Film d'esordio di Ettore Scola, poco amato dallo stesso regista. Non è, come ci si aspetterebbe, una galleria di ritratti di donna di particolare intensità, non dice niente di memorabile né sulla psicologia femminile né sulla condizione femminile. E' un film costruito attorno a Gassman, protagonista di tutti gli otto episodi. Veste panni borghesi e proletari, e nei primi fa più figura: il suo proverbiale istrionismo è modulato più finemente; nei caratteri dello straccivendolo o del galeotto, deborda e si rende talvolta stucchevole. Commedia anni sessanta di aurea mediocritas.
MEMORABILE: Discreto l'episodio "E' stata ingannata", in cui Gassman fa il bravo ragazzo traviato, dividendo la scena con uno scatenato Walter Chiari.
L’esordio dell’allora giovane regista Ettore Scola non è propriamente col botto, infatti attinge (probabili forzature di produzione) al classico schema della commedia all’italiana della stagione 1964/65, quella a episodi. La forza del film sta nell’interpretazione di Gassman il quale, con il suo tipico humour (talvolta grossolano ma funzionale) spazia tra personaggi timidi e beceri; non c’è una via di mezzo. Il film non ha pretese sociologiche, ma è puramente commerciale e come tale va considerato.
Episodi di varia lunghezza (e non sempre i più lunghi sono i migliori: il peggiore, forse, è proprio quello con la Koscina), quasi sempre basati - purtroppo - su un'unica idea. Difatti quello migliore (con Walter Chiari) presenta almeno due personaggi decentemente abbozzati e ben rappresentati. Gassman è formidabile, anche se esagera come robivecchi e come carcerato. Il film è costruito su di lui: ** al film e **** al prim'attore. C'è Dottesio senza barba.
Tanti piccoli episodi (di lunghezza variabile) che vedono come unico grande mattatore Gasmann, il quale mostra tutte le sue capacità trasformistiche vestendo i panni di personaggi dal rango e dall'aspetto ogni volta differenti. Il tema centrale (almeno dal titolo) dovrebbero essere le donne, ma così è solo in parte. Uno degli episodi migliori è sicuramente quello con Walter Chiari.
MEMORABILE: Gasmann nei panni del robivecchi a casa della ricca signora.
Gli episodi sono molto disuguali, ma trovo che alcuni siano così divertenti da rendere la pellicola disdicevole. Mi piacciono quello con Walter Chiari, quello con l'adorabile Giovanna Ralli, quelli con Gassman impiegato fannullone e giocherellone, che diventa tutto serio e stanco appena arrivato a casa. Ci sono cose che si possono trovare volgari, ma oggi cos'è che si può ancora trovare volgare? Certo, manca l'impegno femminista, questo è vero, ma non è mica obbligatorio.
MEMORABILE: Cito a braccio. (Chiari) «Senta... ma lei, sua sorella, la sposerebbe?»... (Gassman) «Boh... ma... che c'entra? È mia sorella!»
All'esordio il regista campano si cimenta con la pellicola ad episodi. Il titolo corretto doveva essere "Se permettete parliamo di Gassman", visto che ci troviamo di fronte all'ennessima performance del grande attore, il quale ci mostra tutto il suo repertorio infilando una serie di storielle tenute in piedi con lo sputo, bozzettistiche nello sviluppo, per non dire da mera striscia umoristica. Accettabile se si è in vena di non guardare niente di impegnativo e con qualche gregario indovinato (Walter Chiari cinico donnaiolo).
Prima regia di Scola dopo una valorosa gavetta in sceneggiatura. Bozzetti, non sempre rifiniti, più misogini delle intenzioni e malgrado l'impietosa caricatura di varie meschinità virili (o forse è sempre la stessa in diverse fogge). Ma quando puoi contare su Gassman all'apice della condizione molte pecche vengono camuffate, e una certa dose di divertimento assicurata.
MEMORABILE: Il tedesco per darsi un tono al motel non attacca: "Bitte, eine zimmer" "Guardi che se è minorenne non la faccio entrare!"
Divertente commedia a episodi, di livello altalenante (il primo è tremendo) ma nel complesso riuscita. Gli episodi migliori sono quello con il duetto Gassman/Chiari, il più lungo con la Koscina (in parte ripreso nell'episodio con Calà di Fratelli d'Italia) e quello del galeotto. Gassman, come sempre in quel periodo, è travolgente.
Un diverso e ulteriore modo di proporre un Gassman mattatore e sfruttare tutte le sue doti di attore trasformista e sopra le righe, come evidentemente piaceva all'epoca. Visto oggi e cercando di leggere fra le righe (anche se non necessariamente credo ci sia stata l'intenzione di scrivere qualcosa tra le righe) viene fuori un ritratto italiano che, anche se con il tono della barzelletta, mostra una società in evoluzione che con i suoi "vadi" molto probabilmente ha portato dove ora siamo. Vista come commedia comica arriva a stancare.
