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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

In un'epoca in cui la corsa al recupero ossessivo di film appartenenti alla cosiddetta serie B del nostro cinema (o Z, secondo alcuni) è ormai prassi comune e consolidata, avvalorata dallo sponsor Tarantino (ovviamente citato), non appare certo strano che anche un autore come Avati vi dedichi una propria personale riflessione (per quanto a margine, in un'opera che di altro parla). Il protagonista Davide (Scamarcio) è il figlio di Achille Bias, sceneggiatore che per una vita ha messo mano a copioni di commediacce senza alcuna pretesa, avversate dalla critica quanto amate dalla massa (l'unico spezzone mostratoci appartiene al cult DOVE VAI SE IL VIZIETTO NON CE L'HAI...Leggi tutto, scritto in realtà da Carlo Veo). In aperto conflitto col padre, Davide è costretto a tornare al paese d'origine proprio a causa dell'improvvisa morte per incidente di questi. Tra una frecciata in pubblico (persino al funerale) e l'altra, si accorge però che il legame col padre non era così fragile come pensava, e saputo dalla sua ultima amante (Stone) che l'uomo stava scrivendo un'autobiografia, la cerca ovunque nel suo studio scoprendo però quanto essa fosse ridotta a poche righe di rassegnazione davanti a una totale assenza di ispirazione. A quel punto gli viene l'idea di completarla personalmente... Uno sviluppo quasi favolistico, per certi accenti quasi surreali suggeriti dall'interpretazione spesso trasognata o volutamente assente di Scamarcio e dai tocchi morbidi del piano di Raphael Gualazzi (autore della colonna sonora). Avati però dirige troppo passivamente, curando molto meno del solito la direzione di un parco attori assemblato decisamente male. La curiosità nei confronti dell'evoluzione della vicenda non monta, i momenti morti non si contano, la Stone è prigioniera di un ruolo scialbo da musa sfiorita che si confonde bene tra i toni autunnali dell'elegante fotografia. Un grigiore che sembra purtroppo avvolgere l'intero film, dall'andamento lento e compassato, che inciampa in personaggi sorprendentemente banali per gli standard avatiani (quello della Capotondi in primis, preoccupata per le sorti del suo ragazzo ma pronta a ricadere tra le braccia dell'ex alla prima difficoltà) e affidata in modo eccessivo alla performance di uno Scamarcio che non pare granché a suo agio nel personaggio. Un'opera decadente che non mostra mai di poter emergere dalla palude in cui si muove fin dalle prime scene. Sembra divertente e divertito il ritratto del mondo che gravita intorno ai colleghi e amici del padre defunto, ma perché allora confinarlo ai margini della storia, senza farlo emergere nella sua ruspante autenticità come nelle scene in cui viene proiettato l'ultimo film sceneggiato da Bias e a lui dedicato dall'amico/regista? Piccole parti per Valeria Marini (perfetta come rappresentante del cinema che Davide odia e suo padre frequentava) e l'ex della TERZA C Fabio Ferrari (è un agente letterario), mentre a Giovanna Ralli spetta la parte più lagnosa (la madre costantemente sull'orlo del pianto).
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 20/09/14 DAL DAVINOTTI
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Ultimo 26/09/16 16:11 - 1358 commenti

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Mi aspettavo qualcosa di più da questo dramma avatiano, quasi totalmente incentrato sulla figura di Scamarcio e sul suo rapporto col defunto padre scrittore. La pellicola parte bene e incuriosce parecchio l'alone di mistero iniziale, salvo trasformarsi in un film noioso dopo nemmeno mezz'ora. Alla fine non si resta per nulla soddisfatti né della vicenda né tantomeno della prova del cast: Scamarcio va così così, la Capotondi è pessima e la Stone sembra messa lì come ornamento. Avati delude.

Markus 20/09/14 09:27 - 3292 commenti

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Francamente terribile: al di là della puerile sceneggiatura, Avati è riuscito nell'impresa di non cavare un solo minuto convincente dal comparto degli attori, a partire da Scamarcio in un ruolo semplicemente mancato. La Stone insulsa, la Capotondi incapace e la Ralli un piagnucolio con due gambe. Il bofonchiare di Gualazzi - sua la colonna sonora - è irritante. La naturalezza di Nik Novecento, l’emotività di Botosso e di Capolicchio, la Bologna Anni ’80 e le musiche di Ortolani sono decisamente un lontano ricordo da rimpiangere.

