LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Dopo il successo ottenuto in Italia da ZOMBI, rimontato da Dario Argento e rimusicato dai Goblin, si è pensato bene di importare da noi anche MARTIN, un gioiellino fino ad allora inedito nel belpaese (e uscito in America tre anni prima di ZOMBI) riservandogli simile trattamento. Questa volta però non c'è Argento a supervisionare il nuovo montaggio e le musiche dei Goblin sono prese da loro album del periodo (in particolar modo da “Roller” e “Il fantastico viaggio del bagarozzo Mark”) usciti slegati da contesti filmici. In aggiunta due pezzi di tali Jodepres... Così, da una parte il nuovo montaggio stravolge la logica del film accorciandolo...Leggi tutto di dieci minuti e mischiando le carte senza alcun motivo, dall'altra le nuove magnifiche musiche dei Goblin si trovano a riempire rumorosamente, invasivamente ed eccessivamente ogni momento in cui i dialoghi non esistono o vengono eliminati dall’arbitrario doppiaggio. Laddove Romero aveva scelto il silenzio o un commento sonoro classico di flauti e pianoforte troviamo sintetizzatori, basso e batteria a dare completamente un altro ritmo (diametralmente opposto a quello immaginato dal regista), incalzante, poderoso. Uno scempio totale che però ha nel montaggio pecche ancor maggiori: si veda la scena dell'omicidio in treno, posta in originale sui titoli di testa e da noi recuperata dopo oltre dieci minuti in un contesto del tutto sballato. Per gli italiani comprendere quindi questo incubo allucinato, già di per sé piuttosto criptico (sogno e realtà saltuariamente si confondono e si mescolano in flashback virati in bianco e nero completando un quadro non sempre chiaro), è impresa ardua. Lasciamoci allora trascinare arrendevoli nella vita di Martin, un ragazzo accusato dal vecchio cugino che lo ospita di essere nientemeno che un autentico vampiro. Scelta come teatro delle sue gesta la cittadina in disfacimento di Braddock (patria del direttore della fotografia Michael Gornick), ripresa benissimo da un Romero all'apice della sua poesia, la vicenda si sviluppa davvero come in un incubo a occhi aperti: Martin (ottima la fredda espressività dell'esordiente John Amplas, doppiato dal bravo Roberto Del Giudice) non parla praticamente mai (nella versione originale molto di più), sfoga la sua rabbia repressa uccidendo con siringa e lamette, lasciandoci costantemente il dubbio sulla sua vera natura. Sembra di essere tornati alle tematiche insolite de LA STAGIONE DELLA STREGA, ma con molta carica in più e un talento visivo allora sconosciuto. MARTIN non è un film che piacerà a tutti: troppo stilizzato, intimista, lontano dal cinema di grosso consumo (nonostante tutto in America non andò poi così male). Un'opera personale, romeriana come poche altre nella carriera di questo grande del cinema horror e non solo. Pervasa da un'anima Settantiana profonda, diversa da tutto quello che il genere proponeva. Bisogna armarsi di pazienza, di entusiasmo e capirla a fondo per apprezzarla. Proprio per questo, se possibile, è assolutamente imperativo considerare esclusivamente l'edizione americana (a differenza di ZOMBI, molto più adrenalinico e moderno nella versione curata da Argento). Tom Savini è Arthur, Romero il prete pavido che delega l'esorcismo.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Undying 1/05/07 01:50 - 3841 commenti

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Tentativo di visualizzare il fenomeno del "vampiro" in maniera metafòrica e - guarda caso - sociale: qui il succhiasangue è un killer e la cecità religiosa lo vede come creatura demoniaca. Da noi montato con un taglio (e musica dei Goblin) più scorrevole (ma meno comprensibile) e distribuito come Wampyr, si differenzia dalla director’s cut (Martin, appunto) per uno scarto di 10 minuti (in più nella versione di Romero). Non per tutti, ma di sicuro una visione interessante sul concetto del vampirismo moderno... Emofilico.

