Sposi

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MMJ Davinotti jr
Anno: 1988
Genere: commedia (colore)
Regia: [5e] Vari
Note: Registi: Pupi Avati, Antonio Avati, Cesare Bastelli, Felice Farina, Luciano Manuzzi, Luciano Emmer (tit)
Numero commenti presenti: 10
Papiro: cartaceo
APPROFONDIMENTI: Intervista a Davide Celli

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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

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Caesars 1/02/08 08:33 - 2673 commenti

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Tipico prodotto di Pupi Avati (suoi i soggetti e le sceneggiature, oltre che la regia di un segmento), anche se realizzato a dieci mani (ma non ci si accorge mai del cambio di regia). Contrariamente alla tipica commedia ad episodi, qui i vari segmenti sono mescolati tra loro, rendendo più interessante la visione del film. Buona anche la recitazione di tutti i protagonisti, Jerry Calà compreso (che altrove risulta letteralmente insopportabile). Non certo tra i capolavori del maestro, ma comunque una pellicola molto delicata e gradevole, che merita la visione.

B. Legnani 13/09/07 21:40 - 4689 commenti

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Delicata pellicola, agrodolce (parla di matrimonio…), che sfrutta (in senso buono) buone caratterizzazioni, fra le quali si ricorda, complice anche la curiosa vicenda, un Jerry Calà che tempera l’essere Jerry Calà con i consigli del regista, risultando ben più gradevole che altrove, in quello che è il segmento migliore del film. Tanti i registi, ma il registro è simile. Gradevole.

Markus 20/04/08 14:15 - 3255 commenti

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Un perfetto intrecciarsi di episodi, avvalorati dall’ottima scelta del cast e da eccellenti mani registiche (tra cui evidentemente ha peso Pupi Avati, anche là dove non ha diretto in prima persona). Sincero, realistico, a volte commovente, a volte cinico, a volte assurdo, ma l’esperimento “Sposi” è una perfetta carrellata di umanità e di analisi del pensiero d’amore, senza inutili romanzi e piagnistei.

Homesick 7/11/08 17:16 - 5737 commenti

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Regia collettiva per una storia corale sugli sposi: coppie che si creano, si disfano, si ricompongono, sull'onda di ricordi, nostalgie, fallimenti, amori ritrovati o perduti. L'episodio migliore è quello diretto da Pupi Avati, che svela gli altarini del corrotto mondo dello spettacolo, con un Calà serio e una Boccardo schiva e biancovestita come nella mazurka. Più leggeri, seppur piacevoli, gli altri segmenti.

Galbo 10/11/08 06:04 - 11343 commenti

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Cinque storie che si svolgono tutte lo stesso giorno, realizzate da altrettanti registi (più Emmer impegnato solo nelle sequenze di apertura e chiusura), per un film che parla dell'amore e dei rapporti di coppia declinati in molti modi possibili e che hanno in comune un approccio piuttosto sensibile e delicato. Le storie sono intrecciate tra loro rendendo impalpabile il cambio di regia. Non un capolavoro, ma gradevole, e recitato da tutto il cast in maniera convincente. Una delle poche degne prove d'attore di Jerry Calà.

Tomastich 4/07/09 18:13 - 1216 commenti

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Il più grande pregio di Pupi Avati è quello di far sentire lo spettatore a proprio agio (tutto il contrario avviene con i suoi horror). E queste cinque storie (divise tra loro) hanno tutte questo grande merito. La pacatezza, la semplicità e il tono dimesso dei vari protagonisti di questo "Sposi" fanno guadagnare molti punti rispetto ad altri prodotti "episodici" della storia cinematrografica italiana.

Rambo90 10/06/12 17:00 - 6317 commenti

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Un interessante esperimento, dove gli episodi (pur se diretti da 5 registi diversi) sono perfettamente uniti fra loro, senza diversificarsi poi molto per stile o fotografia. Il cast è ottimo: Calà in una parte diversa stupisce, Delle Piane e Haber sono perfetti, la Ricci e la Piccolo splendide e stringe il cuore vedere l'ultima interpretazione di Novecento. 5 storie senza facilonerie e melensità sull'amore, molto reali e con una punta d'amaro in bocca. Bella la colonna sonora. Notevole.

