The way back

Media utenti
Titolo originale: The way back
Anno: 2010
Genere: drammatico (colore)
Regia: Peter Weir
Numero commenti presenti: 15

LE LOCATION

I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 20/01/11 DAL BENEMERITO JANDILEIDA
Clicca sul nome dei commentatori per leggere la loro dissertazione
ORDINA COMMENTI PER: BENIAMINI GERARCHIA DATA

Jandileida 20/01/11 21:54 - 1276 commenti

I gusti di Jandileida

Il genere della fuga dal campo di prigionia è un filone quasi esaurito ed è difficile non cadere nella ripetizione e nell'ovvio. Il film è basato su una storia vera incredibile: un gruppo di evasi da un gulag raggiunse a piedi l'India. La forza della vicenda pero è un po'mortificata da Weir che punta sulla monumentalità ma non riesce ad imprimere il giusto ritmo al racconto scivolando spesso nel retorico. Harris fa sempre la sua figura e Farrell si trasforma in un credibile bandito russo. Mediocre il resto del cast ma fantastici gli scenari naturali.

Jofielias 10/11/11 09:08 - 170 commenti

I gusti di Jofielias

Da Peter Weir è lecito aspettarsi l'eccellenza, per cui The Way Back ci lascia un poco insoddisfatti. La confezione è curata, ma lo script è troppo semplificato e consolatorio. Non tutti gli attori sono credibili nel loro ruolo: mentre Ed Harris giganteggia anche senza parlare, Colin Farrell sembra tolto di peso da un film girato nei paraggi e Jim Sturgess, supposto leader carismatico del gruppo di disperati, sembra appena uscito dall'internet-point all'angolo. Il risultato finale è comunque interessante e godibile, lacrimuccia finale inclusa.

Schramm 25/12/11 13:42 - 2450 commenti

I gusti di Schramm

L'arte della fuga sarà anche stata congeniale a Slawomir Rawicz e relativi compagni di evasione, ma all'indole e alla tempra cinematografica di Weir non si direbbe confacente manco di straforo. La via crucis del gulag come del pellegrinaggio dalla Siberia all'India è pennellata dimenticando l'importanza di un'accesa drammaticità e privilegiando maggiormente, vatti a capire il perché, la suggestione di alcuni scenari naturali, come se il loro essere impervi bastasse a creare pathos. Tutt'altro che via del ritorno, per Weir: delle sue origini, qua, nemmeno la pur passeggera ombra.

Daniela 9/07/12 07:37 - 9645 commenti

I gusti di Daniela

Internato in un gulag, un giovane polacco convince alcuni compagni a fuggire. Fra stenti e pericoli, attraverseranno a piedi la Siberia, la Mongolia ed il Tibet. Weir immerge i suoi personaggi in una natura indifferente, di terribile bellezza: figurine che avanzano nonostante tutto, riprese spesso in campo lunghissimo. Ma se la natura fa la sua parte, non altrettanto fanno gli umani, ossia il cast. Harris è al solito monumentale ma Sturgess sembra un capo boyscout e non un uomo dalla volontà ferrea che guida gli altri in una impresa impossibile. Film imperfetto ma affascinante, da vedere.
MEMORABILE: La tempesta di neve - L'attraversamento del deserto della Mongolia

Capannelle 29/07/12 11:55 - 3744 commenti

I gusti di Capannelle

Un film ambizioso, realizzato ignorando gli studios, dove l'imprinting di Weir (scavare nell'anima più che negli eventi) si vede ma non si traduce nei risultati sperati. Eppure gli attori ci sono, la cura dei dettagli (scenari, costumi, piaghe) è minuziosa ma nell'insieme manca il pathos necessario specie quando oltrepassi le due ore di racconto e la vagatio nei deserti diventa ripetitiva. E peccato che Strong e Farrell, due caratteri classici, lascino durante il percorso. Ovviamente sul voto influisce il fatto che Weir non sia uno qualunque.

Disorder 15/02/13 22:11 - 1410 commenti

I gusti di Disorder

Lo spunto iniziale era promettente: la fuga dal Gulag, famigerato luogo di prigionia in cui il vero ostacolo verso la libertà non sono tanto i fucili dei secondini o i fili spinati ma la natura stessa della Siberia. La regia è di classe e gli interpreti tutti di alto livello, ma qualcosa non funziona: c'è troppa lentezza e forse anche troppa freddezza nel raccontare la storia. I personaggi migliori poi sono i primi a uscire di scena. Belle invece fotografia e location. Non un brutto film insomma, ma viste le premesse mi aspettavo di più...

Galbo 19/02/13 19:25 - 11451 commenti

I gusti di Galbo

Il ritorno dietro la macchina da presa di Peter Weir avviene con una vicenda post bellica riguardante un'incredibile fuga da un campo di prigionia. Sebbene non si tratti certamente dell'opera migliore del regista australiano, The way back è un film ben realizzato che coinvolge lo spettatore anche grazie alle riuscitissime ambientazioni, che fanno mettere in secondo piano qualche attore fuori contesto come Colin Farrell e Sturgess (il migliore è decisamente Ed Harris) e un ritmo un pò monotono della narrazione.

Nando 26/07/13 00:46 - 3495 commenti

I gusti di Nando

Una fuga drammatica e perigliosa da un gulag per sei prigionieri che affronteranno un cammino lunghissimo. Grandi paesaggi nonostante il pathos sia leggermente latitante e la fuga sia notevolmente enfatizzata. Bravo e carismatico Harris, mentre Farrell non incide e Sturgess non appare il capo che dovrebbe essere.

