Stay - Nel labirinto della mente - Film (2005)

Stay - Nel labirinto della mente
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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Si apre con un incidente d'auto sul ponte di Brooklyn girato con ambizioni stilistiche non comuni: già da questo si intuisce la direzione che prenderà il film, costantemente sospeso tra realtà e sogno. Vicino all'auto incendiata si aggira Henry (Gosling), il cui volto si sovrappone d'improvviso a quello di Sam (McGregor), psichiatra da cui il ragazzo è in cura, ereditato da una collega. Già dal fatto che Henry preveda una grandinata senza che nemmeno il meteo abbia annunciato nulla fa capire come ci si muova in un clima di mistero che non si capisce a cosa sia dovuto. Chi dei due tra Henry e Sam incontra più particolari fuori posto, sulla sua strada? Parrebbe Henry, ma quando Sam incontra la madre...Leggi tutto di Henry venendo poi a sapere che la donna è in realtà morta da tempo appare chiaro quanto ci sia non qualcosa ma molto che non va, nella storia; e col passare dei minuti sempre di più, mentre la regia si occupa ad accrescere la sensazione straniante lavorando sull'immagine attraverso poderosi interventi grafici con effetti speciali magari non invadenti ma sintomatici di quale sia la direzione che il film vuol prendere. In attesa del colpo di scena finale ovviamente, in cui quanto più possibile di ciò che vediamo si spera abbia un perché. Non ci si aspetti tuttavia alcuna soluzione geniale. Sono decenni che il cinema gioca con questo tipo di costruzione arrivando spessissimo alla medesima conclusione, tanto che non è il caso di citare alcun titolo: si rischierebbe di svelare subito la chiave interpretativa. Quello che però infastidisce è che in queste occasioni l'idea che ci si fa è che nella sceneggiatura si possa inserire di tutto e di più senza paura di sbagliare nulla: lasciando spazio alla lettuta autonoma dello spettatore si è certi di non sbagliare. La coppia McGregor/Gosling garantisce una recitazione comunque sufficiente, con la Watts a fare da terza incomoda perché il film è in fondo una partita a due, una sfida a chi guarda condotta infilando suggerimenti in realtà ben poco interpretabili (se non dopo aver visto il finale) che finiscono con l'avere l'unico scopo di incuriosire e mantenere alta un'attenzione che i ritmi blandi tenderebbero a far scemare. Portando anche a una facile irritazione, per l'ostinazione a voler ritardare a ogni costo una soluzione ripetendo sequenze e idee che appaiono troppo facili da elaborare. Niente di nuovo, come se il regista avesse scelto un canovaccio usurato esclusivamente per mostrare le proprie abilità tecniche (con le luci sul ponte di Brooklyn di notte che si sovrappongono in ogni modo).

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 1/04/07 DAL BENEMERITO HOMESICK POI DAVINOTTATO IL GIORNO 24/02/18
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Homesick 1/04/07 20:26 - 5737 commenti

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Sdoppiamenti di personalità, scambi di identità, paradossi spazio-temporali, intersezioni tra realtà e allucinazione, sospensioni tra la vita e la morte, ineluttabilità del destino... Tutta roba che, già vista nei capolavori di Lynch, oggi è cotta e stracotta! Un film asettico e senza recitazione dove gli attori, pur validi, sembrano manichini che si muovono su scenografie contorte e gonfiate dagli effetti digitali. Il colpo di scena finale, poi, è prevedibile e derivativo.

Gianlux 3/04/07 12:27 - 20 commenti

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Davvero un bel film questo sottovalutato Stay. La sua peculiarità rispetto a pellicole che trattano temi simili, sta nel fatto che è possibile dare più chiavi di lettura tutte logicamente difendibili. Da una seconda visione del film emergono particolari che ora suffragano l'una ora l'altra interpretazione. Una "chicca" lo psichiatra che porta dei pantaloni stranamente corti sopra la caviglia per il fatto che il protagonista lo vede in una forma che si rifletterà nel finale (in ginocchio dinanzi a lui).

Herrkinski 17/07/08 23:12 - 8271 commenti

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Discreto thriller psicologico tra sogno, realtà e aldilà, che riprende i salti temporali e le varie possibili versioni della stessa storia come accadeva (seppur diversamente) in film come Donnie Darko o The Butterfly Effect. Il film presenta un cast di rilievo, ma esagera nel voler creare volutamente confusione nello spettatore e il tema portante della "near-death experience" risulta abbastanza incomprensibile fino all'ultima parte della pellicola. Il film soffre anche di una certa lentezza narrativa, che vorrebbe aggiungere drammaticità.

