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TITOLO INSERITO IL GIORNO 5/07/13 DAL BENEMERITO COTOLA
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Cotola 5/07/13 10:27 - 7513 commenti

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Inutile girarci attorno: stavolta Malick fallisce il bersaglio. Certo, il film non è brutto soprattutto dal punto di vista visivo che è, al solito, molto curato: alcune immagini sono notevoli, di grande bellezza, ma anche qui si nota qualche smagliatura, una perdita di "smalto" o forse più semplicemente troppa maniera. Quel che delude maggiormente però è l'incapacità di scuotere ed emozionare: forse per colpa di una sceneggiatura troppo banale e senza particolari guizzi, ma alla fine si segue in modo un po' sonnacchioso e senza molto interesse ciò che accade ai personaggi. Così così.

Xamini 6/07/13 14:36 - 1012 commenti

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Il mestiere di Malick è con tutta evidenza quello del pittore con la telecamera a mano. Le sue sono storie comuni, trame semplici, spoglie come gli arredi che ci mostra. Malick, tuttavia, ama i momenti: il suo cinema, e To the wonder non fa eccezione, è una sommatoria di sensazioni e le poche parole in voice over con il suono non localizzato delle lingue del mondo sono la vera colonna sonora. Assistervi è come procedere a ritroso nella propria memoria e mettere in scena il proprio vissuto su un piano astratto. Proprio questo senso di astrazione, questa mancanza di radici narrative, quest'essere alito nel vento del cinema, resta anche il suo principale limite: rischia di venire a noia.

Paulaster 19/07/13 09:49 - 2773 commenti

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Lei sospira ed è bellissima, lui musone e impacciato, voce francese fuori campo e musica enfatica. Bene, sembra lo spot di un profumo. Oltre a ciò, qualche buona inquadratura ma poca magia. Un esercizio al limite del logorroico, dove con l’arrivo della McAdams si passa dalle maree alle sabbie mobili. Seconda parte che ripete la prima, più marcata e più inutile. Bardem come riempitivo, la Mondello ha una particina che può almeno raccontare ai nipoti.

Nancy 26/07/13 01:05 - 774 commenti

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Certo, Malick sa il fatto suo quando gira e si fa riconoscere dopo mezza inquadratura, ma siamo ben distanti dal capolavoro che fu Tree of life. Si scimmiotta il già citato e The new world a partire dalla soundtrack fino ad arrivare ai temi e anche alle stesse inquadrature, ripetitive stavolta alla nausea e senza un buon substrato che le giustifichi, o una sceneggiatura emozionante. La trametta è meramente da soap opera e l'unica a spiccare è la Kurylenko (Affleck risibile). La nostrana Mondello è pessima. Inoltre, un po' troppo bigotto.
MEMORABILE: La parte da pazza italiana della Mondello.

Lupoprezzo 1/03/14 22:25 - 635 commenti

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Il regista americano dimostra fin troppa personalità in questo ultimo e spossante lavoro. Evanescente, ampolloso e francamente tendente al ridicolo nel suo spiritualismo un po' new age (ma i discorsi della ragazza italiana?!), con tanto di dilemmi religiosi à la Bergman (Luci d'inverno), che sembrano affastellati alla bell'e meglio con gli altri temi (amore, ecologia, natura). Per quanto mi riguarda, un Terrence Malick in overdose di riverberi e pulviscolo. To the boring.

Mickes2 8/09/14 12:03 - 1668 commenti

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Pellicola spirituale e trascendente che aggiunge un altro tassello al percorso stilistico del “nuovo” Malick, il cui intento è intercettare le sensazioni più inespugnabili dell’animo umano in relazione all’involuzione del sentimento verso la persona amata, Dio, la natura. I luoghi, gli sguardi, i pensieri: tutto incastrato tramite un montaggio antinarrativo che associa simbolismi un po’ d’accatto e che alla lunga sfianca nell’assidua costruzione di un poema d’immagini, sensazioni e voice-over predicante. Splendidamente angelica Kurylenko.

Myvincent 20/03/15 08:29 - 2549 commenti

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L'amore e le sue fasi, quella "magica" e spirituale dell'innamoramento, poi la seconda che si sviluppa sul principio di realtà, hanno modo di essere "cinematografate" splendidamente, in quest'opera originale di Malick. Niente dialoghi veri e propri, quanto "pensieri" a voce alta che c'introducono nella intimità dei personaggi, col sottofondo di immagini spezzettate di gran presa coreografica. Imperdibile.

Lythops 9/04/16 18:18 - 972 commenti

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Film noioso, che è arduo capire dove voglia andare a concludere, concepito senza una narrazione tradizionale con l'intento di lasciare allo spettatore il compito di effettuare i debiti raccordi. Girato con una camera in perenne e alla lunga sfiancante movimento, con stedycam che spesso non risolve come una foto priva di linee di fuga, in quattro lingue, denota a mio parere una volontà costruita di ricerca di una "nuova forma espressiva" che, a tirare le somme, appare soltanto caotica, pur non mancando di momenti intensi e poetici. Manieristico.

Galbo 12/05/17 07:12 - 11382 commenti

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A fronte di un formalismo impeccabile, dato dalla splendida fotografia e dalle suggestive ambientazioni, un film deludente considerato sopratutto il nome del suo regista. Malick esplora la crisi dei sentimenti e il rapporto tra l'uomo e la fede ma lo fa attraverso una storia risaputa (in definitiva lui, lei e l'altra) e una totale banalità dei dialoghi. Il solco è quello tracciato da The tree of life ma l'intimismo è ancora più accentuato rendendo la visione oltremodo noiosa. Attori in parte.

Daniela 7/07/17 23:08 - 9376 commenti

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Un album di belle sequenze più o meno inedite (compreso un tour turistico in un improbabile Mont Saint Michel deserto), condite da dialoghi on ed off in ben quattro lingue diverse per raccontare un banalissimo intreccio amoroso: dopo The tree of life, Malick sembra aver imboccato una strada senza ritorno, come dimostrano i due film successivi a questo, nella quale la cura formale sostituisce il racconto. Il risultato è più che deludente: coinvolgimento zero, interesse scarso, oltre due ore di noia con il regista che sembra del tutto affidarsi al direttore della fotografia. Fuffa d'autore.

Lou 23/11/18 17:12 - 954 commenti

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Forse stavolta Malick ha un filo esagerato. D'accordo distinguersi per lo sguardo dall'alto, per le suggestioni di un'umanità afflitta e immersa in una natura ineffabile, per la prevalenza delle immagini e delle voci interiori a scapito dei dialoghi, però qui la ricercatezza è eccessiva e si traduce in un lirismo di maniera. Affleck e la Kurylenko giocano tutto sull'intensità degli sguardi, che spesso si traduce in inespressività. Pretenzioso.
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