The man who killed Hitler and then the bigfoot

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: The Man Who Killed Hitler and Then The Bigfoot
Anno: 2018
Genere: drammatico (colore)
Numero commenti presenti: 2
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Niente di spassoso o di demenziale: l'accostamento ardito tra Hitler e il Bigfoot resta un semplice specchietto per le allodole. D'accordo, è vero che quanto si vede non manca di giustificarlo, ma il modo con cui il Führer e il Piedone nordamericano vengono inseriti nella trama sa proprio di pretestuoso, come se si fosse semplicemente partiti dal titolo per imbastire poi qualcosa che lo ampliasse in un soggetto. In fondo è pratica comune, nel cinema di serie Z, solo che qui l'unica idea che si è riusciti a partorire è semplicemente quella dell'uomo che, per l'appunto, ha fatto quel che il titolo dice. Non si pensi a niente di particolarmente strampalato o avventuroso, quindi: il nostro Calvin Barr (Elliott da anziano, Turner da giovane)...Leggi tutto procede nella prima parte (quella relativa a Hitler) a flashback e nella seconda (quella relativa al Bigfoot) agendo in prima persona accompagnato da un ritmo che dire soporifero è poco, senza che una sceneggiatura degna o interpretazioni memorabili possano rendere il risultato sopportabile. E dire che l'avvio sulla scatenata "Lonely Is the Night" di Billy Squier pareva promettere tutt'altro... Invece eccolo lì il vecchio Calvin, oziosamente seduto al bar a ricordare gli anni della guerra, quando per partire aveva dovuto separarsi dalla ragazza che amava ed era stato assoldato (Dio solo sa come) per uccidere nientemeno che il Führer. Tra le due avventure anni di nulla, fortunatamente risparmiatici per farci ritrovare Calvin alla soglia di una nuova missione impossibile: far fuori il Bigfoot, che sta mortalmente contaminando (Dio solo sa come, pure qui) un'intera zona del Canada. Nessuno gli si può avvicinare tranne il protagonista, il cui gruppo sanguigno rarissimo risulta inattaccabile dalla misteriosa epidemia. Un'operazione da condursi in gran segreto e che, se non si concluderà con l'annientamento del Piedone peloso, precederà lo sgancio di un bel po' di atomiche sulla zona. Siamo in territori da pura exploitation, sulla carta, ma ciò che invece il film (per nostra sfortuna) è interessato a mostrarci è la vita da dimenticato e reietto di Calvin, eroe cui nessuno ha mai tributato i meritati onori. E così via alle ricostruzioni sommarie, a dialoghi verbosi falsamente profondi (tremendo quello relativo al taglio della barba), alla descrizione di situazioni ed eventi che appaiono totalmente slegati gli uni dagli altri, assemblati come capita e diluiti per far minutaggio. Quadretti di vita del tutto anonimi e insignificanti, che si accompagnano a quelle che dovrebbero essere le poche scene d'azione ma che anche in questo caso sembrano nascere e morire sbiadite. Chissà, forse con un doppiaggio migliore si poteva salvare qualcosa di più, ma l'impressione è quella di un film svuotato di tutto che prova ad allontanarsi dal genere senza avere i requisiti per farlo. Non totalmente disdicevole, a tratti anche dolente e sofferto, ma ampiamente superfluo, laccato e sfibrante. Tra i produttori anche Lucky McKee.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 19/02/19 DAL BENEMERITO HERRKINSKI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 20/10/19
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Herrkinski 19/02/19 17:04 - 5275 commenti

I gusti di Herrkinski

Film di ardua collocazione e dai difficili termini di paragone; se titolo e assunti di base possono far pensare a Bastardi senza gloria o a revivalismi dell'exploitation che fu, in realtà questi elementi sono solo un mezzo per una riflessione sulla vecchiaia, la perdita dei cari, il senso della vita e del dovere, ben incarnati da una prova superlativa di Elliott. Il ritmo ponderato rifugge l'action e strizza l'occhio al film d'autore, la costruzione su due piani temporali diversi è impegnativa; un film non facile ma di certo originale.

Daniela 17/03/19 15:29 - 9624 commenti

I gusti di Daniela

Il titolo può trarre in inganno: poca fantasia, nessuna demenzialità, ma piuttosto una riflessione malinconica sulla vecchiaia, la solitudine ed il rimpianto. Tutto molto serio. Ed è proprio questo il problema: i baffi di Sam Elliott non hanno mai neppure un fremito ironico. Ci vengono promesse avventure assurde ed invece assistiamo per quasi tutta la durata ad una vicenda sentimentale accompagnata dalle note struggenti dei violini. Quanto alle imprese del titolo, la prima è inverosimile oltre il dovuto per carenza di logica e contesto, la seconda ridotta ad una scazzottata patetica. Bah!
MEMORABILE: La chiacchierata con i due emissari governativi ed i motivi da questi addotti sul perché può essere solo il protagonista a compiere l'impresa
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