Galbo 18/05/12 20:14 - 12465 commenti

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Molta e forse troppa carne al fuoco in questo thriller psicologico diretto da Marc Foster. Gli espedienti narrativi adoperati sono stati ampiamente usati nel cinema anche se il regista li utilizza con una certa classe e attraverso un'elegante messa in scena. Ottima la caratterizzazione del contesto urbano. Sufficiente la prova degli attori. Nel complesso, un film poco originale ma godibile.

Daniela 26/07/12 07:00 - 12808 commenti

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Psicanalista alle prese con un ragazzo che gli annuncia l'intenzione di suicidarsi in occasione del suo 21° compleanno, ossia dopo 3 giorni. Ma il tizio ha pure poteri di preveggenza ed il medico comincia a non essere più tanto sicuro della realtà che lo circonda... Thriller para-psicologico pasticciato che cerca di tenere in piedi una vicenda a rischio abbiocco con gli spilli dello stile, e vai con inquadrature sgembe, architetture modaiole, dejà-vu, riflessi, specchi, scale a chiocciola... Noioso, interpretato con scarsa convinzione, con un finale che spiega tutto ma sa di presa in giro.

Rambo90 9/05/14 16:55 - 7746 commenti

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Un film dalla trama affascinante, fatta di allucinazioni, eventi ripetuti e crisi d'identità, piuttosto contorto da seguire ma per questo interessante. Peccato che poi quanto di buono sia costruito nella prima parte venga gettato via nella seconda, dove un colpo di scena finale rende l'operazione quasi una presa in giro dello spettatore. McGregor e Gosling bene in parte, un po' meno la Watts, mentre la regia di Foster cerca con le inquadrature particolari di ovviare al ritmo molto lento. Guardabile.

Kinodrop 17/12/16 19:38 - 3055 commenti

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All'inizio si resta catturati dall'argomento che oscilla ai bordi della psichiatria, tra istinto artistico e pulsione di morte. Il thriller, ambientato in una piovosa NY, si avvale di tutta una casistica (che va dal semplice transfert a deliri e forme di preveggenza) ben congegnata e ritmata ma non certo nuove (Fincher, Lynch); prevalgono però gli aspetti estetici e il vortice virtuosistico del montaggio che affascina ma disorienta. Buono il cast, ma la recitazione risente dell'artificio della trama, compreso il finale affrettato e interlocutorio.
MEMORABILE: Le parole all'unisono tra psichiatra e paziente.

Minitina80 12/03/18 21:00 - 3004 commenti

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Inutile guardarlo cercando di trovare una risposta univoca a ciò che accade o una chiave di lettura universale che porti a spiegazioni morali. Va piuttosto sentito sulla pelle per le sensazioni che trasmette e le emozioni che riesce a suscitare. Musica e luci si rivelano utili in questo senso e aiutano a esaltare quel senso di surreale che pretende solo di apparire, senza spiegare o voler dire nulla. D’altronde è il viaggio all’interno di una mente prima della fine e non si può pretendere linearità. Piccola parte per un bravo Bob Hoskins.
MEMORABILE: “Il mondo è solo un’illusione”.

Deepred89 20/03/21 03:00 - 3742 commenti

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Forster possiede classe da vendere e impone un'estetica fascinosa e un ritmo impeccabile: il film sarebbe probabilmente diventato uno dei classici del genere, se non fosse che con la medesima struttura e soluzione diversi classici erano già stati realizzati. La narrazione riesce comunque a conquistare - anche grazie ai bravi interpreti, tra cui un giovane Gosling più espressivo del consueto - e si nota un'attenzione particolare a dialoghi e psicologie, ma una volta svelate le carte il déjà vu incombe inesorabile e una rilettura a posteriori apre varchi nel soggetto.

Rocchiola 5/03/24 08:09 - 983 commenti

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Un ragazzo che vuole suicidarsi con facoltà di preveggenze future, il suo psichiatara che tenta di salvarlo e la sua compagna conosciuta dopo un tentato suicidio. Sullo sfondo una New York notturna e onirica. Un film sospeso tra sogno e realtà, in cui si capisce quasi subito che ci sarà un finale a sorpresa per giustificare una storia altrimenti piuttosto tediosa e inconcludente. Ma non bastano tre ottimi attori e qualche effetto digitale per fare un buon film. Alla fine la cosa più divertente è McGregor che indossa dei pantaloni di due taglie più corti da acqua in casa.

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