Homesick 25/01/15 18:04 - 5737 commenti

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Accantonati ricordi e folklore emiliani, Avati rientra nella sua vena più oscura, intimista e amara, narrando una storia di frustrazione professionale e pazzia lungo il fragile filo del rapporto familiare, da sempre pietra d'angolo del suo corpus cinematografico. Pur cadendo ancora vittima di qualche raptus giovanilistico, sotto la guida del regista bolognese Scamarcio sa essere finalmente attore maturo e sensibile; lo attorniano una solida guest-star (Stone), una compassionevole Capotondi, una dolente Ralli e i tipici personaggi avatiani di Ferrari, Dori, Ragno.
MEMORABILE: Il discorso al funerale e dopo la proiezione del film; gli insulti a Dori, scostante notaio.

Galbo 1/02/15 09:27 - 11382 commenti

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Paradigmatico di una preoccupante involuzione dell'Avati regista, è un film in cui c'è pochissimo da salvare, giusto lo spunto iniziale che si ricollega al lavoro sulla memoria impregnato di malinconia, che ha sempre caratterizzato il regista emiliano. Lo sviluppo del film è pessimo, con una storia che tocca il ridicolo in più punti, una messa in scena poverissima e un gruppo di attori mal diretti, con Scamarcio forse al punto più basso della carriera e una Sharon Stone chiaramente reclutata come specchietto per le allodole.

Piero68 19/10/15 12:13 - 2755 commenti

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Accantonata la sua Bologna e i suo racconti, Avati si avventura su un terreno probabilmente fuori dalle sue corde o, più semplicemente, non mette l'impegno richiesto da una pellicola del genere che, non avendo una sceneggiatura di peso, lasciava alla regia la forza di catturare lo spettatore. Un po' dramma un po' metacinema, persino la scelta degli attori risulterà fallimentare. Scamarcio, incolpevole coprotagonista del fallimento, fa quello che sa e tutto sommato lo fa meglio di tanti altri al cospetto di una Stone troppo grigia per essere sexy.

Maxx g 7/11/15 18:22 - 492 commenti

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Ritratto intimista di un figlio che vuole ritrovare il padre, almeno nei ricordi, dopo un rapporto da sempre burrascoso. La realizzazione è buona e la pellicola si lascia seguire, dando un sapiente tocco poetico. L'aspetto negativo è dato dalle prove attoriali: valida quella della Ralli e di Sharon Stone, qui alla sua prima esperienza italiana, insufficiente quella della Capotondi mentre anche qui si ha la riprova che Scamarcio è espressivo come un banano.
MEMORABILE: Il bacio tra Scamarcio e la Stone in auto.

Hackett 28/06/16 18:55 - 1725 commenti

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Un Avati deludente, quello di questo film. Una pellicola che pur contando su un cast di richiamo non riesce a convincere ed emozionare lo spettatore. Dialoghi spenti, personaggi poco interessanti e una vicenda che non decolla mai. Manca l'emozione e come in alcuni (pochi) film non riusciti del regista emiliano, la maniera non sopperisce alla scarsa ispirazione. Avati è un maestro, ha fatto tantissimi film, forse qualcuno (come questo) ce lo poteva evitare.

Parsifal68 3/06/16 09:47 - 607 commenti

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Triste canto del cigno di uno straordinario regista, che però qui segna malinconicamente il passo. La sceneggiatura, decisamente lacunosa, tratta male le inquietudini giovanili frutto di uno scontro padre-figlio e del ravvedimento di quest'ultimo con totale identificazione con il primo. Film decisamente inattendibile, colpa anche di attori mal assortiti e fuori parte. Scamarcio è inconsistente in un ruolo dove bisognerebbe avere più spessore introspettivo e la Capotondi è poca cosa. Un poco meglio la Ralli. La Stone scelta per far cassetta.

Rambo90 26/06/16 23:09 - 6343 commenti

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Una prima parte molto interessante, che si apriva a tante possibilità, con il giusto tono malinconico e il ritmo adeguato. Purtroppo la svolta della seconda parte risulta un po' forzata, quasi ingiustificata, sfociando in un finale drammatico ma incomprensibile, come se fosse parte di un altro film. Peccato, perché Scamarcio è in una delle sue performance più credibili e aveva accanto una superba Ralli. La Stone è del tutto pleonastica (e doppiata malissimo), la Capotondi di routine. Non male, in fondo, ma straniante.

Saintgifts 11/09/17 09:59 - 4098 commenti

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Anche se la vicenda verte tra Milano e Roma, Bologna compare sempre in sottofondo, con il profumo del padre e la foto alla Montagnola. Questo solo per dire che qui Avati è ricorso ancora una volta alle sue esperienze giovanili, al suo modo di raccontare "favole" che tante volte ha incantato. Purtroppo qui le caratteristiche del bravo regista sono mal riposte e non adatte a una storia che pure lui ha scritto e sceneggiato (sceneggiatura anche premiata); ne risulta un film che arriva a sfiorare il ridicolo involontario.
MEMORABILE: La tremenda apparizione di Valeria Marini.

