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TITOLO INSERITO IL GIORNO 12/11/17 DAL BENEMERITO MYVINCENT
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Daniela 11/03/18 11:15 - 9536 commenti

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"The Square" è l'installazione con cui il Museo d'Arte Contemporanea svedese intende promuovere una nuova mostra: un simbolo di umana fratellanza che, per una serie di eventi, si trasforma in una trappola per il suo direttore. Tonificante bagno d'ironia intriso del non-sense snob di certa arte contemporanea (difficile non ricordare Sordi e consorte persi fra le sale della Biennale), un film dall'andamento bordeggiante fra apparenti divagazioni e folgoranti exploit, che propone tanti temi senza fornire risposte ma seminando durante la visione tanti fertili punti interrogativi.
MEMORABILE: Il video online (ha scandalizzato più la bimba o il gattino?); La performance artistica dell'uomo-scimmione

Myvincent 12/11/17 08:28 - 2580 commenti

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Il curatore di un prestigioso museo d'arte contemporanea in Svezia è alle prese con nuove idee in linea con i tempi, non sfuggendo agli aspetti più pressanti del suo essere uomo qualunque. Un'opera difficile questa di Östlund, dove in una sequenza non troppo sequenziale emerge la contemporaneità dell'uomo "civile" delle società cosiddette democratiche, in cui tutto sembra ambiguo e scivoloso, anche il limite fra il male e il dover fare bene a tutti i costi. Così lo spettatore ne esce spiazzato, come dopo la visione di un'opera d'arte "in formazione".
MEMORABILE: Il famoso perimetro 4x4 dove ognuno dovrebbe sentirsi uguale e ascoltato; La performance dell'uomo-primate che tracima...

Tarabas 16/11/17 14:50 - 1706 commenti

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Un film troppo ambizioso, con troppi temi (trattati superficialmente o in modo maldestro), tempi narrativi sbagliati, un mix di toni che funziona poco. Collage di idee già note (l'autoreferenzialità dell'arte contemporanea, il narcisismo del mondo della comunicazione, la distanza incolmabile tra integrati ed emarginati). Avrebbe avuto bisogno di uno sceneggiatore con un più saldo dominio della materia e di un montatore old style, con attributi e cesoie (almeno mezz'ora è di troppo). A parer mio inspiegabile la Palma d'oro.

Deepred89 21/11/17 11:53 - 3294 commenti

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La sequenza del Bingo Bongo è praticamente un film a parte e vale da sola il prezzo del biglietto, col rimpianto di un'idea tanto riuscita sprecata in un contesto incapace di valorizzarla. Il resto vaga sui binari del film intellettuale derisorio verso gli intellettuali, con ricchi ignoranti e viziati e poveri che non è che siano tanto meglio: si sorride, si sbadiglia e ogni tanto ci si sorprende, come nello stranissimo segmento, quasi alla Poe, della voce lontana e fantasmatica del piccolo diavolo ferito. Lungo e lento, ma con notevoli picchi.
MEMORABILE: La scimmia umana e l'intellighenzia; La vocetta dal fondo della scala.

Cotola 19/11/17 00:50 - 7564 commenti

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Intrigante e spiazzante pellicola che gioca con lo spettatore, con la sua intelligenza e con le sue aspettative che spesso vengono completamente disattese e sovvertite, seminando fertili dubbi. E' vero che mette tanta, troppa, carne al fuoco e quindi non tutti i pezzi vengono cotti a puntino, ma avercene di film così. Pellicole figlie di un cinema che fa discutere e riflettere e che dietro una certa complessità (andrebbe visto almeno due volte per comprenderlo meglio in ogni sua parte), nasconde dei contenuti, magari non nuovi ma veri,e non mere chimere intellettualistiche ed autoreferenziali.