Deepred89 26/02/14 01:20 - 3268 commenti

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Avatiano fino al midollo (il cambio di regia, tutto sommato, non l'ho avvertito), un film sotto le righe, amarognolo ma pieno di calore umano, con cinque storie delicate e intriganti, forse un po' abbozzate (il finale piomba inavvertitamente e lascia un po' di amaro in bocca) ma in parte risollevate dai titoli di coda. Cast perfettamente in parte, con Delle Piane sopra tutti e un Calà incredibilmente sobrio, forse nella miglior interpretazione della sua carriera. Colonna sonora di Riz Ortolani meravigliosa! Piacevole.

Herrkinski 10/07/14 03:40 - 5032 commenti

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Avatiano in tutto, pur contando diverse regie oltre alla sua; il film scorre senza denotare infatti l'alternarsi di mani dietro alla mdp, restando sospeso in un registro dolcemente malinconico, come una sera di fine estate sulla riviera (dove sono ambientate alcune delle storie). Bravissimo Delle Piane (in coppia con la bella Sofia Ricci), sorprendente Calà, ma buono il cast in toto. Le storie si fanno tutte seguire piacevolmente e non annoiano, mostrando la stranezza dei rapporti umani e le loro tante facce, seppur con leggero cinismo.

Victorvega 20/05/20 08:49 - 289 commenti

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Cinque storie che si muovono in parallelo nell'arco dello stesso giorno avendo in comune il tema della coppia (poi del matrimonio, nelle storie non reso esplicito) e, soprattutto la stessa linea, la stessa fotografia, gli stessi colori. Proprio questo è quello che maggiormente sorprende: scoprire che non è la stessa mano a condurle in porto, ma diverse e tutte uniformate. Visto il tempo a disposizione le storie sono bozzetti, poco approfondite, ma ben armonizzate tra loro. Grandi attori, con Calà che alla fin fine fa Calà. Buon film.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Markus • 27/11/07 19:47
    Scrivano - 4785 interventi
    Il film è dedicato all'attore Nik Novecento, scomparso nell'autunno del 1987, subito dopo le riprese del film. Pupi Avati ricorda che ha avuto la notizia mentre stavano montando il film, dunque sono riusciti ad inserire nei titoli di testa la dedica (grazie a Huck Finn per il fotogramma):

  • Discussione Markus • 20/04/08 14:05
    Scrivano - 4785 interventi
    Una lunga ed interessante analisi tratta da IL TEMPO, dopo l'uscita del film:


