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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Seguendo uno stile ormai consolidato che ne ha fatto uno degli autori più rispettati, acclamato dalla critica e non sempre da un pubblico talora comprensibilmente refrattario a recepire il suo caos difficilmente ordinabile e inquadrabile, Wes Anderson confeziona una meraviglia visiva a tratti stupefacente. Recupera l'ormai sorpassatissimo formato 4:3 per poter sfruttare lo spazio ai lati del quadro riempiendolo qua e là con la grafica, con immagini più piccole collegate alle principali o raramente allargandosi fino a riempire l'intera larghezza. Gioca col bianco e nero e il colore, sviluppa l'immagine in verticale per uscire dai canoni, per sorprendere sempre e comunque. Riuscendoci, va detto, perché certe...Leggi tutto veloci carrellate, gli zoom "stoppati", gli spostamenti che arretrando inquadrano particolari inattesi, i movimenti fluidi della cinepresa riconciliano con l'arte cinematografica mostrando un talento in questo senso unico e riconoscibile, sfruttato qui quasi in ogni frame. Di fronte a tanta ricerca visiva la trama pare accessoria, un tributo alle esigenze di chi guarda e pretende anche di ascoltare, di seguire una vicenda; e allora eccola qui, divisa in capitoli come nella rivista di cui si racconta, l'inserto dell'Evening Sun che il figlio (Murray) del proprietario ha voluto trasferire dagli Stati Uniti in Francia, nell'immaginaria e pittoresca cittadina di Ennui-sur Blasé. Per ogni capitolo dell'inserto una storia, introdotta dalla pagina ingrandita a testimonianza di un lavoro di "illustrazione" importante (ricreato ad arte nella versione italiana), che non si limita a imporre caratteri sullo schermo ma innesta veri e propri cartoni animati, impastati nella suggestiva fotografia a evidenziare la compenetrazione di tecniche diverse, l'ecletticità della proposta. Nel ruolo del direttore-padre, incapace di licenziare i propri dipendenti e persino disposto a cedere ad ogni loro bizzarria narrativa, Murray non può sfoggiare le sue celebrate qualità interpretative ma contribuisce a creare quel clima pacifico e rilassato costante nel cinema di Anderson. Apre Owen Wilson che, mentre pedala, spiega la vita nella cittadina in quello che è l'episodio più breve e descrittivo, di facile comprensione, leggero, valorizzato da una strepitosa messa in scena. A dire il vero già qui il torrente inarrestabile di parole, ulteriormente appesantito dalla voce narrante (in originale di Anjelica Huston, da noi di Ludovica Modugno), tende a perdersi, a divagare spiazzando, a imporre in chi guarda un'attenzione da triplicarsi rispetto alla madia. Nel secondo episodio il pittore folle Moses Rosenthaler (Del Toro) è rinchiuso in carcere per doppio omicidio e s'innamora della sua secondina (Seydoux). Il mercante d'arte Cadazio (Brody) ne scopre il talento e comincia ossessivamente a pretendere di comprare i suoi lavori per dedicargli personali e gallerie aprendo con lui un rapporto di amore e odio. Delle tante forse la vicenda più lineare, per quanto come sempre frantumata da inserti apparentemente fuori luogo, vezzi cromatici che alternano colore e bianco e nero, parole che sembrano inserite nei discorsi apposta per confondere. Una tecnica ribadita nell'episodio della rivolta studentesca, in assoluto il più confuso e dispersivo, di cui si fatica spesso a seguire il senso, in cui una giornalista (McDormand) rivede e corregge il "manifesto" (dopo i tre diversi di Ebbing, Missouri) di uno dei giovani leader della protesta (Chalamet) prima che questi s'innamori di una studentessa (Khoudri). L'ultimo episodio è il più "spinto" a livello grafico, il più creativamente e scenograficamente ricco, e racconta di un commissario di polizia (Amalric) alla ricerca del proprio figlio sequestrato. Dovrebbe c'entrare anche uno chef, tale Nescaffier, dal momento che l'articolo appartiene alle pagine di cucina, ma questi ne esce come personaggio assolutamente secondario (cosa che un po' indisporrà il direttore del French Dispact). E così, mentre Anderson sperimenta incessantemente sull'immagine allietando i suoi fan e più in generale gli amanti di certo cinema "pittorico e poetico”, si chiude con la sensazione di aver visto un mirabile esercizio di stile condito dal discutibile approccio narrativo di Anderson. Un film festoso, sgargiante, straordinario nel senso etimologico del termine, senza mai una nota musicale fuori posto, recitato da un cast affollato di star di prima grandezza (l'unico tra i notissimi in modalità cameo è Christoph Waltz) e di presenze curiose (tra i colleghi di Cadazio si riconosce l'ex Fonzie Henry Winkler). Un tuffo nella friabile inconsistenza filosofica di un autore votato a visioni eccentriche e personali.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 14/11/21 DAL DAVINOTTI
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Nick franc 18/11/21 01:41 - 199 commenti