Xamini 22/11/17 11:11 - 1021 commenti

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Se metto una borsa in un museo questa è arte? Parte con un interrogativo il lavoro che ha vinto Cannes, che esplora poi qualche altra sfaccettatura della modernità, evidenziandone le contraddizioni. I suoi meriti sono da ricercare tra l'ironia deliziosa di tutta la prima parte, la non banalità di diversi momenti (sferzanti sino all'indimenticabile di alcune scene) e un iniziale buon ritmo; i suoi limiti stanno principalmente in una seconda parte scarsamente ironica e troppo prolissa. Comunque da vedere.
MEMORABILE: La prima parte; la performance dell'uomo primate (annunciato nel museo) durante la cena

Capannelle 27/03/18 10:02 - 3732 commenti

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Particolare ma troppo lungo e discontinuo per appassionare veramente chi guarda. Ostlund ha un suo stile di ripresa, i dialoghi sono curati per insinuare certi dubbi ma quell'insistere su situazioni di surreale quotidiano e sull'ipocrisia moderna non tiene, specie quando allunghi il brodo e non sembri avere i tempi narrativi giusti per il grande schermo. Alcune sequenze funzionano e bene, ma il film porta anche a sbadigliare.

Jandileida 4/04/18 08:39 - 1261 commenti

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Diciamocelo: l'inutile autoreferenzialità di certa arte contemporanea ce l'aveva già spiegata, con molto più costrutto, la sora Augusta. In questo prolisso e vacuo polpettone svedese (basti pensare agli 11 minuti di scimmione finale) la contestazione alla società moderna si risolve in un paio di trite considerazioni sulla mancanza di solidarietà tra gli uomini, sul ruolo nefasto dei social media e sulla superficiale vanità del mondo della "bella" cultura. Qualche frangente più riuscito non salva dalla sensazione di un film senza anima, ironia e ritmo.

Didda23 16/05/18 15:41 - 2288 commenti

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Un'opera interessante nonostante l'eccessivo uso di ingredienti (non sempre all'altezza) che fanno perdere il filo del discorso (già abbastanza confuso). Altalenante, con guizzi di puro genio in fase di scrittura sia con stupendi dialoghi (soprattutto fra il direttore e la giornalista) sia con situazioni che lasciano senza parole (l'esibizione del "cavernicolo"). Meno ficcante quando esprime denuncia su tematiche come la censura e la ritrita critica alla borghesia intellettualoide. Interpretato con correttezza e girato con mestiere. Buono.
MEMORABILE: La scena del preservativo; Il video che diventa virale; Il ragazzino nel palazzo.

Paulaster 10/05/18 10:39 - 2831 commenti

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Museo in procinto di inaugurare una nuova mostra d'arte contemporanea. Molti i temi trattati, dal sociologico al rapporto ricco-povero, all'approccio all'arte e al potere che genera. Girato con stile rigido alla Haneke (con provocazioni scimmiesche alla Carax) viene penalizzato dalla durata, dalla scarsa maturità del protagonista, da lunghi momenti di pausa. La confezione è molto curata ma senz'anima.
MEMORABILE: Il furto del cellulare; Il preservativo da buttare; La donna trascinata per i capelli.

Manrico 12/05/18 08:59 - 80 commenti

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Episodi della vita del direttore di un museo d'arte contemporanea di Stoccolma nei giorni del lancio di una nuova installazione sulla fiducia e la solidarietà sociale. Tutto va presto nel kaos, tra momenti esilaranti, inquadrature chirurgicamente artistiche, qualche lungaggine di troppo, qualche spunto di riflessione. Superficialmente rubricato come "satira sull'arte contemporanea" (cosa che non è se non parzialmente), il film di Östlund riflette su temi in fondo non originalissimi, ma lo fa in modo comunque interessante ed efficace.
MEMORABILE: La performance dell'uomo scimmione a cena; La scena del bimbo sulle scale.

Lou 18/06/18 18:03 - 974 commenti

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Decisamente un film originale, con soluzioni moderne e potenti. Il regista svedese utilizza le assurdità del mondo dell'arte contemporanea come pretesto per porre importanti interrogativi sulle contraddizioni dei nostri tempi e per mettere alla berlina le miserie umane. Molti gli spunti, dall'inadeguatezza della classe dirigente al divario tra classi colte e popolari al ruolo eccessivo dei media, in un mix non sempre chiaro e coerente ma di grande impatto.

Galbo 23/07/18 05:11 - 11424 commenti

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Una vicenda che ruota intorno ad un museo di arte moderna, e al suo curatore in particolare. Molti gli spunti per una riflessione sull’espressione artistica, sul modo in cui interagisce con il pubblico e sulle figure di alcuni intellettuali. Intrigante e divertente in alcuni punti, più scontato e pleonastico in altri, è segnato da una buona ambientazione, una regia personale caratterizzata da un notevole gusto visivo e un’ottima performance degli attori, il protagonista in particolare. Originale anche se troppo lungo.