G.Godardi 11/05/07 17:42 - 950 commenti

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C'è orrore e orrore. Tralasciando l'orrore della versione rimaneggiata italiana, c'è l'orrore classico da film appunto dell'orrore (vedi le sequenze espressioniste in b/n), e l'orrore vero, contemporaneo e metropolitano. Ed è questo l'orrore indagato da Romero in questo ambizioso progetto: il vampirismo non c'entra nulla, è solo un paravento per giustificare uno psicopatico necrofilo che uccide "solo" per soddisfare la propria libido. Ma fa più orrore il cugino del protagonista che lo uccide a sangue freddo nel finale. Il vampiro è smitizzato. Necessario.
MEMORABILE: L'apparizione del protagonista vestito da Dracula, vero e proprio corto circuito semiotico del film, una finzione di secondo grado.

Blutarsky 27/08/07 18:33 - 353 commenti

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Originale e smitizzata rappresentazione del vampiro con implicazioni sociologiche; che cos'è Martin, un semplice psicopatico, o un prodotto dell'ignoranza e della superstizione della sua famiglia? Grande lavoro di Romero che permea tutto il film di un'atmosfera angosciante. Va data particolare menzione alle scene di "caccia" cariche di tensione e girate in maniera straordinaria. Bellissimo e inquietante il finale. Capolavoro di Romero.

Caesars 21/09/07 17:20 - 2654 commenti

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"Wampyr" è ben diverso dall'originale "Martin" in quanto l'edizione italiana è stata pesantemente rimaneggiata nel montaggio (oltre che nella colonna sonora). Ciò fa sì che non si possa dare un giudizio sull'opera di Romero (comunque facimente reperibile anche da noi in dvd) ma su un "ibrido". Il film, che all'epoca uscì in Italia anche nei cinema, rimane comunque un prodotto più che discreto con uno psicopatico che viene scambiato, dal bigotto cugino, per un vampiro. In qualunque versione si veda il film, la mano di Romero si nota.

Homesick 15/09/07 18:46 - 5737 commenti

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Sebbene la versione italiana non renda piena giustizia al film, riducendolo di durata e comprensività, è comunque soddisfatto l’intento di Romero di offrire una versione moderna e aggiornata del vampirismo, liberandolo degli stereotipi cine-letterari (crocifissi, aglio) e calandolo in una dimensione di critica sociale. Molto suggestivi i flashbacks gotici; il giovane Amples esprime appieno l’ambiguità, la solitudine, l’emarginazione del necrofilo-ematofago Martin.

Schramm 21/11/07 15:12 - 2412 commenti

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Anche rivisto dopo circa 20 anni in versione finalmente primeva, senza rimaneggiamenti al montaggio nè musica dei Goblin, restano immutate tanto le impressioni quanto i risultati: diseguale il fascino, scarsa l'inquietudine, noiometro ad alti livelli. E con l'aggravante di un doppiaggio ex novo sciaguratissimo. Un Romero claudicante.

Cotola 8/01/08 22:47 - 7402 commenti

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Rilettura, con evidenti elementi grotteschi, dei miti vampireschi, da parte di un maestro del genere. Un film strano, particolare e non del tutto riuscito che comunque coinvolge e affascina non poco grazie alla sua commistione di elementi orrorifici e grotteschi e con una componente spiccatamente erotica. Davvero belli e magistralmente girati i flash-back in bianco e nero.

Herrkinski 15/05/08 12:26 - 4957 commenti

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Ottimo film del Romero d'annata. Le tematiche sociali tipiche del suo cinema vengono anche questa volta affrontate in chiave horror, così come la rappresentazione grigia e malinconica della provincia americana. Un senso di emarginazione e psicosi permea la pellicola. La versione originale è più coerente ed atmosferica, mentre il rimontaggio italiano punta più sull'azione e presenta fantastiche musiche dei Goblin. Bravo Amplas e ottime le sequenze in B/N. Forse uno dei migliori di Romero.

Ciavazzaro 16/05/08 16:08 - 4754 commenti

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Visto solamente nella versione italiana, però il suddetto film di Romero è un'interessante e coraggiosa rilettura del mito del vampiro. Molto bravo Amplas, non male anche il tema musicale dei Goblin. Interessanti i flashback, di una violenza inaudita e inaspettata il finale. Da vedere.