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Wes Anderson continua coerentemente con il suo cinema, come sempre impeccabile dal punto di vista della confezione. Stavolta sceglie una narrazione a episodi legati dal labile filo conduttore dell'impaginazione dell'ultimo numero di un giornale ma i risultati sono altalenanti: geniale quello con Del Toro e Brody, notevole la parte animata in quello con Norton, privo di spessore quello con Chamelet (nonostante l'ottima McDormand). Quasi tutto risulta sempre stranamente un po' freddo e si rimane con l'idea di aver visto qualcosa che ha poco da dire (ma che comunque lo dice benissimo).
MEMORABILE: Del Toro che insegue Brody; Il dialogo a letto tra Chamelet e McDormand; L'inseguimento in auto a cartoni animati; La Seydoux modella di Del Toro.

Hiphop 15/11/21 08:42 - 38 commenti

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Tanto rumore per nulla. Wes Anderson confeziona la solita pellicola tecnicamente perfetta: luci, scenografie, musiche e ambientazioni storiche impeccabili, ma di rara inconsistenza. Film vuoto: nessuna delle storie (si tratta infatti di un film a episodi) riesce a destare un minimo di interesse né a strappare un sorriso. La solita carovana di attori celebri che partecipano svogliatamente al solito gioco citazionista che questa volta non riesce. Il surrealismo, tanto caro al regista, risulta goffo e pretenzioso, finanche noioso e ripetitivo. La satira non morde. Sconsigliato.

Rambo90 17/11/21 00:15 - 6951 commenti

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Nuovo virtuosismo di Anderson, che questa volta unisce alla ricchezza dei colori in fotografia e alle scenografie curate anche la particolarità narrativa. L'idea di giostrare gli episodi come fossero sezioni del giornale del titolo è infatti vincente e ci permette di guardare da subito al film con curiosità. Il migliore del lotto è il primo come trama, mentre l'ultimo si distingue per una bella sequenza animata. Cast ricco come sempre in cui brillano soprattutto Murray, Del Toro, Brody e una splendida Seydoux. Notevole.

Thedude94 20/11/21 13:00 - 773 commenti

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Sulla linea del suo originale stile visivo e di scrittura dei personaggi, Anderson si lancia in una serie di racconti e di storie narrate in successione da particolari giornalisti che sembrano essere usciti da ognuno dei mondi creati dallo stesso regista nei film passati. Storie tutte interessanti, divertenti e ricche di trovate registiche sempre sorprendenti, oltre ad essere fotografate magistralmente. Qualche difetto di ritmo viene abbattuto dal cast fenomenale, nel quale si nota tutto l'affetto e il piacere che hanno gli attori nel farsi filmare da questo regista.

Il ferrini 20/11/21 23:38 - 1929 commenti

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Vero gioiello d'estetica, con una profondità di campo incredibile che lo rende un titolo da vedere preferibilmente in sala. Il formato 4:3 è una scelta insolita ma risulta perfetta per i movimenti verticali e la fotografia è di gran classe. Il cast è superlativo, sia per quantità che per qualità; su tutti spicca la McDormand, protagonista di uno degli episodi più interessanti, assieme a quello con Del Toro. Imperdibile per i fan di Wes Anderson e in generale un ottimo film.

