Un alibi troppo perfetto

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Two Way Stretch
Anno: 1960
Genere: commedia (bianco e nero)
Regia: Robert Day
Note: Aka "Un alibi (troppo) perfetto", "Un alibi", "2 way stretch", "Two-way stretch".
Numero commenti presenti: 1
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Forse davvero uno degli alibi più geniali studiati per il cinema. Perché Peter Sellers e i suoi due compagni di cella non avrebbero mai potuto rapinare il furgone carico di gemme preziose? Semplice: perché al momento del furto erano in carcere! Ma è davvero così? Naturalmente no: l'importante è far credere a tutti di essere lì quando in realtà non lo si è. Al piano di temporanea evasione ci pensa il loro complice, travestito da vicario in visita alla prigione dove vivono (da pascià) i tre detenuti. Il loro giorno di scarcerazione corrisponde esattamente a quello successivo alla rapina. Tutto è studiato nei minimi dettagli e dà origine a una simpatica fusione tra commedia e heist movie di chiara matrice inglese, con quello spirito...Leggi tutto d'altri tempi che oggi ci fa guardare con una certa tenerezza a buona parte delle gag. Naturalmente Sellers è sempre un grande attore, impeccabile in ruoli brillanti come questo, e svetta su un cast per il resto piuttosto mediocre (benché quotato, in patria). Lo sviluppo del piano è ingegnoso, prevede qualche inevitabile imprevisto e un finale abbastanza scontato; dove il film cede è nella regia compassata di Robert Day, che fatica a mantenere desto l'interesse nelle parti non prettamente legate all'azione criminosa: i personaggi precipitano spesso nella macchietta (il nuovo secondino inflessibile prima di tutti), i dialoghi non si segnalano per particolare virtuosismo. Sembra insomma un'opera di routine che basa gran parte della sua relativa riuscita semplicemente sul soggetto, arricchito qua e là da qualche simpatica trovata umoristica che tuttavia poco incide sul risultato finale. Una commedia "criminosa" datata ma di cui si apprezza comunque la professionalità messa in campo da cast e troupe, che permette di rendere per la sua gran parte piacevole la visione. Qualche intoppo nella prima parte, in cui si attende un po' prima di ingranare, poi le cose procedono meglio e la complicità che lega i protagonisti sa trovare spunti brillanti, che puntano a rendere simpatici i tre detenuti già notevoli quando all'inizio li si vede comportarsi in prigione come lo si potrebbe fare quasi in un albergo di lusso, con la complicità di un secondino consenziente, costretto persino a scusarsi se appena accenna ai lavori forzati cui i tre sarebbero in realtà condannati.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 17/07/15 DAL DAVINOTTI
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Graf 7/09/16 22:57 - 685 commenti

I gusti di Graf

Questo è un film del "genere rapine" che vanta una peculiarità molto originale: i rapinatori godono di un alibi inattaccabile in quanto sono “ufficialmente” in galera. Uno spunto stravagante per un film spumeggiante, pieno di verve, dinamismo e spigliatezza; ritmo in crescendo, chiarezza narrativa, clima spensierato e trama coinvolgente. I personaggi sono tratteggiati con arguzia, il carcere sembra un hotel a cinque stelle, la regia è convenzionale ma lascia le briglie sciolte alla smagliante interpretazione degli attori, Peter Sellers su tutti. Buono.
MEMORABILE: Wilfrid Hyde-White nella parte del finto vicario è molto credibile.
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