Lovejoy 22/10/08 16:51 - 1824 commenti

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Di questo film massacrato dal rimontaggio di Dario Argento e dalle musiche dei Goblin è preferibile la versione Director's cut. Insiema a Zombi questo Wampyr (o Martin che dir si voglia) rimane a parere del sottoscritto il capolavoro del regista. Sorta di rilettura personale sul vampirismo condita da un buon ritmo e da notevoli scene d'azione. Buon cast, poi scomparso praticamente nel nulla.

Brainiac 26/01/09 08:56 - 1082 commenti

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Non c'è alcun motivo per cui gli estimatori di Romero non debbano vedere questo film. Gli ingredienti tipici del suo cinema ci sono tutti, dalla metafora della società che crea con disarmante facilità i propri idoli-demoni alle scene di tensione (il serrato inseguimento nell'appartamento), fino al finale come al solito non consolatorio. Ho visto la versione italiana, quindi ho apprezzato l'ennesimo tour de force musicale dei Goblin, come sempre bravi nell'instillare tensione (per mezzo di Moog e "tastierame" vario). Il film più doloroso di Romero.
MEMORABILE: Il lungo inseguimento nella casa.

Puppigallo 13/02/09 11:51 - 4485 commenti

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Genuino vampirismo, stati allucinatori, paranoia acuta? Di tutto un po'. Il protagonista, con la sua aria malaticcia, è decisamente azzeccato. Le sue psicosi sono descritte in maniera piuttosto efficace (simpatico l'utilizzo del bianco e nero quando immagina la situazione ideale da vampiro) e il quadro generale che ne scaturisce oscilla tra il triste e l'inquietante (la lucida follia quando entra in azione con la siringa). Il problema è, che se provate a mandare il nastro a doppia velocità, vi accorgerete che il ritmo diventa accettabile.
MEMORABILE: La donna sposata e insoddisfatta, rivolta al giovane protagonista: "Mi ricordi un gatto che avevo. Non diceva mai niente, neanche un miagolio".

Ford 22/03/09 09:31 - 582 commenti

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La chiave del film è tutta in una scena: Martin è in una nuvola di fumo e sì, è un vampiro! E invece no e lo si era già capito; via il mantello e i denti finti ed ecco il "normale" Martin: è l'unica scena in cui non sembra un bambolotto del diavolo e si concede una sana risata... quindi non è un vampiro, è uno psicopatico! Ma forse no... e poi sembra leggermente guarito... o forse no! Romero gioca con la psicologia di un personaggio che sembra non averne con una tecnica fuori di testa e frammentaria.
MEMORABILE: A me le musiche dei Goblin piacciono...

Deepred89 21/04/09 14:01 - 3253 commenti

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Eccentrico film in bilico tra thriller, horror, drammatico e grottesco, non completamente riuscito ma assolutamente non banale e pieno di idee interessanti. La figura del vampiro viene riletta in maniera originale e non stereotipata e non manca neppure un'interessante critica sociale. Questi buoni spunti sono però fortemente penalizzati da un ritmo narrativo lentissimo e da una confezione poco brillante. Molto riuscite comunque le tese sequenze d'omicidio e la scena finale. L'edizione italiana è completamente stravolta. Non male.

Enricottta 29/06/09 14:49 - 507 commenti

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Film a basso costo, ed è un bene: gli conferisce quell'aria di genuinità che per un occhio non allenato può essere mal interpretato. L'attore principale è azzeccatissimo nel ruolo ed è quello che si porta sulle spalle l'intero film. Gli altri interpreti fanno da corollario e sono poco incisivi. La trama è un po' buffa ma efficace, l'intento iniziale (vedi durata complessiva 2ore e45 min, realizzazione in bianco e nero) scoraggia il produttore (e forse anche me) dal formulare un giudizio troppo positivo.
MEMORABILE: Il rito dell'esorcismo, in latino e rigosamente in bianco e nero, è autentico (per quanto possibile).

Aal 6/09/09 10:20 - 321 commenti

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Martin (parlo della versione director's cut) è un film originale, su un archetipo dell'immaginario gotico. Realizzato con pochi mezzi (lo stesso Romero ricorda che l'intera crew era di circa 15 persone), ma con maestrìa, offre una grande prova d'attore di John Amplas (Martin), confuso egli stesso sulla realtà della propria natura: vampiro reincarnato o adolescente con gravi problemi psichici? Romero propende per la prima ipotesi. Opera moderna e provocatoria, come le cose migliori di questo regista. Nel cast anche Tom Savini.

