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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Episodi di diversa durata (quattro quelli principali, ognuno interpretato da una star del cinema francese) che utilizzando un sottile filo ironico e un umorismo in buona parte raffinato mettono in scena argomenti inerenti l'ebraismo portando alla luce pregiudizi e stereotipi sul tema. Diretto dal celebre attore Yvan Attal, il film immagina il confronto tra un uomo (Attal stesso, realmente ebreo) e il suo analista, col quale sostiene di non essere ossessionato dalla religione salvo poi ammettere di conoscere l'esatto numero di ebrei presenti in ogni singola nazione del mondo. Gli episodi non sono anticipati da alcun discorso introduttivo ma da titoli che ne riassumono il senso. Il primo racconta del marito (Poelvoorde) della leader del movimento... Leggi tuttonazionalista francese (Bonneton), il quale dopo una vita trascorsa all'ombra di un malcelato amore per il nazismo e l'antisemitismo scopre alla morte della nonna di essere ebreo. Un colpo per lui e soprattutto per sua moglie, che opta per una strategia inattesa. Un'idea simpatica, qualche dialogo arguto, ma come tendenzialmente per il resto del film una pesantezza che impedisce di godere di quelli che potrebbero essere i suoi punti di forza, così come non al meglio vengono sfruttate le potenzialità del cast. Il secondo episodio lungo vede protagonista Dany Boon e Charlotte Gainsbourg, coppia scoppiata in cui lei rimprovera a lui di essere l'unico ebreo povero che si conosca. Lui, insultato ripetutamente a causa di ciò, si convince che lei abbia ragione e se la prende coi propri genitori. Sprecato il talento comico di Boon, a guadagnarsi la scena è una Gainsbourg scatenata, sexy e capace, lei sì, di far emergere le proprie qualità d'attrice. Ma al di là di una semplice lotta tra coniugi (con la figlia ad assistere passivamente) non si va, con un colpetto di scena dei più banali in chiusura. Il terzo episodio è nettamente il peggiore. Norbert (Lellouche), un abile agente del Mossad, viene convocato per un'operazione di "revisionismo": dovrà entrare in una macchina del tempo che lo riporterà nell'Anno Zero con l'obiettivo di uccidere Gesù, fonte di mille critiche agli ebrei giudicati causa della sua morte. Giunto a Betlemme, tuttavia, Norbert verrà scambiato a sua volta per il Messia e azzarderà una relazione extraconiugale con Maria (Mavor). Il Mossad lo guida con cuffie e lo segue sui monitor, ma quasi nulla andrà come previsto. Un'idea in potenza simpatica è svolta pedestremente e anche Lellouch appare sottotono: mancano le battute e s'incappa in un'ironia grossolana che stona. Più simpatico l'episodio con Damiens leader di un'associazione di "rossi": turbato dagli ebrei che passano il tempo a lamentarsi sotto casa, sostiene di aver anch'egli sofferto e che loro non possono avere l'esclusiva in tema. Alla domanda della moglie sul motivo per il quale avrebbe sofferto, l'uomo indica il colore dei propri capelli, che l'avrebbe ghettizzato in un mondo popolato da biondi e mori. E' il via a una serie di associazioni che si riuniscono per proteggere qualsiasi minoranza: intelligente e acuto, di nuovo cede nel ritmo, ma nel finale tratta il tema dell'Alzheimer in modo originale. Si chiude con un referendum: per risolvere i problemi economici della Francia si chiede al popolo di diventare tutti ebrei... Anche gli interventi di Attal dall'analista seguono con una certa coerenza lo stile scelto, non comune e visibilmente più ricercato della media nella scrittura. Eppure il film non decolla mai, nemmeno potendo contare sulla divisione in episodi, che favorisce sulla carta più facilità di fruizione...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 6/11/16 DAL BENEMERITO DANIELA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 9/04/20
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Daniela 6/11/16 21:08 - 8962 commenti

I gusti di Daniela

Legati da una flebile cornice, alcuni episodi sul tema dei pregiudizi nei confronti degli ebrei, talvolta alimentati da loro stessi. Il soggetto è originale ed i racconti, che puntano a rappresentare in modo ironico e paradossale i luoghi comuni dell'antisemitismo e del semitismo, sulla carta promettono bene, potendo anche contare su un cast di tutto rispetto. Invece Attal, più noto come attore che come regista, sbaglia modi e tempi, con il risultato che la commedia, invece di divertire/stimolare, annoia e talvolta irrita per troppa superficialità. Intento lodevole, occasione persa.
MEMORABILE: Il dialogo fra i due studiosi del Talmud riguardo il significato del colore degli spazzacamini

Galbo 6/01/18 08:23 - 11269 commenti

I gusti di Galbo

L’idea è quella di ironizzare su ebrei e antisemitismo in maniera politicamente scorretta e senza filtri censori. Dopo un primo episodio (quello di un politico francese di destra) tutto sommato godibile, il film si rivela un assemblaggio mal fatto (oltre che diretto senza personalità) di luoghi comuni, episodi poco divertenti e falsamente provocatori, come quello del nuovo messia. Il coinvolgimento di attori noti e dalla bravura indiscutibile non aiuta in quella che poteva essere una provocazione stimolante ed è invece un’occasione persa.

Kinodrop 5/07/18 18:25 - 1385 commenti

I gusti di Kinodrop

Francamente non si capisce cosa Attal voglia dimostrare e dove voglia arrivare. L’ironia e l’autoironia dello spirito ebraico è cosa ben nota e trattata in maniera eccellente (dai fratelli Marx in poi) e non era necessario ripercorrere gli stereotipi più vieti sull’antisemitismo, specie nel momento attuale. “Commedia” molto schematica e trattata a capitoli legati soltanto da un’esile e artificiosa cornice in seduta psicoanalitica. Pochissimi gli episodi riusciti, molti invece quelli imbarazzanti per non dire irritanti. Cast importante veramente sprecato.
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