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TITOLO INSERITO IL GIORNO 16/01/20 DAL BENEMERITO BUIOMEGA71
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Buiomega71 16/01/20 00:45 - 2328 commenti

I gusti di Buiomega71

L'occhio che uccide secondo Cristopharo. L'autore dadaista infila una sequela di martiri (tatuaggi tolti a grattate, ferri da stiro arroventati, testicoli spiaccicati a martellate, squarci facciali, acido, dita spezzate) ma quello che arriva come una mazzata sono gli abusi minorili, i rapporti sodomitici omo al limite dell'hard, la minzione, un twist fulciano di enucleazione orbitale di rara ferocia e una chiusa surreal/buñueliana (l'angelo) che si ammanta di perversa poesia. La vendetta femminea nel degrado mentale e fisico con la Pavoni signora della morte armata di telecamera.
MEMORABILE: Le canzonette fasciste; La lascivia sessuale della Pavoni sulla sua vittima martoriata; Il manico del martello infilato "suspirianamente" nell'ano.

Gada 3/09/20 10:35 - 23 commenti

I gusti di Gada

Terzo e conclusivo capitolo della Trilogia della morte. Un viaggio glam che rimanda anche a Buñuel (il bellissimo e struggente finale) in un rape and revenge che rovescia però tutte le regole narrative. Strepitosa la Pavoni in un ruolo che evoca le nazi dei film exploitation, e Tolu che disegna un perfetto ebete servo del potere; i riferimenti politici e alla situazione attuale italiana non son sottili e funzionano cogliendo nel segno le piaghe più grandi del nostro paese: ignoranza e razzismo. Colori onorici, nebbie, visioni e la storia di una donna molto, molto sfortunata.
MEMORABILE: La rimozione dei tatuaggi con la spugna metallica.

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  • Discussione Buiomega71 • 16/01/20 10:49
    Pianificazione e progetti - 22291 interventi
    Ciò che l'occhio non vede-L'introspezione della visione.

    L'occhio che uccide secondo Cristopharo, ovvero il martirio e l'introspezione della visione dal punto di vista di uno dei registi più viscerali, personali e geniali del cinema indipendente.

    Un lurido capanno abbandonato, un uomo tatuato legato con una ball gag infilata in bocca, un tossicodipendente affetto da stati di allucinazione che lo tormenta fisicamente, una donna elegante e provocante (come la Macha Meril dell'Ultimo treno, di cui condivide più di un'aspetto), seduta su di una poltrona, che filma tutto con la sua telecamera digitale.

    L'occhio di Cristopharo non arretra di fronte a nulla, e il vademecum delle torture ha inizio.

    Il ragazzo legato viene prima preso a pugni, poi scorticato (con una spugna di ferro) del suo tatuaggio (la carne si martoria e arriva fino all'osso), le viene tagliata la faccia, le vengono spezzate le dita una a una, eppoi colpito ripetutamente, al volto, con un ferro da stiro. Ferro da stiro ardente che le deformerà i lineamenti, passato pure sulle ferite profonde e sanguinolente, l'acido versato addosso che scioglie pian piano quello che rimane della "povera" vittima, fino a chè feroci martellate le spappoleranno i testicoli e il manico del martello stesso usato come mortale dildo, in una penetrazione anale quasi insostenibile, che le sfonderà lo sfintere , "suspirianamente" simile alla lama del pugnale che penetrava nel cuore di Eva Axen nel capolavoro immortale argentiano.

    Ma il livello alla American Guinea Pig , ormai digerito e ridotto all'assuefazione, viene superato dagli abusi minorili, dai rapporti omo "pasoliniani" al limite dell'hardcore, dalla minzione, dalla saliva, dalle leccate, dalla droga (che ritorna dopo Red Krokodil), dalle stridenti canzonette fasciste (Faccetta nera e Ho scritto una lettera al Duce) che rimbombano nel tugurio della sofferenza, da dolorosi e lancinanti flashback (il marito omosessuale, il compagno della madre che si infila nel letto e abusa della ragazzina, un'infanzia tra madri violente e roastbeef andati a male), e un twist fulciano di rara ferocia, di una enucleazione orbitale, di una vendetta femminile spietata e implacabile, che distrugge il corpo (maschile), alimentando il decadimento mentale della signora della morte armata di videocamera.