Giacomovie 20/05/10 11:03 - 1338 commenti

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Film che alla buona direzione di Romero, bravo artigiano del low-cost, contrappone una struttura grezza, uno sviluppo semplicistico e la mancanza di un'impostazione orrorifica che colpisca. Riesce comunque ad assicurare un discreto grado di suspence, data dalle inquietudini dei turbamenti psichici. **!

John trent 8/08/10 11:50 - 326 commenti

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Un horror moderno che esplora il tema del vampirismo da un punto di vista assolutamente inedito e originale. Girato in economia con mezzi e cast risicati, il film si regge tutto sullo strepitoso protagonista John Amplas che ci regala un personaggio folle, inquietante, disperato e inimitabile. Romero dirige con stile freddo e scarno e analizza con poetica asciuttezza le inquietudini del protagonista. Meglio la director's cut che l'edizione italiana rimaneggiata e rimontata con l'aggiunta di musiche dei Goblin tratte da "Roller" e "Il bagarozzo Mark".
MEMORABILE: Il primo omicidio sul treno (che nell'edizione italiana viene posposto di una ventina di minuti); i flashback in bianco e nero.

Buiomega71 18/12/10 01:20 - 2211 commenti

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Resta ancora oggi il capolavoro di Romero al di fuori dei suoi zombi. La realistica, quanto angosciante, cronaca di un giovane serial killer che si crede un vampiro. John Amplas è straordinario nel dare a Martin quel senso di vuoto, a volte sembra un automa dallo sguardo fisso e solitudine al suo personaggio. Romero, nel ruolo di padre Howard, dà al suo film un tono onirico (i flashback in seppia) e al contempo degradante, come la cittadina di Braddock. Pochi, ma incisivi, gli effetti splatter di Tom Savini. Lo adoro, ma non la director's cut.
MEMORABILE: La filastrocca finale: "Ricordati boy, che quando il gallo canterà 205 volte me la darai" "Cosa?" "l'anima, la tua anima".

Daidae 3/03/11 21:19 - 2717 commenti

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Noioso e allucinato film di Romero, dove il vampiro è ridotto a un biancastro e giovane bevitore di sangue. Curioso il modus operandi del "vampiro". Peccato per la poca azione e per l'ambientazione di provincia americana che rendono poco interessante questo film. Si poteva fare di più.

Myvincent 13/10/11 13:12 - 2499 commenti

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Vampirismo e società contemporanea in questo film di Romero dove alla violenza quotidiana, si aggiunge l'incomprensione, la solitudine, l'emarginazione. Martin è un vampiro dei giorni nostri, lontano dalle pittoresche leggende storiche, ma a cui si dà la caccia da sempre e infatti anche lui non scamperà al classico paletto di legno. Stile scarno, a volte "pornografico", molto indipendente, spesso piuttosto improvvisato...

Pinhead80 22/11/14 19:38 - 3822 commenti

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Premetto di aver visto la versione non integrale del film, ma a me Wampyr non ha convinto molto. Amplas ce la mette tutta nel cercare di caratterizzare un personaggio in maniera differente, rispetto al classico stereotipo vampiresco e se la cava bene. E' la sceneggiatura il punto debole del film, perché a mio modo di vedere non riesce ad amalgamare bene i fatti e i personaggi. Le parti oniriche alla lunga spezzano ulteriormente il ritmo.

Jdelarge 6/09/15 16:16 - 842 commenti

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Interpretazione assolutamente originale e unica del concetto di vampiro da parte di Romero, che dà vita a un film antinarrativo, in cui il ritmo lento rappresenta una sorta di viaggio esistenziale di Martin, il vampiro giovane e moderno, che non si trova in Transilvania ma in una semplice e bigotta provincia americana. A spaventare, infatti, non sono tanto gli omicidi sanguinosi perpetrati dal giovane Martin bensì il bigottismo e la superstizione che pervadono gli abitanti del paesino in cui è ambientata la vicenda. Originale e inquietante.