    "La “Bottega” di Pupi Avati (ma chiamatela anche “factory”, officina, scuola d’arte) ci ha sfornato un nuovo gioiellino. Bellissimo e, come impostazione organizzativa e creativa, del tutto insolito se non addirittura unico. Il soggetto, infatti, è di Pupi Avati, i cinque episodi in cui il film consiste non solo sono diretti da cinque registi diversi (un fatto abbastanza consueto) ma, girati tutti contemporaneamente in cinque luoghi diversi d’Italia nel breve arco di una settimana, hanno consentito che i tempi di produzione non superassero i sette giorni. Escludendo, dopo, il tempo impiegato da Pupi Avati, in veste di coordinatore, per curare l’edizione del film, e cioè, il montaggio, le musiche. Riuscendo, in questa veste, e come autore anche del soggetto, a conferire ai cinque episodi, che narrativamente si intersecano l’uno nell’altro mentre si svolgono, una omogeneità totale di gusto, di stile, e una felice compattezza, anche formale. Con il vezzo, non nuovissimo questo, di non dichiarare neanche nei titoli di testa chi, dei cinque registi coinvolti nell’impresa, ha diretto questa o quella storia, ma annunciandoli tutti insieme all’inizio, se non come responsabili di un lavoro in comune come esponenti appunto di un’unica “bottega”: in testa Pupi Avati, poi suo fratello Antonio, quindi Cesare Bastelli, Luciano Manuzzi, Felice Farina, coadiuvati ciascuno, ovviamente, da cinque diversi direttori della fotografia ma, alla fine, in collaborazione con un montatore unico (Amedeo Salfa) supervisionato dal capogruppo Avati.
    Un risultato di grande qualità. Che, anche da punto di vista produttivo, potrebbe aprire nuove strade al cinema italiano, più economiche, più essenziali,’ di successo più meditato e sorvegliato. Il titolo, secco, secco, annuncia nozze. Nozze, penò, in cui gli Sposi, salvo in un episodio, non sembrano granché convinti al grande passo. Qui a Fregene, ad esempio, un divo televisivo al tramonto si accinge a sposare una donna che è stata al centro di un chiacchieratissimo stupro unicamente per fan parlare ‘di sé i ‘giornali e rifarsi un’immagine; nello stesso momento a Roma, un ventenne che lavora come maschera in un cinemino di periferia si sente invitato a nozze riparatrici dalla cassiera quarantenne che incautamente ha messo incinta; a Bologna, un ricco e già anziano finanziere si scontra in un lussuoso albergo della città con la sua giovane e bellissima fidanzata con la quale stenta a fare i piani giusti per un matrimonio cui molte cose si oppongono; a Cesena un giovanottone torna con la ragazza che sposerà tra qualche giorno sui luoghi della sua infanzia ma un suo amico di sempre rischia di diventare, oltre ogni logica, un terzo incomodo; e a Fiumicino, finalmente, due divorziati si ritrovano per caso, lui sempre alla ricerca di espedienti, lei solo in apparenza sistemata, e rasentano il pericolo di ricominciare da capo, mettendosi reciprocamente nei guai.
    I toni qua sono ilari là invece dolorosi, ora tendono a voltare in burla situazioni e personaggi, ora puntano sul graffio e sul grottesco, con un’attenzione penò sempre costante – ed è la firma di Avati – per i climi umani, per l’osservazione dal vivo e da vicino del nostro quotidiano, mostrato come tale anche quando si fa avanti l’eccezionale e l’insolito. Con quel gusto e quell’abilità di passare costantemente da un episodio all’altro che, quasi con cadenze televisive, sveltisce al massimo la narrazione, mette in risalto – anche all’interno di quel “basso continuo” dell’umanità di cronaca d i ripetuti salti di registro, gli scoppi di umore, il variare dei motivi e dei toni. Chiudendo con un happy end per metà faceto (gli episodi sommati tutti insieme in un’immagine unica) cui ha messo mano da solo Luciano Emmer, probabilmente anche in ricordo del suo lontano Domenica d’agosto dato che qui tutte le cinque vicende si svolgono simultanee in un Ferragosto di oggi.
    Completa i tanti meriti del film l’interpretazione di un gruppo di interpreti così affiatati tra loro da sembrare far parte tutti di un solo episodio e diretti tutti da un unico regista. A cominciare da Carlo Delle Piane, un finanziere litigioso e sospettoso, amato con eguali sospetti e litigi da una bellissima e bravissima Elena Sofia Ricci. Fra gli altri, Jerry Calà, il divo televisivo che si sposa per la carriera (la sua partner è Delia Boccardo), Alessandro Haber e Ottavia Piccolo, la coppia di divorziati (anche loro perfetti) e, presente qui purtroppo per l’ultima volta, il caro Nick Novecento cui giustamente il film è dedicato. Una nota malinconica cui fanno riscontro, in filigrana, tutte quelle, sommesse e raccolte, che si intuiscono qua e là all’interno dell’azione. L’occhio sul mondo di Avati e della sua “bottega”, anche quando è ironico, è raramente ottimista. le “stelle” ci sono, ci ha detto una volta, ma nel “fosso”

    Da Il Tempo, 14 maggio 1988
    Ultima modifica: 20/04/08 22:07 da Markus
  • Curiosità Zender • 22/09/14 17:36
    Consigliere - 43513 interventi
    Dalla collezione "I flanetti di Legnani" (con contributo di Zender al restauro), il flanetto di Tv Sorrisi e Canzoni della prima tv di Sposi (Lunedì 10 dicembre 1990, come da ricerche di Zender):

  • Homevideo Ruber • 1/02/17 02:15
    Compilatore d’emergenza - 8945 interventi
    Uscito solo in vhs per etichetta Ricordi.
  • Musiche Huck finn • 7/03/20 15:17
    Galoppino - 300 interventi
    Il main theme di Riz Ortolani
    Ultima modifica: 7/03/20 18:21 da Zender
  • Curiosità Huck finn • 8/03/20 13:43
    Galoppino - 300 interventi
    Oltre a svolgersi tutti lo stesso giorno, i vari episodi hanno dei piccoli elementi di raccordo gli uni con gli altri: ad esempio, Haber[ e la Boccardo si incrociano per qualche istante al bar del porticciolo dove è ambientato l'episodio di Haber e Ottavia Piccolo; Turra e la Morlotti all'inizio del loro episodio escono dal Grand Hotel Baglioni di Bologna, dove alloggiano Delle Piane ed Elena Sofia Ricci. Il collegamento più particolare è quello tra l'episodio con Jerry Calà e quello con Nik Novecento. Uno dei mariti delle donne il cui colloquio di lavoro con Luca/Calà è saltato...



    ...è il cambio del proiezionista nel cinema dove lavora Davide/Novecento: