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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Chi pensava ad una comicità poco trattenuta, debordante, istintiva, come la locandina sembrava promettere, dovrà ricredersi: questo IO VOGLIO UNA DONNAAA! È solo un’innocua commedia raccontata con toni quasi favolistici, in cui il suo protagonista (Rocco Barbaro) è una sorta di Forrest Gump che passa da un coma (almeno un paio, uno dei quali durato vent’anni) a una prigione sognando la donna ideale. Fin da piccolo (molto deboli i flashback d’infanzia) dimostra di essere uno sprovveduto, stralunato, incapace di approciare quel gentil sesso che sente di poter amare con tutto se stesso. Eppure, a ben vedere, le occasioni non gli mancano, e passa da una bella animalista (Antonella... Leggi tuttoElia) che lo coinvolge nella scoperta della natura suggerendo di accoppiarsi come i tassi o i ricci a una ragazzetta fuggita di casa con cui vivrà una breve avventura “on the road”. Barbaro avrebbe anche il phisique du role, per una parte del genere, ma la sceneggiatura gli offre davvero poco e i motivi per sorridere si limitano a qualche gag infilata a fatica tra dialoghi all’acqua di rose e privi di qualsiasi mordente. I suoi rapporti in carcere sono con l’ex amico d’infanzia ora compagno di cella (Massimo Olcese del duo Olcese & Margiotta) o con la psicologa (Stefania Rocca), con la quale ha diritto ad una serie di incontri (vista la chiara instabilità mentale) e instaurerà una bella amicizia (lei è in costante rottura col fidanzato e si confessa col paziente). Fotografato con colori pastello zuccherosi almeno quanto il soggetto, il film prova a darci uno spaccato di isolata vita di provincia: Mario Becchi, il protagonista, abita infatti ad Alberi di Vigatto, una frazione del comune di Parma, e non ha praticamente nessun tipo di vita sociale. Tanto che per soddisfare il desiderio del titolo decide di scrivere oltre 5000 lettere d’amore a donne che non conosce. La trovata dell’esibizionismo così ben visualizzata in locandina è confinata a poche scene, di nessuna originalità e purtroppo di dubbio effetto comico, che causano semplicemente l’arresto e la detenzione del povero Becchi. Troppo pochi i momenti riusciti del film, spesso da imputare a sporadici duetti tra Barbaro e Olcese. Peccato, perché all’inizio pareva di aver a che fare con una commedia e un personaggio insoliti (spassoso quando Barbaro interpreta a modo suo e con sicurezza le macchie di Rorschach). Invece la scarsità di idee si riscontra anche nell’abuso di sequenze di raccordo utili solo a far ascoltare un po’ di buona musica.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 19/12/10 DAL BENEMERITO ZENDER POI DAVINOTTATO IL GIORNO 11/02/11
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Panza 6/04/15 19:51 - 1483 commenti

I gusti di Panza

Il personaggio ci stava e Barbaro riesce a interpretarlo in modo convincente senza sbracare o andare sopra le righe. I fratelli Mazzieri non riescono purtroppo a dare la giusta verve a un film mai convincente, fatto di vari frammenti della vista del protagonista. La regia ci prova ma il ritmo è blando e gli ultimi dieci minuti metterebbero alla prova molti. Resta soltanto una serie di situazioni surreali buone sulla carta tra cui spicca la sequela di cuori che il protagonista appende per tutta la città e le lettere che spedisce a 5000 donne.
MEMORABILE: L'enciclopedia che il protagonista consulta sempre.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Caesars • 22/03/11 16:14
    Scrivano - 9953 interventi
    Direi che il titolo di questo film (che non ho mai visto) sia derivante dalla celebre invocazione che faceva Ciccio iNgrassia dall'alto dell'albero su cui si era arrampicato in "Amarcord"
  • Discussione Zender • 22/03/11 18:10
    Consigliere - 43740 interventi
    Beh certo, la citazione è evidente, per quanto il film davvero nulla c'entri con Fellini :)