Rufus68 3/08/16 21:02 - 3008 commenti

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La storia di un freak (che si crede un vampiro) nell'anonima periferia dell'Impero americano, dove il romanticismo della tradizione gotica non può che perdersi nella più deprimente alienazione. Tutto qui, ma i fan di Romero vi hanno ricamato sopra a non finire. Girato con due soldi (e si vede) e quasi catatonico. Amplas è in parte, ma è il personaggio di Maazel a rivelarci qualcosa sull'animo americano. Mitizzato oltre misura.

Jurgen77 5/08/16 14:22 - 630 commenti

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Film di difficile interpretazione e risultato altalenante. Gotico e lontanissimo dai consueti canoni romeriani relativi ai morti viventi. Splendidi alcuni spunti quali i flashback e la colonna sonora. La trama invece, risulta di difficile comprensione e "poco digeribile". Onestamente mi sarei aspettato qualcosa di più, da un maestro come Romero. Sicuramente ci si rifà ai vecchi classici, ma il risultato finale è solamente discreto.

Jena 10/07/17 11:40 - 1157 commenti

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Non mi piacque allora, non mi piace adesso. Il Romero settantiano, fuori dagli zombi, non mi ha mai molto convinto. I pochissimi soldi a disposizione (ma per Romero non dovrebbe essere un problema) qui danno un lugubre senso di squallore, il ritmo è catatonico con ampi momenti di stanca, situazioni piuttosto confusionarie e lampi di tremenda violenza che qui risultano stranamente disturbanti e poco amalgamate. Mi sono piaciuti solo i flashback in bianco e nero. Amplas spettrale ritornerà nel capolavoro Il ciorno degli zombi. Duro da digerire.

Rebis 27/07/17 15:56 - 2088 commenti

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C'è il problema del sesso: soffocato, infetto, veicolo di degrado e squallore morale. E c'è il tema della bellezza: custodita in un miraggio gotico, uno spettro che insorge dal passato remoto. Martin è un misfits, martire della contemporaneità, una leggenda metropolitana. Non si torna indietro dalla director's cut: tolte le musiche dei Goblin, restaurato il montaggio e le sequenze tagliate, il film sprigiona un afrore necroforo perturbante, immerge in un clima desolato e fatiscente, apre ad una forza introspettiva che urtica e seduce. Opera marginale e scomoda irriducibile al cinema di genere.

Zender 6/08/17 08:34 - 275 commenti

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Il vampirismo come facile rifugio per disadattati? E Martin, “un po' tardo ma non scemo” (parole di suo cugino), ci è o ci fa? Sull'ambiguità ermetica del personaggio Romero costruisce una nuova, scoperta metafora col gusto di chi il disagio sociale sa raccontarlo con vigore e personale autenticità. Nella piccola, pacifica Braddock piazza la sua scheggia impazzita lasciando che cresca d'intensità e consapevolezza per poi deflagrare. Un percorso montato a frammenti convulsi, disseminato di granulosi flashback in b/n che inoculano mistero in un'opera vorticosa e intellettualmente stimolante.
MEMORABILE: L'esordiente Amplas: comunica con gli occhi racchiudendovi odio, ingenuità e stupore; La tensione inventata dai Goblin nella versione nostrana.

Rambo90 30/08/17 20:06 - 6271 commenti

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Rilettura accattivante e moderna del mito del vampiro, a cui però manca una vera forza coinvolgente per essere incisiva. La sceneggiatura infatti, dopo aver abilmente sfatato i cliché dei film sui vampiri, tende a fermarsi riproponendo ciclicamente le stesse situazioni. Comunque l'atmosfera c'è e la regia di Romero è sempre dignitosa, soprattutto quando gioca con degli affascinanti flashback in bianco e nero. Bravo il protagonista, finale un po' frettoloso.

Hackett 25/11/18 18:59 - 1719 commenti

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Un Romero d'annata, che come nelle sue pellicole migliori non si nasconde dietro a nulla mostrandoci l'orrore (ma anche la "normalità" che lo circonda) per quello che è. Location intrigante (la piccola desolata provincia), pochezza di mezzi e una fotografia sgranata; tutto aiuta a regalare un'aura speciale a questo piccolo horror ricco di sfumature. Come sempre per il regista i mostri non sono quasi mai solo i diversi; le persona "normali", infatti, non sono da meno.