Ira72 18/09/17 20:29 - 936 commenti

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Sarà che Avati ha fatto gol nella porta dei miei horror preferiti, sarà che lo considero comunque notevole anche in altri generi, ma la prima domanda che mi sono fatta dopo aver visto questo film è stata: perché?! Qual è il motivo che spinge un regista come lui a dirigere un dramma banalotto e pregno di luoghi comuni come questo? Non solo non vi è nulla di nuovo all'orizzonte, ma è pure noioso e superficiale. Quasi a diventare patetico. La Stone è finta, fuori luogo, doppiata pure male. La Capotondi ripetitiva nelle parti che interpreta. Salvo Scamarcio.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Musiche Panza • 21/09/14 20:20
    Contratto a progetto - 4944 interventi
    Temo che la mancanza di Riz Ortolani si faccia un po' sentire.
  • Discussione Gugly • 21/09/14 22:36
    Segretario - 4677 interventi
    Mi sembra che il film non sia piaciuto :D
  • Musiche Markus • 23/09/14 08:57
    Scrivano - 4789 interventi
    Panza ebbe a dire:
    Temo che la mancanza di Riz Ortolani si faccia un po' sentire.

    Per quanto mi riguarda la sua assenza pesa come un macigno. Gualazzi ha eseguito due brani: uno melodico/strumentale (passabile, via) e uno cantato con il suo solito – per me fastidioso – bofonchiare sul microfono zuppo della sua saliva (bleah!). Particolarmente avvilente - o per meglio dire trash - quando Scamarcio nel film mette su un vecchio e polveroso lp in vinile: mi aspettavo un brano d'antan e, invece, per la trentesima volta nella pellicola, quel terribile borbottio di Gualazzi. Se qualcuno mi ascolta lassù, sappia che Riz ci manca molto.
  • Discussione Markus • 23/09/14 09:03
    Scrivano - 4789 interventi
    Gugly ebbe a dire:
    Mi sembra che il film non sia piaciuto :D

    Ho conosciuto e apprezzato Pupi Avati come regista capace di far recitare - come si suol dire - i sassi e di avvalorare attori dai curriculum composti essenzialmente di B-movie, ma qua, spiace dirlo, non è a dir poco riuscito nell'impresa.
    A parer mio questo film è stato uno scivolone tremendo (poi si sa che il giudizio è soggettivo).
    Ultima modifica: 23/09/14 20:32 da Markus
  • Musiche Panza • 23/09/14 12:47
    Contratto a progetto - 4944 interventi
    Markus ebbe a dire:
    Panza ebbe a dire:
    Temo che la mancanza di Riz Ortolani si faccia un po' sentire.

    Se qualcuno mi ascolta lassù, sappia che Riz ci manca molto.


    Non sai quanto anche a me.
    Comunque il film mi attraeva per l'allusione ai vecchi film degli anni '70 ma leggo che ciò occupa poco della pellicola. Peccato...
  • Discussione Gugly • 23/09/14 15:25
    Segretario - 4677 interventi
    Accidenti! E' proprio venuto male, temo.
    E' stato rifiutato da Venezia, peraltro.
  • Musiche Markus • 23/09/14 20:25
    Scrivano - 4789 interventi
    Panza ebbe a dire:
    Markus ebbe a dire:
    Panza ebbe a dire:
    Temo che la mancanza di Riz Ortolani si faccia un po' sentire.

    Se qualcuno mi ascolta lassù, sappia che Riz ci manca molto.


    Non sai quanto anche a me.
    Comunque il film mi attraeva per l'allusione ai vecchi film degli anni '70 ma leggo che ciò occupa poco della pellicola. Peccato...


    Ortolani è un musicista poco considerato dal grande pubblico (che conosce sostanzialmente solo Morricone), eppure ha inciso delle OST meravigliose, soprattutto per Avati.
  • Discussione Markus • 23/09/14 20:27
    Scrivano - 4789 interventi
    Gugly ebbe a dire:
    Accidenti! E' proprio venuto male, temo.
    E' stato rifiutato da Venezia, peraltro.


    Non lo sapevo, ma avendo visto il film non faccio fatica a capirne il motivo.
  • Discussione Ruber • 18/08/16 00:15
    Compilatore d’emergenza - 8961 interventi
    Premetto che non ho visto il film, ma ha giudicare dai commenti e dalla critica credo sia uno dei punti più bassi raggiunti nella splendida carriera cinematografica del maestro Avati.
  • Discussione Raremirko • 16/01/17 16:48
    Addetto riparazione hardware - 3474 interventi
    Effettivamente il peggior film di Avati, banale e poco pensato.

    Vale solo l'elemento del conflitto col padre, ben emblematizzato dai coraggiosi discorsi di Scamarcio, e proprio per la verve di quest'ultimo, sempre più maturo e completo come attore (notevoli le sue crisi violente).

    Mediocre; la Stone è bella ma la sua presenza conta poco.