonioni non è questo. La fotografia e i paesaggi sono peraltro notevoli. Pink Floyd e Jerry Garcia non al meglio. Film invecchiato male.

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Rullo 17/08/14 17:31 - 388 commenti

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Film particolare, superficiale perlopiù ma notevole nella sua vena onirica. La critica, la voglia di ribellione, il fare tutto senza conseguenze affascinano Antonioni che le inserisce nella pellicola un po' a casaccio, ma il risultato è interessante. La storia fine a se stessa è una trovata già vista, ma funziona comunque. Un bel film, che interessa e si fa guardare; peccato che di più non faccia...

Saintgifts 1/09/14 17:49 - 4098 commenti

I gusti di Saintgifts

La riunione studentesca nell'incipit riassume brevemente, ma efficacemente, la rivoluzione del sessantotto tra chiacchiere e slogan che sono rimasti e quando il vero rivoluzionario alza la mano non viene capito, ma anzi sbeffeggiato. Questa è la parte del film politica che Antonioni liquida come si merita; ciò che viene dopo è invece il vero entusiasmante trip che il regista ci fa fare usando al meglio (come suo solito) la macchina da presa, il materiale umano e la natura, titolo al film. Qualche indugio; manca la perfezione.

Paulaster 10/09/14 10:45 - 3064 commenti

I gusti di Paulaster

Raccontare la contestazione passando dai risvolti emotivi al cinismo edilizio, tra caccia al ladro e proclami d'insurrezione. Sebbene l'analisi sia grossolana non poco sia all'inizio che alla conclusione, Antonioni riesce perlomeno a raffigurare l'ideale di un'epoca: due corpi nudi che si amano anche nella polvere di un paesaggio senza tempo. Lui acerbo e cialtronesco, lei perfetta nelle movenze hippie. Fotografia nitida in un mare di luce, ammirevole. Finale ipnotico da vedere e rivedere che si fissa nella memoria con i Pink Floyd non al meglio.

Xabaras 12/01/15 18:16 - 189 commenti

I gusti di Xabaras

Delusione totale. Antonioni, regista fondamentalmente borghese (ma che nei suoi film, specialmente nella splendida trilogia dell'incomunicabiltà, ha sempre portato un'ampia critica ad alcuni aspetti della suddetta classe sociale) si piega qui (forse coinvolto dai fatti italiani) a una rivistazione del ribellismo contestatario, ma lo fa in maniera sciatta e antiquata. D'altronde è ben famosa la frase degli hippy "mai fidarsi di persone nate prima del '41" (e Antonioni è del '12!). Protagonista (ribelle dei poveri con tanto di pistola) di rara antipatia.

Nancy 28/11/16 02:35 - 774 commenti

I gusti di Nancy

Non mancano le fascinose inquadrature ispirate e gli eleganti movimenti di macchina alla Antonioni, del quale si intuisce anche il gusto della conversazione nei dialoghi; tuttavia, in generale, è la trama a scarseggiare: la storia del rivoluzionario evaso e della ricca libertina non riesce ad arricchirsi neanche con le seppur belle sequenze dell'aereo, o quella nelle dune. Per questo rimane un vuoto alle fine, che il regista sembra voler colmare con la violenza di un'esplosione insistita fino all'inverosimile. C'è qualcosa, ma distante dal tutto.

Raremirko 20/01/17 22:51 - 533 commenti

I gusti di Raremirko

Film amato e odiato, liberissimo (nello stile, nella regia, nelle emozioni che trasmette), più americano che mai e apprezzabile anche a una seconda visione. Non tutti i temi sono approfonditi nello stesso modo, qualche sequenza è lenta ma in generale si tratta di un film magnetico (ottime le riprese con l'aereo, quelle nel deserto o l'esplosione finale). Non per tutti e non da tutti capito. Un film d'evasione, in tutti i sensi.

Minitina80 18/02/17 07:04 - 2500 commenti

I gusti di Minitina80

La rappresentazione poetica di una visione in cui Daria e Mark rappresentano i volti di due mondi differenti che si incontrano nell’unico luogo dove è possibile comunicare e ricredersi. Non è soltanto l’America, ma una qualunque società che tende al consumismo più sfrenato a smarrire la propria identità finendo col rinnegare se stessa. Accusato ingiustamente di semplicismo in realtà conserva - nelle sequenze principali - messaggi diretti che non hanno bisogno di inutili prosopopee per esprimere la loro essenza.

Magi94 23/08/17 21:16 - 745 commenti

I gusti di Magi94

I critici d'oltreoceano si sdegnarono di fronte a questa fallita rappresentazione dell'America delle contestazioni studentesche. Non si accorsero che Antonioni aveva abbondonato completamente la prosa e si era lasciato andare alla poesia. E la poesia indubbiamente colpisce; certo magari non in ogni scena, ma la ribellione libera, anarchica, giocosa com'è dipinta in Zabriskie Point difficilmente può non colpire il cuore. Bellissima la sequenza nel deserto, così come la liberatoria scena finale. Ottime musiche (alcune dei Pink Floyd).
MEMORABILE: "Anch'io sono disposto a morire, ma non di noia!"