Minitina80 16/12/18 11:38 - 2268 commenti

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Semplice per le poche idee che tengono in piedi il film, ma allo stesso tempo di non facile comprensione per la complessità con cui queste vengono espresse. Attorno a Martin viene lasciato ampio margine, non permettendo di restringere a una soltanto le chiavi di lettura. Spesso è necessario captare una semplice sfumatura per capire qualcosa in più. Lo sfondo è una città sporca e degradata, quasi spettrale, la cui anima è stata catturata talmente bene da risultare un elemento di fastidio. Non destinato ai cattolici oltranzisti.

Siska80 20/01/20 13:13 - 415 commenti

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Eros e Thanatos si sposano felicemente in questo thriller psicologico che non ci svela fino in fondo l'identità del suo protagonista. Ingegnosa variante romeriana sul tema zombi (in questo film non si mangia carne umana ma si beve sangue); fuori luogo il rimaneggiamento del montaggio nella versione italiana, che gode però dell'ottima soundtrack dei Goblin. Un piccolo gioiello.
MEMORABILE: L'assalto alla villa.

Lupus73 5/06/20 12:19 - 498 commenti

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Siamo in epoca contemporanea, in cui è sempre più difficile credere ai vampiri, ma il vecchio zio di Martin (che lo deve ospitare) li conosce bene e sa bene che suo nipote lo è. Romero dà una nuova forma al tema gothic per eccellenza e caratterizza Martin non come un mostro ma come un ragazzo con le proprie pulsioni (oltre a quella per il sangue, che ottiene non con canini appuntiti ma con lametta). Flashback in b/n del suo remoto passato, lo zio (novello Van Helsing) che gli ricorda la discendenza maledetta. Meglio la versione italiana, più movimentata e con i Goblin in OST. Gioiellino.
MEMORABILE: I moniti altisonanti dello zio; l'interpretazione di Amplas/Martin; la OST dei Goblin adattata dall'album Roller.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Rebis • 6/05/19 09:21
    Comunicazione esterna - 4289 interventi
    Gest io non penso che Martin sia superiore a Wampyr perché è il director's cut, ma perché mi è sembrato semplicemente migliore, più efficace, organico, coerete: il fatto che a te piaccia di più Wampyr non lo rende oggettivamente superiore, quindi non colgo il senso del paradosso che proponi.
  • Discussione Gestarsh99 • 6/05/19 11:36
    Scrivano - 13764 interventi
    È chiaro, parliam sempre di gusti personali e di soggettività. Questo credo sia un fatto assodato da non specificare oltre. Nei miei interventi ho parlato esattamente del mio "impatto emozionale" legato al Wampyr europeo, sottolineando poi anche i pregi riscontrati nel Martin originario: Gestarsh99 ebbe a dire: [...]nulla da eccepire sulla diversa (e in alcuni punti anche miglior) resa tecnico-contenutistica del Martin romeriano, logicamente più compito, elegante e poetico, come dici tu; il nostro è innanzitutto un discorso d'impatto emozionale: il Wampyr sonorizzato coi Goblin ha una carica allucinatoria e angosciante così calcificata nei ricordi di chi (leggasi me e probabilmente Buio) lo scoprì in queste vesti rimodulate che è quasi impossibile rivederlo "degoblinizzato" senza provare insoddisfazione. Insomma, è una questione di "primo amor che non si scorda mai". Il mio paradosso era appunto rivolto ad appurare se per te (e per gli altri) è giusto valutare serenamente un eventuale rimontaggio filmico non approvato dall'autore originario, senza cioè sottostimarne aprioristicamente l'esito solo perché frutto di arbitraria manipolazione. Da quel che mi par di capire dalla tua risposta, se a te il riediting del caso risultasse più gradito, non avresti problemi a giudicarlo superiore al progetto autentico. Interpreto bene?
  • Discussione Caesars • 6/05/19 12:20
    Scrivano - 10218 interventi
