The last days

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Los últimos días
Anno: 2013
Genere: drammatico (colore)
Numero commenti presenti: 12
Papiro: cartaceo

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 1/11/13 DAL BENEMERITO SCHRAMM POI DAVINOTTATO IL GIORNO 24/02/14
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Schramm 1/11/13 13:06 - 2414 commenti

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Sorprendentemente, l'esatto contrario di certa profil(ma)ssi: là pappetta scotta, qua un epos ossigenato come il miglior western, mosso da un'idea della fine dei tempi come mai la si è vista, amministrata in tutto e per tutto come i Lumiere comandano, immersa in uno scenario che non somiglia a niente che si sia già visto in termini di umanità all'ammazzacaffé e di last man standing-movie (benché non manchino vaghi echi di tutto ciò che questo tipo di cinema ha offerto nei decenni): l'agorafobia come pandemia mortale è un'idea vincente, l'action-side tiene sulle punte il giusto. Lodevolissimo.
MEMORABILE: La vibrante spettralità trasmessa delle allucinate location (il cinema vuoto, il supermercato, la chiesa-zoo).

Capannelle 2/02/14 23:13 - 3720 commenti

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Debitore di altri apocalittici, in primis Blindness o 28 giorni dopo, cerca comunque una sua caratterizzazione attraverso le due figure protagoniste e il loro rapporto di mutua sussistenza e motivazione. Però sono proprio i loro dialoghi a segnare il passo più di una volta e a pesare sulla loro performance e su di un ritmo già di per sé poco avvincente per almeno un'ora. Lodevole qualche spunto visivo e il fatto di non giocare su particolari sanguinolenti.

Daniela 24/01/14 09:17 - 9376 commenti

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Una epidemia sta decimando la popolazione del mondo, stroncando in pochi attimi chi si avventura negli spazi aperti. Un uomo cerca di raggiungere la propria compagna dall'altra parte della città, ma deve farlo attraverso passaggi coperti... Catastrofico che, pur evocando altre visioni apocalittiche (ad esempio, quando mostra la "verde" Madrid), riesce a non risultare derivativo. Merito di una sceneggiatura ben dosata fra azione e riflessione che riesce a rendere trasparente la metafora senza appesantirla con zavorre didascaliche. Molto bello il finale, aperto alla speranza.
MEMORABILE: Nella chiesa deserta, una presenza inaspettata

Puppigallo 29/01/14 08:46 - 4508 commenti

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Con poco e niente, ma il tutto condito da un'idea tanto semplice quanto efficace è possibile fare un buon film. Ne è un chiaro esempio questa pellicola sorretta da due fattori: le motivazioni dei protagonisti, che sono tutto per loro, in un mondo precipitato nel caos da "panico", dove si vive rintanati come ratti, col terrore degli spazi aperti (se si prova a uscire le conseguenze sono biologicamente catastrofiche); e un discreto ritmo; cosa non facile, visto lo spazio comunque limitato in cui la singolare coppia (impiegato e addetto al ridimensionamento del personale) si muovono. Riuscito.
MEMORABILE: L'impiegato buttato fuori (le conseguenze); Il rapporto tra i due, che muta situazione dopo situazione; Le tribù immuni, uno smacco per i civilizzati

Gestarsh99 16/05/14 16:31 - 1321 commenti

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Come due untori manzoniani, i fratelli Pastor tornano a impestare gli schermi con le loro epidemie planetarie. Se Carriers seguiva il copione arieggiato di un rewind nostalgico su strada, in questa seconda apocalisse umana il bello e il cattivo tempo li decide un'agorafobia alla Shyamalan, allergia mortale agli spazi aperti che costringe la popolazione a vivere rintanata in luoghi chiusi o sotterranei. Sparsa sul bancone, una fragaglia di incongruenze, bambinate e pressapochismi sin troppo inficiante e svalorizzante, cui fa da eutanasia un epilogo sviolinatissimo insopportabilmente new-age.
MEMORABILE: La lotta con l'orso in chiesa; Il protagonista che chiama a squarciagola la moglie senza aprire la finestra che ha davanti (con la pioggia l'aveva aperta...).

