Una birra al fronte - Film (2022)

Una birra al fronte
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L'IMPRESSIONE DI MMJ

La guerra in Vietnam vista da una prospettiva particolare: né quella del soldato, né quella del reporter. Chickie Donohue (Efron, con baffo a renderlo quasi irriconoscibile) è un semplice civile, un giovane che da New York si accorge di quanti suoi amici stiano cadendo al fronte e decide di fare qualcosa per loro. Un giorno, mentre è seduto al bancone del bar con altri amici, ascolta il vecchio gestore (Murray) dire cosa escogiterebbe lui per comunicare a chi combatte la vicinanza sua e degli americani: “Andare in Vietnam, rintracciare Reynolds, Collins, Papas, Dougel, Minogue... insomma i ragazzi del nostro quartiere, solo per... dar loro una birra. Sì, per ringraziarli”. Chikie, nell'incredulità...Leggi tutto generale, non solo giudica buona l'idea ma si propone di partire per realizzarla! Gli basterà trovare un mercantile (lui lavora in nave sei mesi all'anno), imbarcarsi per Saigon e da lì raggiungere i ragazzi al fronte. Se nella prima parte il regista Peter Farrelly racconta l'America del 1967 con le manifestazioni di protesta contro la guerra, i contrasti in famiglia, gli scontri tra chi contesta e chi ciecamente si fida del proprio Paese, poi porta il suo Chickie in Vietnam e, dopo una veloce visita nella capitale, sul campo di battaglia, negli avamposti, nella giungla... Nessuno riesce a credere che il ragazzo sia giunto fin lì solo per portare delle birre ai soldati e non per nulla qualcuno lo scambia per un agente della CIA (cosa che lui furbescamente non nega, superando in tal modo molti ostacoli). L'impatto col fronte non è da dramma alla PLATOON e il film continua seguendo le coordinate del dramma leggero, spesso della commedia, con il protagonista – insieme alla sua inseparabile sacca contenente le lattine di birra - che raggiunge il campo spostandosi in elicottero, arrivando fino in trincea, stupendo regolarmente chi non riesce a immaginare che lui sia lì solo per consegnare delle birre. Ciò che più è incredibile, tuttavia, è il fatto che tutto ciò sia realmente accaduto. Chickie Donohue è esistito (ne vediamo le foto nei titoli di coda) e forse il suo gesto così surreale e simbolico meritava davvero - per l'assurdità e il coraggio - di essere eternato in un film. Che però poi si arricchisce di molto altro, portando Chickie a conoscere personaggi che lavorano sul campo come il fotoreporter cui dà il volto un Russel Crowe ad essere sinceri non molto credibile nel ruolo. D'altra parte non era facile proseguire a lungo con un soggetto tanto striminzito, e l'aver scelto di superare le due ore di durata non si rivela granché saggio. Nonostante un Zac Efron che azzecca il personaggio conferendogli l'aria meravigliata e sempre un po' fuori dal mondo necessaria ad affrontare una missione tanto surreale, ciò che gli gira intorno non riesce a coinvolgere come la situazione richiederebbe. Farrelly mantiene costantemente una certa paradossale aria scanzonata senza però mai scivolare nella farsa, individuando un registro piuttosto insolito, considerato il tema trattato, e mostrandoci la guerra dall'esterno pur entrandoci con decisione. Grazie alla regia solida la storia gira, anche se si avvertono la debolezza di fondo e l'inconsistenza della sceneggiatura. C'è ben poco da raccontare, in sostanza, e l'avventura di Chickie si esaurisce in tappe tra loro spesso simili, compreso il paio di passaggi a Saigon. Peccato inoltre che Murray si veda così poco (giusto nelle prime scene al bar)...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 1/10/22 DAL BENEMERITO GALBO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 18/10/22
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Galbo 1/10/22 17:46 - 11976 commenti

I gusti di Galbo

Nel 1967 il giovane newyorchese Chickie progetta di recarsi in Vietnam e consegnare birre a dei soldati del suo quartiere come gesto di vicinanza del popolo americano all'esercito. Il film di Farrelly alterna dramma e commedia cercando di mostrare le asperità della guerra da una prospettiva inedita. Tecnicamente pregevole (ambientazione, fotografia e colonna sonora ottimi), il film semplifica un po' troppo, ma la progressiva consapevolezza del protagonista (bravo Efron) è ben resa ed è una buona metafora della perdita di innocenza americana di fronte al dramma del sud est asiatico.

Herrkinski 2/10/22 03:22 - 7073 commenti

I gusti di Herrkinski

Al regista va dato atto di aver portato su schermo una vicenda vera che ha dell'incredibile, pur senza essere necessariamente legato alla forma classica del biopic; se storia, nomi e avvenimenti sono legati alla realtà, la messinscena è comunque hollywoodiana, con un mix tra momenti maggiormente di entertainment e altri più drammatici e riflessivi, a raccontare la presa di coscienza americana sulla "Sporca Guerra" attraverso gli occhi di un ingenuo ragazzo patriota. Durata un pelo eccessiva ma ottime le riprese in location e davvero buone confezione, ost e ricostruzione storica.

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  • Discussione Galbo • 1/10/22 17:47
    Consigliere massimo - 3939 interventi
    Anche se sembra incredibile, il film è tratto da una storia vera. Per saperne di più ecco un link utile.
    Ultima modifica: 1/10/22 18:24 da Zender