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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Sfruttando l'abusato espediente del found footage ecco che anche nel Belpaese si tenta la via della vera/falsa storia dei tre ragazzi scomparsi, dati per morti e che uno strano signore olandese (Hauer) dice di sapere che fine abbiano fatto consegnando al giornalista di una rivista italiana (Sartoretti) una preziosa chiavetta USB: in essa, dice, sono contenuti i filmati dell'ultima settimana dei tre giovani (tutti sui trenta/trentacinque anni), a quanto pare morti nell'esplosione del bed and breakfast che li ospitava a Nizza. Sono il regista (Bicocchi), il direttore di produzione (Paganini) e la casting director (Gouverner) di uno spot che avrebbero dovuto girare in Costa Azzurra per promuovere un nuovo suv. Il filmato rappresenta...Leggi tutto quindi una sorta di loro diario per immagini, dal momento che Dario stava registrando nel contempo un resoconto di quella che doveva essere la sua prima esperienza da regista. In poche parole un modo come un altro per rifilarci le solite riprese finto-amatoriali che peraltro sono montate in modo che non possano proprio sembrarlo davvero (montaggio a parte, spesso non si capisce chi tenga in mano una camera che non è mai fissa e segue con grande consapevolezza i loro movimenti). Poi certo, inutile ricercare in film di questo genere la verosimiglianza dell'operazione, l'abbiamo ormai imparato; bisogna semplicemente fingere di credere che lo sia in virtù del fatto che il tipo di riprese restituisce correttamente il gusto dell'amatorialità. E così partiamo con i nostri tre eroi da Fiumicino in direzione Nizza. La scelta di girare quasi tutto in esterni favorisce l'inquadratura di paesaggi affascinanti, di location in Costa Azzurra che in più di un'occasione danno in verità l'impressione di un autentico spot in favore della zona, ma tant'è. E se i dialoghi non sono sempre il massimo, va detto che la spontaneità dei tre (pur se a tratti un po' forzata) non è in discussione; tutti a loro modo funzionano: Dario il più introverso e timido, disilluso e non troppo segretamente innamorato della bella Joelle, Livio il più disfattista, caustico e irritabile e lei, Joelle, a mediare giocando un po' con i sentimenti di entrambi nel comporre un trio disinibito che vuole godersi il momento e cioè la settimana precedente al giorno X, in cui dovrà avvenire l'incontro previsto col loro boss (Renzi). Ognuno racconta parte del suo passato; specialmente Joelle, che riguarda sul telefonino vecchi filmati in cui scherza con le sue amiche del cuore, con una delle quali almeno vorrebbe recuperare i rapporti. Tappe nei negozi, a discutere sulle panchine in riva al mare, a raccontarsi sogni e aspirazioni, a rinfacciarsi magari cattive abitudini nazionali (voi italiani non risolvete i problemi, li "sistemate"), a lasciarsi andare in qualche accenno di sesso a tre. In tutto questo ci si dimentica facilmente la componente thriller che sembrava inizialmente dover dare la direzione al film. Non c'è invece nulla di anomalo o di misterioso nelle giornate di chi vive quella che dovrebbe essere una trasferta di lavoro come una vacanza, con una regia che comunque discretamente sa descrivere l'anima sperduta di una generazione preda di forti insicurezze (la generazione X del titolo, per l'appunto). Qualche parentesi poco centrata (l'incontro col divo francese, lo stesso incipit fin troppo fasullo con Rutger Hauer) non danneggia troppo un film che comunque procede senza una vera trama, in apparenza quasi improvvisato, con spunti sfiorati e presto ignorati (l'orsetto di pezza di Livio, che però s'era guadagnato il titolo del capitoletto) e dal finale decisamente improbabile, che rende d'un colpo risibile e un po' caricaturale l'insieme. Ben ritmata la colonna sonora, che sostiene in più punti il film e meravigliosa l'ultima inquadratura tra le dune.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 27/11/20 DAL DAVINOTTI

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