    Anche io non ho problemi a valutare un riediting non autorizzato migliore dell'originale, se lo gradisco di più(nel caso di Martin/Wampyr non posso esprimere giudizio, in quanto ho visto solo la versione "rimaneggiata") . Però in generale, non mi sembra giusto mettere mano sull'opera di un autore, senza il suo consenso (anche se è cosa che al cinema succede spessissimo. I produttori innumerevoli volte hanno stravolto il lavoro dei registi). Sarebbe giusto dare all'autore almeno la facoltà di levare il suo nome dall'opera rimaneggiata.
  • Discussione Rebis • 6/05/19 13:48
    Comunicazione esterna - 4289 interventi
    Gestarsh99 ebbe a dire: Da quel che mi par di capire dalla tua risposta, se a te il riediting del caso risultasse più gradito, non avresti problemi a giudicarlo superiore al progetto autentico. Interpreto bene? Interpreti bene, non sono un purista, anche se però non mi è mai capitato. Per alcuni film muti ho apprezzato colonne sonore non originali che migliorano (o attualizzano) la resa complessiva, ma per esempio Metropolis di Moroder per quanto sia un'operazione interessante, perde di significato in confronto alla versione restaurata. Il Disprezzo di Godard manipolato da Ponti è un altro scepio indifendibile (anche lì colonna sonora di Deleure completamente rimossa e tagli indiscriminati) e la workprint di Alien 3 più vicina al cut di Fincher è infinitamente superiore alla theatrical (manipolata dai produttori)... e non parlo di Blade Runner di cui si è discusso a sufficienza credo. Mentre a I cancelli del cielo di Cimino qualche taglio gioverebbe, per dire, ma non ho visto la versione approntata da Soderbergh, quindi non saprei. Però in linea teorica accetto il paradosso, perché no?
    Ultima modifica: 6/05/19 14:31 da Rebis
  • Discussione Gestarsh99 • 6/05/19 18:29
    Scrivano - 13764 interventi
    Caesars ebbe a dire: [...] Sarebbe giusto dare all'autore almeno la facoltà di levare il suo nome dall'opera rimaneggiata. Questa sarebbe l'opzione ideale. Ai titoli menzionati da Rebis aggiungerei doverosamente anche La casa dell'esorcismo, dai cui credits andrebbe platonicamente cassato il nome di Mario Bava (il suo Lisa e il diavolo viaggia su ben altri binari di qualità, sottigliezza e fascino rispetto all'esorcicciata approntata nel '75).
  • Discussione Rebis • 6/05/19 22:04
    Comunicazione esterna - 4289 interventi
    Verissimo. Anche la versione americana di Possession (poi doppiata e importata da noi in vhs) è stata sottoposta a un rimaneggiamento integrale, dal montaggio alla colonna sonora... ma non serve dire quale versione sia meglio :D
    Ultima modifica: 7/05/19 14:34 da Rebis
  • Discussione Schramm • 7/05/19 15:39
    Risorse umane - 6703 interventi
    la lista è potenzialmente infinita e temo il contatore geiger impazzisca o taccia a seconda anche del caso. personalmente non ricordo granché niuna delle due versioni da voi messe alla sbarra, perché ai tempi non mi colpì il film in sé (magari rivisto oggi, chissà, svetterebbe in cima alle mie predilezioni), ma per propaggine mi viene subito pensato al don chisciotte di welles superbamente (nel senso che si vuole) messo a punto da franco. e/o che dire del caligola di brass-non brass, di tutti e di nessuno, dove ogni versione, anche la più pasticciata, è quantomeno interessante e lascia comunque trasparire il brass più discolaccio e fumantino? l'agone è problematico: da una parte l'esito finale, l'opera che può (..deve?!) prescindere da chi l'ha concepita (che la intese e ideò differente a monte), dall'altra la matrice che non andrebbe idealmente toccata, perché se pincopallo l'ha concepita in quel preciso modo, l'opera della quale tenere conto e rispetto è quella. tuttavia il cinema ha di bello che per sua congenita natura, è frankenstein. cambi un arto, cambia tutto, e da uno stesso film, mischiando o togliendo o aggiungendo metri, sovrascrivendo suoni ost o dialoghi, o rendendolo muto, puoi ricavare 10 20 50 film diversi e tutti potenzialmente interessanti. rituttavia: in quanto corpo ha anche un cuore, un'anima e un cervello, e