Daniela 19/08/20 07:31 - 10118 commenti

I gusti di Daniela

Secondo film diretto da Antonioni in lingua inglese dopo lo stiloso Blow-up e prima dello straniante Professione Reporter. In medio stat virtus? In questo caso no: come ritratto generazionale è inconsistente quanto un pugno di sabbia di quel deserto dove è ambientata la scena più famosa e lo spirito ribelle dei suoi protagonisti, tanto giovani e banalmente belli, è tanto velleitario da rendere arduo provare empatia nei loro confronti. Pur con pregi formali (notevole la fotografia), un film che non convinse al momento dell'uscita nelle sale e che risulta tedioso alla visione odierna.

Lou 14/03/21 11:54 - 1027 commenti

I gusti di Lou

Emblema della controcultura sessantottina, il film di Antonioni ha lasciato il segno per la sua  valenza simbolica, come inno lirico e onirico alla libertà di espressione e di autodeterminazione. Alcune scene sono rimaste nella storia del cinema, prima fra tutte quella dell'amore universale tra le dune della Death Valley. Ormai datato ma sempre affascinante.

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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Homevideo Zender • 16/05/09 10:21
    Consigliere - 44331 interventi
    ...in versione restaurata, a quanto pare.
  • Homevideo Homesick • 18/05/09 18:53
    Vice capo scrivano - 1373 interventi
    Purtroppo è stato rinviato a data da destinarsi (fonte: dvd-store).
  • Homevideo Homesick • 2/06/09 08:48
    Vice capo scrivano - 1373 interventi
    Il film di Antonioni è disponbile con audio italiano anche nell'edizione tedesca della Warner:



    http://www.amazon.de/Zabriskie-Point-Daria-Halprin/dp/B001UG4W0W/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=dvd&qid=1243925144&sr=1-1
  • Homevideo Il Gobbo • 2/06/09 12:07
    Contratto a progetto - 771 interventi
    Homesick ebbe a dire:
    Purtroppo è stato rinviato a data da destinarsi (fonte: dvd-store).

    Cioè a mai.
  • Homevideo Homesick • 14/07/09 08:42
    Vice capo scrivano - 1373 interventi
    Il dvd italiano è al momento acquistabile solo presso la Fnac e sul loro sito: www.fnac.it
    Il prezzo è 14.90.
  • Curiosità Ciavazzaro • 11/11/09 16:24
    Scrivano - 5621 interventi
    Le scene con Harrison Ford furono tagliate in sede di montaggio,ma lo si vede brevemente nella scena della prigione.

    Fonte:Imdb
  • Homevideo Homesick • 15/11/09 08:47
    Vice capo scrivano - 1373 interventi
    L'uscita del dvd italiano Warner - finora disponibile solo presso Fnac - è prevista per il 1 dicembre 2009.
  • Musiche Columbo • 1/05/11 12:45
    Magazziniere - 1102 interventi
    L'improvvisazione per la cosiddetta "love scene" è stata affidata al grande Jerry Garcia:

    http://www.youtube.com/watch?v=P6_8h64pxTU&feature=related
  • Discussione Roger • 27/08/16 17:22
    Call center Davinotti - 2889 interventi
    DA aggiungere eventualmente alla curiosita di Zender

    Tra i diversi brani proposti dai Pink Floyd ad Antonioni, c'era un brano strumentale al pianoforte che però Antonioni giudicò "troppo triste, da chiesa". Questo brano, opportunamente riarrangiato, diventerà Us and them del celeberrimo album The dark side of the moon

    fonte: dvd The making of The dark side of the moon
  • Discussione Zender • 28/08/16 08:17
    Consigliere - 44331 interventi
    Sì, in realtà la questione è più complicata. Nel senso: i Pink Floyd offrirono ad Antonioni una mole tale di canzoni da riempirci due dischi interi o quasi (tanto che esistono dozzine di bootleg contenenti le musiche, a mio parere meravigliose). Tra le tante esisteva nche un pezzo che Wright aveva in testa e suonerà di tanto in tanto live nel 1970 dal titolo di "Violent sequence", nel quale c'era appunto parte di ciò che diventerà "Us and Them", parte di "Heart Beat Pig Meat" (una delle pochissime canzoni dei Floyd rimaste nel film) e altro ancora. Ci si potrebbe scrivere un libro intero su quel disco perduto, ma pare che adesso, in quello che si annuncia come il Sacro Graal per i fan dei Pink Floyd, ovvero ventisette (27!!!) cd, bluray e quant'altro di inediti e di rarità audio-video anche clamorose, il secondo disco della sezione DEVIATION comprenderà...

    Unreleased tracks from the ‘Zabriskie Point’ soundtrack recordings:

    1. On The Highway† 1.16
    2. Auto Scene Version 2† 1.13
    3. Auto Scene Version 3† 1.31
    4. Aeroplane† 2.18
    5. Explosion† 5.47
    6. The Riot Scene† 1.40
    7. Looking At Map† 1.57
    8. Love Scene Version 7† 5.03
    9. Love Scene Version 1† 3.26
    10. Take Off† 1.20
    11. Take Off Version 2† 1.12
    12. Love Scene Version 2† 1.56
    13. Love Scene (Take 1)† 2.16
    14. Unknown Song (Take 1)† 5.56
    15. Love Scene (Take 2)† 6.40
    16. Crumbling Land (Take 1)† 4.09

    17. Atom Heart Mother† Early studio version, band only 19.15

    Total: 67 mins, 9 secs approx.

    http://www.rockol.it/news-661155/pink-floyd-the-early-years-1965-1972-cofanetto-27-dischi
    Ultima modifica: 28/08/16 08:18 da Zender