Vitgar 16/11/14 17:47 - 586 commenti

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Buon film allegorico sul progressivo decadimento della vita sociale e dei rapporti interpersonali della civiltà contemporanea. La gente ha paura di uscire di casa e preferisce rimanere chiusa in casa. La giustificazione di una epidemia è puramente simbolica. Piacevoli fotografia e ambientazioni nella metropolitana grigia e sinistra. Il finale è un buon viatico solare.

Galbo 17/01/15 15:38 - 11382 commenti

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Sullo sfruttatissimo tema "post apocalittico" una produzione iberica che fa di necessità virtù: sulla base di un budget verosimilmente non faraonico, i registi Pastor lavorano sulla tensione e la caratterizzazione dei personaggi riuscendo (quasi) sempre a trasmettere allo spettatore l'inquietudine e il pessimismo dei personaggi principali. Qualche caduta c'è (il finale ad esempio), ma nel complesso un film che raggiunge lo scopo di un discreto intrattenimento.

Kinodrop 10/02/15 15:59 - 1494 commenti

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Un'imprecisata causa provoca nella popolazione un'irreversibile crisi di agorafobia e la costringe a vivere nel sottosuolo. Ennesimo e inutile film apocalittico che vede i due protagonisti aggirarsi nel ventre di Barcellona, uniti da scopi consimili. Con l'andamento di un videogame ci propina psicologie e situazioni al limite del ridicolo, con sciatti riferimenti ai luoghi comuni su tick ecologici, sulla famiglia e così via. Sceneggiatura elementare e prevedibile, finale da guinness del trash movie con banalità e retorica a gogo. Da evitare.
MEMORABILE: L'inutile solarità di Barcellona sacrificata al suo sottosuolo; La nuova generazione libera dal "virus" nella città "serra".

Pumpkh75 1/07/15 17:36 - 1313 commenti

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Apprezzabile, ed essenzialmente per due fattori: l’idea dell’agorafobia (all’apparenza poco consistente ma nella pratica resa con grande efficacia e un’inattesa inquietudine) e la carica emozionale che la coppia di personaggi principali riesce a sprigionare, pur nella semplicità della trama e nella prevedibilità del loro sviluppo. Pregnante il cast, ottima la soddisfazione visiva per lo spettatore. Chiude con un inno alla speranza per me un po’ fasullo, altrimenti avrei alzato il voto.

Pinhead80 10/12/17 13:42 - 3942 commenti

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Una tremenda epidemia simile all'agorafobia uccide chiunque esca allo scoperto. L'unica soluzione è spostarsi nei sotterranei delle città in cerca di cibo e dei propri affetti. Ottima l'idea di imputare la causa della pandemia alla società odierna capace solo di comunicare virtualmente e letteralmente presa dal panico quando invece deve farlo affrontando le persone dal vivo. Ecco che spalle al muro le persone per salvarsi si ritrovano costrette a recuperare i fondamenti di una comunicazione umana. Interessante.

Piero68 20/11/17 10:09 - 2755 commenti

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Da un tema ultrasfruttato una discreta produzione spagnola (pluripremiata in patria) che sopperisce alla mancanza di budget con una buona caratterizzazione dei personaggi e tanta suggestione. Lasciata da parte ogni velleità di spiegazione scientifica o pseudo tale sull'apocalisse di turno, si passa direttamente al problema: la popolazione intera soffre di agorafobia e chi esce in spazi aperti muori! Discreto il cast, con la regia che fa il suo lavoro e riesce anche a ricostruire qualche buon momento e discrete sorprese. Una visione la merita.
MEMORABILE: Ospite indesiderato in chiesa; Le barricate al supermercato coi cestelli della spesa e il seguente assalto.

Anthonyvm 6/08/20 15:04 - 1919 commenti

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Dagli autori di Carriers un altro post-apocalittico che, pur ruotando attorno a un'idea notevolissima (un'agorafobia pandemica, che nell'era dei social media e del decadimento dei rapporti umani "diretti" si rivela una trovata sottile e originale), non viene condotto in modo convincente. La frammentaria struttura a flashback funziona a svantaggio della suspense, l'avventuroso viaggio del protagonista alla ricerca della moglie, per quanto godibile, dice poco di nuovo, il finale al saccarosio suona illogico (rimangono tante questioni irrisolte) e troppo ottimista. Occasione sprecata.
MEMORABILE: L'inseguimento del ragazzo che ha rubato il GPS; L'incontro con l'orso in chiesa; La guerriglia nel supermercato; La città verdeggiante nel finale.
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