Piero68 2/01/14 12:30 - 2781 commenti

I gusti di Piero68

Per ritornare dietro la mdp Weir, regista con grandissime potenzialità, sceglie un film dai toni sommessi tratto da una storia vera. A una prima occhiata può sembrare noioso, anche perché il genere ha ormai già detto di tutto e di più, ma Weir è uno abituato a giocarsi tutto sulle caratterizzazioni dei personaggi intrecciate all'ambiente che li circonda. Per rendere al meglio il regista scrive la sceneggiatura e sceglie un cast davvero funzionale. Ne esce fuori un piccolo capolavoro con momenti di grande cinema. Bellissimi trucco e fotografia.

Enzus79 20/09/14 14:47 - 1847 commenti

I gusti di Enzus79

Mediocre. Da un regista come Peter Weir ci si aspetta sempre di più. Belle ambientazioni ma è il "contorno" che non mi ha convinto: troppe cose già viste, sembra un misto fra Sette anni in Tibet e Fuga per la vittoria (che in confronto sembrano dei capolavori). Ed Harris sottotono.

Belfagor 22/09/14 11:53 - 2627 commenti

I gusti di Belfagor

Nell'altalenante percorso di Weir, questo compitino è sicuramente uno dei film meno interessanti, l'ennesima variazione de La grande fuga con i sovietici al posto dei nazisti, tanto pieno di luoghi comuni quanto scarso in pathos. Anche i protagonisti, a parte Harris, non sembrano particolarmente convinti. L'unico motivo d'interesse sono gli splendidi scenari naturali, che Weir ha sempre trattato con un occhio di riguardo e che qui ci ricordano la cifra stilistica di un regista che ha saputo fare molto meglio.

Jena 23/09/14 18:30 - 1219 commenti

I gusti di Jena

Non il miglior film di Weir, è vero... ma solo perché essendo quasi tutti i suoi film splendidi capolavori, questo è "semplicemente" un ottimo film! Notevoli la parte nel gulag siberiano, l'attraversamento della foresta, quello del deserto mongolo che tanto ricorda l'outlook australiano tanto caro al regista. E come sempre Weir ci regala profondi squarci di inedita umanità anche laddove si annida la tenebra (il personaggio di Colin Farrell). Come sempre eccellente Ed Harris. Peccato Weir lo facciano lavorare poco...

Saintgifts 12/01/15 12:29 - 4098 commenti

I gusti di Saintgifts

Weir è riuscito a far capire la grandezza dell'impresa e le sofferenze dei protagonisti, sofferenze che si ha la netta sensazione di percepire. Merito di buone interpretazioni, ma anche della scelta di mostrare la vastità dei territori e i tempi della lunga marcia. Soggetto non facile da portare avanti senza arrivare a stancare, anche perché ispirato a una storia vera, quindi senza la possibilità di introdurre momenti e vicende troppo al di fuori della possibile realtà. Non tutti i personaggi centrati, ma la media è comunque buona.

Jurgen77 7/09/16 10:48 - 630 commenti

I gusti di Jurgen77

Ottima pellicola di Weir che fa delle scenografie e della rappresentazione della natura (bella quanto ostile) il suo punto di forza. Buona anche la rappresentazione del dramma e dei rapporti umani che vanno via via delineandosi durante la fuga verso la libertà. Sicuramente non era facile rappresentare una vicenda del genere; Weir, a mio avviso, riesce ma non completamente. Forse alcuni momenti sembrano gestiti frettolosamente, probabilmente con lo scopo di non eccedere con la lunghezza della pellicola e appensatire la visione. Comunque consigliato.

Josephtura 28/06/17 16:58 - 159 commenti

I gusti di Josephtura

Rispetto al libro un racconto privo di emozioni. Credo che la principale causa sia una narrazione che fin dall'inizio preferisce una certa "oggettività" documentaristica alla personalità del narratore. Ne esce un racconto privo di personalità, tanto più grave quanto basato su una storia vera. Il voto è in rapporto alle potenzialità, alle aspettative - mie - e alle capacità di Weir. Nessun momento memorabile e questo, pensando al libro, è incredibile.
Per inserire un commento devi loggarti. Se non hai accesso al sito è necessario prima effettuare la registrazione.

In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Galbo • 7/07/12 07:08
    Gran Burattinaio - 3777 interventi
    Il film è uscito al cinema
  • Curiosità Daniela • 9/07/12 07:28
    Consigliere massimo - 5297 interventi
    Il soggetto del film è ispirato al libro di memorie "Tra noi e la libertà" del polacco SBawomir Rawicz, in cui l'autore narra il suo internamento in un gulag siberiano a seguito di una falsa accusa di tradimento e l'incredibile fuga a piedi verso l'India insieme ad altri compagni di sventura. Dopo la morte di Rawicz, avvenuta nel 2004, la BBC decise di produrre un programma radiofonico sull'impresa ma, durante le ricerche, emerse che Rawicz non solo aveva falsificato completamente il suo ruolo ma che aveva anche "rubato" il racconto della fuga ad uno dei suoi veri protagonisti.
    Per questo motivo il film è dedicato a tre sopravvissuti, senza riportarne i nomi.
    Le notizie che ho riportato sono tratte da qui:
    http://www.lettera43.it/attualita/25109/weir-la-via-del-ritorno.htm