L'esordio di Scola alla regia è all'insegna di una commedia di costume in cui gli intenti satirici si diluiscono sino a fondersi nella tendenza ad un puro e semplice intrattenimento. Con cambi d'accento e di look, Gassman in tutti gli otto episodi effettua prestazioni da incontrastato mattatore (l'unico in grado di tenergli testa qui è Chiari); al suo fianco, un cast femminile sempre di fascinosa eleganza anche laddove chiamato a ruoli per l'epoca un po' spinti (la riccona annoiata e di facili costumi Rossi Drago).
MEMORABILE: Gli episodi con la "professionista" Ralli e il marito D'Orsi e quello con il viveur Chiari.
Segmenti di varia durata e livello sulla scia de I mostri di Risi (da cui si riprendono anche le musiche di Trovajoli) con il solo Gassman, che regge tutto il film con le sue impagabili doti di trasformista (l'unico vero coprotagonista è l'ottimo Walter Chiari nell'episodio della sorella traviata, mentre il giovane Proietti fa solo una breve comparsata). Gli episodi sono poco più che barzellette sceneggiate, senza nessuna velleità sociologica, ma talora sanno cogliere nel segno.
MEMORABILE: Gli scherzi dello scanzonato Gassman ministeriale, che si immusonisce appena torna a casa da una famiglia che non sospetta la sua vera quotidianità.
L'opera prima del Maestro Ettore Scola è una divertentissima e graffiante commedia all'italiana (esplicitamente un po' maschilista). Il mattatore assoluto è un immenso Vittorio Gassman, circondato da un ottimo cast femminile (su tutte le splendide Ralli e Koscina). Bravo Walter Chiari e piccola parte per un giovanissimo Gigi Proietti. Qualche riferimento ai Mostri e al Sorpasso (scritti entrambi da Scola). Qualche volgarità per l'epoca. Ottimo esempio di commedia a episodi.
Commedia a episodi complessivamente poco divertente, che si fa notare per alcune situazioni abbastanza ardite per l'epoca (anche nella copia successiva al difficoltoso passaggio in censura). Gassman prova, col suo carisma, a dare smalto all'opaca sceneggiatura, ma la piattezza purtroppo rimane, nonostante una confezione decorosissima e qualche volto noto nelle retrovie. In ogni caso, meglio gli episodi "borghesi" (il migliore forse quello con Chiari) di quelli, più spenti, da neorealismo rosa con sfumature sexy. Guardabile ma trascurabile.
L’esordio alla regia di Ettore Scola è una commedia con nove episodi di divertente leggerezza e dalla satira a volte pungente, nella quale il regista mostra qualità che saprà sviluppare in seguito. L’elemento comune degli episodi è il carattere boccaccesco di situazioni in cui predomina l’emancipazione femminile. Il cast di bellezze in atteggiamenti sexy contribuì al successo del film, ma anche il poliedrico Vittorio Gassman diede prova di bravura. Però alcuni episodi sono diluiti e resi eccessivi, tanto che i migliori risultano i più brevi.
Un film che ha parecchio in comune con I mostri di Risi, ma di cui non replica la caustica, fulminante satira. Scola, alle prime armi come regista, in parecchi episodi risulta dispersivo, mantiene molte annotazioni sui personaggi che alla fine sono eccessive e incoerenti. Il tutto sembra quindi tenuto su dalle indubbie capacità mattatoriali di un Gassman qui particolarmente scatenato. Merita quindi una visione.
Un esordio davvero notevole per Ettore Scola, che per il suo primo film sceglie di raccontare con nove cortometraggi vicende auto-conclusive legate a storie di donne. Le nove storie sono diverse fra loro anche come stile: si parte subito con una geniale vicenda da barzelletta con finale a sorpresa, che fa capire subito quale stile avranno le successive. Si ride e tanto, anche. I protagonisti sono tutti interpretati magistralmente da Vittorio Gassman, alle prese con nove trasformazioni tutte ben caratterizzate.
MEMORABILE: Il secondo episodio; La mammina che gioca a carte da sola mentre il figlio per due giorni si chiude in camera da letto.
Scola finisce annientato dal confronto con Gassman che fa e disfa il film a suo piacere, tra autocitazioni e irresistibili girandole gigione. Forse il giudizio verso il regista è sin troppo duro: intervenire autorialmente, in alcuni casi, è addirittura controproducente; basti vedere il duetto fra il protagonista e Chiari (e la straordinaria coda dell'episodio con quegli ammicchi crudeli verso la sorella "disonorata") per capire che certi talenti dovevano esser lasciati liberi. Diseguale, ma un esempio della bravura smisurata del Mattatore.