Bubobubo 8/09/18 00:29 - 1223 commenti

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Interessante più per il volume di ciò che non dice che per quanto viene effettivamente a galla. La riflessione sul medium artistico contemporaneo non è originale, ma è densa e bene orchestrata; discreta, anche se leggermente abusata, anche la prospettiva sociologica su una Svezia dilaniata dalle tensioni di ceto ed etnia. Il messaggio sarebbe però stato molto più efficace se il film fosse durato (almeno) una mezz'ora in meno: troppo lunghe alcune sequenze (come quella della performance artistica) e inadeguato il finale. Buono, non eccelso.
MEMORABILE: L'eco del bambino ferito e richiuso in cantina riecheggia per le scale...

Kinodrop 15/05/19 20:12 - 1552 commenti

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Dall'argomento iniziale sulla "tenuta" dell'arte contemporanea al di fuori di certi contesti, si passa poi a una sequela di mini film e sketch a se stanti uniti dalla personalità del ricco direttore del museo svedese, sensibile a certe tematiche con una punta di buonismo. Il tema artistico e quello sociale prendono una dimensione soggettiva priva di unità con tante lungaggini estenuanti (specie nella seconda parte) che esasperano le cose, rovesciando il rapporto tra performance e realtà e più che riflettere ci si annoia. Musica decontestualizzata.
MEMORABILE: Il quadrato e la bomba; Lo scimmione vero in casa di Anne e quello finto nella performance; Il freddo ed equivoco finale.

Pinhead80 14/11/19 22:02 - 3970 commenti

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Tutto parte da un incredibile furto di cellulare e portafoglio ai danni di un uomo estremamente affascinante che dirige una galleria d'arte moderna a Stoccolma; in realtà non c'è una vera e propria storia ma una serie di "installazioni emotive" che si vanno a creare scena dopo scena. Alcuni intermezzi sono tanto grotteschi quanto memorabili (la scena di sesso in camera da letto con un gorilla in soggiorno e il pranzo di gala con l'installazione vivente della belva umana) e possono essere considerati la parte più amata o detestata del film.

Giùan 25/08/20 15:15 - 3019 commenti

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Mettiamola così: se fosse un allestimento da metter in un museo di arte contemporanea sarebbe un buco nell'acqua e in quanto tale, attenzione, non è detto che non abbia un valore inestimabile. In definitiva però il nuovo, ambiziosissimo film di Ostlund, porta in superficie piuttosto i vizi che le virtù del regista svedese, in particolar modo per ciò che concerne una provocatorietà se non banale certo succedanea a ben altra autorità autoriale (Buñuel su tutti), mentre qui si scambia spesso la consapevolezza con la presunzione. Contingente ma inderogabile dunque contemporaneo?
MEMORABILE: La perfetta faccia da schiaffi di Claes Bang; Il dialogo con la giornalista interpretata dalla Moss a seguito della notte di sesso.

Decimamusa 5/09/20 15:28 - 85 commenti

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Cripticità non necessariamente significa complessità e profondità. Si mette a dura prova la pazienza dello spettatore: le componenti del messaggio – la comunicazione, il buonismo fasullo, gli squilibri sociali – sono in sé ordinarie e la sceneggiatura ha momenti di evitabile prolissità, con qualche innesto cervellotico. Ricca la messa in scena ma resta l’impressione di brani narrativi che non compongono una storia fluida e avvincente, con personaggi (e interpreti) che non lasciano il segno. Östlund gioca a fare il Lars von Trier, senza averne lo spirito caustico e visionario.

Pigro 23/09/20 10:33 - 7834 commenti

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La storia del direttore di museo che si destreggia tra un’installazione artistica buonista e il furto di un telefono è la leva per un acuto discorso sulla fiducia nel prossimo e l’irresponsabilità nelle azioni, attraverso scene simboliche e allusive che ribaltano le aspettative sociali e narrative. Molto interessante il contesto dell’arte contemporanea che innesca riflessioni anche sul ruolo della cultura. Ma purtroppo Östlund la tira spesso per le lunghe, sia nelle inquadrature che nelle scene, confezionando un film prolisso e altalenante.
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