    Videocamera che riprende inesorabilmente ogni dettaglio del supplizio, che và a sostituire l'occhio estirpato (bellissima a questo proposito la sequenza dell'occhio della donna che si riflette sullo specchietto, prima dell'agghiacciante rivelazione finale), che registra la "morte in diretta", fino a quando la vendetta ginecea non si compie in tutto il suo orrore.

    Eppoi arriva una chiusa surreale, quasi bunueliana (l'angelo), che ammanta di zozza e perversa poesia questo opus cristophoriano e rimanda al dadaismo del suo regista, alla kenrusselianità di The Museum of Wonders

    Non solo semplice extreme fine a sè stesso, ma qualcosa di più profondo, che và al di là della mera carne da macello al sapor di snuff, e destabilizza sullo scambio di ruoli ( da vittima di passa a carnefice e viceversa).

    Una coppia di spacciatori "mostruosi" (con rimandi ai mostri antropomorfi nazisti di Un lupo mannaro americano a Londra), visti così negli stati di alterazione mentale dal torturatore tossicomane, il seno materno della Pavoni che "allatta" il suo discepolo, la lascivia sessuale della donna sulla sua vittima, che si tocca nell'apice delle torture o che si "dona" mostrando il suo sesso, accovacciandosi libidinosa e vendicativa allo stesso tempo.

    La Pavoni (in autoreggenti e tacconi) è imperturbabile e gelida mater tenebrarum, che fà della seduzione e della sua provocante natura di donna un'arma mortale, sempre tenendo salda la videocamera, godendosi il terribile spettacolo di morte e devastazione corporea della sua vittima, da ragazza abusata (geniali le alternanze di lei giovane sulla poltrona, quasi un cortocircuito visivo alla Profumo della signora in nero, quando la Farmer vede sè stessa ragazzina nella figura di Lara Wendel) a matrona/baldracca padrona della vita e della morte.

    Ben assestati gli effetti di trucco di Athanasius Pernath (facce devastate, ferite purulente, dita spezzate, occhi estirpati, squarci profondi, carni maciullate fulcianamente esposte) e l'unica location-flashback a parte- (il fetido magazzino) rende il tutto angoscioso e disturbante, amplificando il disagio mentale e fisico.

    Cristopharo si occupa anche della fotografia e le musiche minimali e ipnotiche di Antonio Coia (tra Carpenter e il Simonetti di Phenomena) impreziosiscono l'incubo cristophariano del gran guignol teatrale della sofferenza e della rivincita muliebre.

    Qualche steccata (il riferimento all'immigrazione) non intacca questo piccolo inferno fatto di nichilismo e ferocia femminea, dove l'occhio (sostituito dall'obiettivo della videocamera, quindi in funzione di un "terzo occhio" meccanico e artificiale) offeso e villipeso, vede oltre, fino all'espiazione finale.
    Ultima modifica: 16/01/20 17:55 da Buiomega71
  • Homevideo Buiomega71 • 16/01/20 11:03
    Pianificazione e progetti - 22291 interventi
    Ottimo il dvd edito dalla Tetro video

    Formato: 1.85:1

    Audio: inglese

    Sottotitoli: italiano, francese, tedesco.

    Come extra: bloopers, la prima del film al Sadique Master Festival, galleria fotografica e trailer.

    Nella elegante confezione del dvd (con custodia stile videocassetta, hardbox) è compreso il poster del manifesto del film.

    Durata effettiva (il film è rigorosamente uncut) di 1h, 13m e 23s (IMDB indica 90' ma è una farloccata).

    Immagine al minuto 00.07.11. La signora della morte (Chiara Pavoni) riprende con la sua videocamera il martirio della sua vittima.

    Ultima modifica: 16/01/20 20:46 da Buiomega71