cambiando gli arti si rischia di trasfigurare anch'essi. senza contare che accettando una pluralità di versioni si rischia di abbracciare anche la sfera scivolosa della censura, e di dire "massì, ma chissene se gli mancano quei tot minuti, anzi io lo preferisco così". mentre dietro a quei tot minuti magari c'è tutto il (senso del) film, e comunque sono stati realizzati a fronte di tantissimo sudore e denaro versati (per tacere del tempo), quindi andrebbero preservati e rispettati. alla domandona che fare? non credo di avere risposte tranchant, anche perché il vero regista dell'opera, una volta immessa nell'arena, diventa lo spettatore. ovviamente e come sempre vige il ciascun per sé, il 'dove c'è gusto non c'è perdenza', il rispetto di ogni significante e di ogni gradimento, però s'io fossi romero piangerei sangue nel vedermi riprocessata l'opera e tradite o stravolte, in tutto o in parte, le idee e le dinamiche interne che la impastano. a meno che queste, a monte, non fossero fallimentari, e dunque perfettibili. è un dibattimento destinato comunque a restare una spirale non chiusa. per me avete ragione tutti.
    Ultima modifica: 7/05/19 15:50 da Schramm
  • Discussione Herrkinski • 7/05/19 15:51
    Scrivano - 2287 interventi
    Schramm ebbe a dire: è un dibattimento destinato comunque a restare una spirale non chiusa. per me avete ragione tutti. Nel caso specifico mi sono già espresso, ma anche preferendo la versione originale di Romero capisco che la versione italiana possa essere una sorta di guilty pleasure, vuoi per questioni nostalgiche (l'averlo conosciuto così sulle tv private d'epoca, che è quel che è capitato anche a me tra l'altro), vuoi per la bella ost dei Goblin. Ammetto che a volte mi è capitato di volerlo rivedere in questa versione anche a me, quindi un suo perchè ce l'ha, per quanto se dovessi farlo vedere a qualcuno che non lo conosce lo spingerei verso l'originale. Sulla soggettività del fruitore c'è poco da fare; le opere andrebbero gustate nella loro purezza ma poi ognuno ne gode come preferisce. Io ad esempio detesto gli equalizzatori degli stereo perchè quando un disco è mixato e masterizzato va ascoltato così com'è, in flat. Se si va a spippolare con l'EQ (più basse, meno alte, più medie, ecc) ci si crea un ascolto sul gusto personale che non è quello concepito dall'artista, ma trovami un supporto che non ha l'EQ tutt'oggi :-)
    Ultima modifica: 7/05/19 15:53 da Herrkinski
  • Discussione Schramm • 7/05/19 15:59
    Risorse umane - 6703 interventi
    sì peraltro è un'operazione fattibile anche con lo stesso televisore: uno spettatore nostalgico e reazionario può azzerare il volume e togliere il colore per tornare al muto, e crearsi le sue didascalie mentali. per cui è davvero un ping-pong potenzialmente eterno. però ecco, io di zombi non sono mai riuscito a vederne la versione pre-argentea e goblinata, e per quanto quest'ultima possa essere stata ottimizzata rispetto a quella primeva, la curiosità di vedere come lo intese, volle e concepì lo zio george è sempre rimasta.
  • Discussione Herrkinski • 7/05/19 16:09
    Scrivano - 2287 interventi
    Schramm ebbe a dire: però ecco, io di zombi non sono mai riuscito a vederne la versione pre-argentea e goblinata, e per quanto quest'ultima possa essere stata ottimizzata rispetto a quella primeva, la curiosità di vedere come lo intese, volle e concepì lo zio george è sempre rimasta. In realtà la score originale E' quella dei Goblin per Zombi, con la differenza che nella versione americana è meno presente e ci sono alcuni inserimenti di musica d'archivio. Le canzoni e i suoni presenti sono stati raccolti da un amatore che ha dato vita a questo interessante progetto per confrontare le ost delle varie versioni del film: http://www.bookofthedead.ws/dotd/index.html E' anche uscito un disco chiamato Dawn of the Dead: The Unreleased Incidental Music con molto di questo materiale d'archivio.
    Ultima modifica: 7/05/19 16:11 da Herrkinski