Gabigol 22/11/21 00:05 - 458 commenti

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Dispiace constatare come una così personale e atipica ricerca estetico-visiva, unica nel panorama cinematografico, debba fare i conti con una esposizione narrativa sincopata, ai limiti dell'ipertrofico. Risulta difatti oggettivo che i segmenti lineari - preludio, primo episodio, chiusa - raggiungano il corretto bilanciamento per distillare in forma completa l'idea di cinema di Anderson: ironico e sornione; slegato dalla contigenza del contesto narrativo e al contempo aperto a naturali transizioni scenografiche/fotografiche che implicano l'adozione di diversi registri di linguaggio.
MEMORABILE: L'inseguimento di Del Toro; Seydoux nei panni della musa; La rivolta studentesca contro il sindaco, scandita con gli scacchi; Inseguimento in auto.

Muttl19741 26/11/21 01:18 - 139 commenti

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Divertissement di Wes Anderson, bello, splendido da vedere, straricco di particolari, formato da  quadri a tempo, quasi eseguiti da attori automi, extradiegetici, inscatolati, con ritmo del racconto vertiginoso, con cambi di stile repentini, spiazzanti. La storia c'è, ma è solo un pretesto per raccontare il magico mondo dei quattro racconti che contiene. È un film pensato da un grande creativo per i creativi, per i sognatori, per chi vuole alimentare la propria immaginazione e godere di un'estetica raffinata, godibile e mai retorica

Xamini 25/11/21 13:02 - 1092 commenti

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Caleidoscopio di dettagli virtuoso sino al parossismo, traboccante di star, questo lavoro di Anderson denuncia anche un suo grande limite: la chiarezza; è così tanto ricco di elementi e denso di parole che sarebbe da guardare al ralenti, con numerose pause e riavvolgimenti, ma al cinema non si può (senza una perfetta comprensione dell'inglese da evitare la versione V.O.). E tutto questo sforzo di attenzione finisce per alleggerire i frangenti comici (quando si è tesi nel cercare di cogliere il riferimento, la battuta sfugge) e disintegrare la già scarsa dose di empatia dei racconti.
MEMORABILE: La pulizia formale; I numerosi piano sequenza che attraversano gli scenari; I diorama inscenati.

Cotola 16/12/21 23:02 - 8186 commenti

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Esteticamente inappuntabile e quindi incredibilmente delizioso dal punto di vista visivo. L'uso della profondità di campo è magistrale e costumi e scenografie lo sono altrettanto. Anche i cromatismi sono notevoli, esaltati da un fotografia in grande spolvero. Insomma, tutto in stile prettamente andersoniano. Le storie, in fondo è un film a episodi legati insieme dal filo comune del giornale, sono di qualità abbastanza omogenea e tutto sommato riuscite e divertenti. Gran carrellata di star alcune sul pezzo e funzionali al narrato, altre più esornative e gratuite.  

Capannelle 20/12/21 00:06 - 3992 commenti

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Ottimi i titoli di coda, per il brioso accompagnamento musicale e le simpatiche copertine del giornale protagonista dell'opera. Ma anche perché chiudono un film che aveva vissuto sostanzialmente sul primo episodio (Del Toro, Swinton e Seydoux sugli scudi) e su alcune trovate inframezzate a tanto altro materiale bizzarro, sempre ricercato come da tradizione della casa ma spesso inconcludente. Il secondo episodio viaggia in modo abbastanza tiepido, a parte alcune battute finali e il terzo si ingarbuglia presto su se stesso.

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Giufox 9/01/22 16:20 - 228 commenti

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L'episodio con Del Toro seduce, ma il resto è grossomodo insopportabile. Difficile arrivarci da quanto, fin dalle prime sequenze, Anderson propina quella sua retorica visuale fatta di felici esplosioni pastello e nostalgiche visioni vintage che cercano Tati ma non trovano neanche Amélie. Compiaciuto diaporama vintage che disegna marionette per far colpo su quel preciso target che pende dalle sue labbra. Atemporale e sofisticato? No, sulfureo e borioso. Dispiace anche scriverlo per chi lo ha sempre amato.
MEMORABILE: Del Toro sulla sedia elettrica.
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