Lo storico esordio di Scola sconta diverse titubanze. Non tanto nella regia, già sciolta, quanto stranamente nella scrittura degli episodi (divisa con Maccari) in cui era maestro. Gassman è mattatore ma da solo non riesce sempre a vitaminizzare il tono piuttosto moscio elle storie. Tranne in due occasioni: l'armonico duetto con Walter Chiari e lo zigzag in auto con Sylvia Koscina, amante refrattaria, al suono del clacson del Sorpasso.
MEMORABILE: L'invito a colazione del butterato rigattiere da parte della ricca signora in cerca di sensazioni forti.
"Se permettete parliamo di Vittorio" sarebbe stato il titolo più corretto del film d'esordio registico di Scola dato che le donne hanno ruoli di spalla intercambiabili mentre il focus è incentrato sulle virtù camaleontiche di Gassman alle prese con una galleria di maschi italici ben poco onorevole per la categoria. Il talento dell'attore è innegabile ma la sceneggiatura degli episodi, firmata da Maccari e dallo stesso Scola, non si eleva oltre la barzelletta illustrata. I migliori sono quelli con Chiari e Koscina in cui la satira contro la complicità maschile ed il gallismo diventa più aguzza.
Film a episodi diretto bene da Scola, il quale si affida completamente alle abilità attoriali e trasformiste di Gassman che da solo regge ogni scena e personaggio. Un film popolare, che punta tutto unicamente sul tema del sesso in chiave comica e grottesca e mette in luce i vizi e i difetti dei vari tipi di uomo medio degli anni '60, caratterizzato dall'adulterio facile e dal maschilismo esasperante tipico di una certa epoca. Non mancano però le figure femminili importanti e forti, che vengono ben interpretate dalle attrici che si susseguono. Col tempo perde di smalto, ma non è male.
Esordio positivo alla regia per Scola il quale va sul sicuro dirigendo una commedia a episodi (per la verità non tutti riusciti), ispirandosi in gran parte ai Mostri di Risi. Protagonista assoluto della scena è Gassman, attore che proprio negli anni Sessanta vivrà il suo periodo migliore e che proprio con Scola intraprenderà un importante sodalizio artistico. Nel cast spicca la presenza del bravissimo Walter Chiari.
Film a episodi sul tema femminile, anche se il punto di vista è prettamente maschilista. I migliori sono quelli più dettagliati e quello con Chiari ha il ritmo superiore. Anche quello con la Koscina sa essere divertente per i dialoghi. L'ultimo, con il carcerato, ha un che di sociologico che non dispiace. I restanti sono troppo caratterizzati e finiscono quasi nella barzelletta. Gassman quando si libera dal ruolo imposto (siciliano e robivecchi, soprattutto) tiene meglio la scena.
MEMORABILE: I rifiuti della Koscina; Fred; La moglie incinta di un altro.
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Nell'episodio con Gassman e Walter Chiari si può vedere un Cinebox, ovvero un juke box provvisto di uno schermo su cui era proiettato il filmato della canzone scelta. Per questi apparecchi venivano girati dei filmati apposta, oggi giustamente considerati gli antenati dei moderni video clip (qui sotto, sulla destra, una pubblicità d'epoca)
Il film, a suo tempo, ebbe notevoli problemi con la censura. Fu dapprima respinto (col titolo "Parliamo di donne" e solo in seguito a parecchie manipolazioni sia del video (fu anche totalmente tagliato un episodio) che dei dialoghi ottenne il nulla osta con divieto ai minori di 18 anni. Solo più tardi, nel 1989, ottenne la derubricazione a "per tutti".
Fonti: libro "Visioni proibite" di Roberto Curti e Alessio Di Rocco e il sito "Italia taglia".
Direttamente dall'archivio cartaceo Lucius, in altro flano originale del film:
CuriositàDaniela • 16/04/20 17:56 Gran Burattinaio - 5936 interventi
Gigi Proietti (n.c.) è Omero nell'episodio in cui il carcerato Gassmann ottiene una licenza premio di due giorni motivata dalla malattia della madre, che si rivelerà poi un pretesto inventato dalla moglie:
In precedenza, oltre un decennio prima, ne "Il nostro campione" diretto da Vittorio Duse (1955), Proietti era apparso come semplice comparsa, per cui quello di Omero si può considerare il suo primo ruolo cinematografico:
Nell’episodio finale, durante la corsa in auto con i sedili rotti, si intravede il cartello pubblicitario “Ghira. Edilizia Industriale” delll’impresa di Aldo Ghira, già campione olimpico di pallanuoto nonché padre del più tristemente noto Andrea.