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BROADWAY DANNY ROSE aveva saputo commuovere con la storia di un manager d'artisti sfortunato e piuttosto incapace: SANDY WEXLER ne attualizza idealmente le vicende (pur con un personaggio profondamente diverso) retrocedendo di nuovo nel tempo ma fermandosi al 1994. A rievocare quegli anni, proprio come nel classico di Woody Allen, è un gruppo di persone (qui gli invitati a una festa) che lo conosceva. Il protagonista passa gradatamente da flashback veloci e spezzettati a segmenti sempre più lunghi fino a prendersi tutto lo spazio necessario. Fin troppo, visto che il film dura ingiustificatamente due ore e un quarto...Leggi tutto dimostrando di non saper sintetizzare ciò che invece avrebbe avuto efficacia ben diversa se meno diluito. Certo, Steven Brill non ha la delicatezza del tocco alleniano né sarebbe stato facile sposarla alla semplicità e all'immediatezza caratteristiche di Sandler. La ricercatezza non può essere la medesima e SANDY WEXLER è molto più superficiale, americano nel senso più “deteriore” del termine. Eppure, nonostante difetti che non possono essere sottaciuti, il film ha comunque dalla sua la forza di un protagonista cui Sandler sa dare a suo modo umanità e una strana allegria che si mescola a una malinconia di fondo quella sì vicina al Danny Rose di Allen. E' la caricatura del personaggio ad essere perseguita attraverso un'ironia del tutto differente: Sandy non è poi così inetto come sembra. E' goffo (veste come un ottantenne, come fa notare qualcuno al party), ride e applaude a sproposito, denota un'inadeguatezza evidente rispetto al mondo che ambisce a frequentare ma i suoi artisti bene o male riesce a collocarli e quando nota una ragazza cantare nel misero teatrino d'un luna park ne intuisce al volo le potenzialità. Naturalmente l'intento di parodizzare i comportamenti di un tipo preciso di società è palese, e per quanto non insistito come si potrebbe pensare, tende talvolta a sconfinare nella comicità sandleriana tipica delle produzioni Happy Madison; alle quali il film s'inscrive con decisione, pur ambendo (la durata lo dice chiaramente) a un ritratto più maturo e ragionato. Ci sono scene che mediano bene le due anime (la registrazione in studio ripetutamente fallita) ed altre - la maggioranza - che restano in uno strano limbo indecise sulla strada da intraprendere. Il problema è che SANDY WEXLER (il film, ma anche il personaggio) è verbosissimo, fitto di monologhi sandleriani di scarsa incisività e povero di vere idee che ne possano alzare i ritmi, con una scontatissima scalata al successo per la diva promessa e modesti ritorni al ricevimento del presente (tra gli invitati anche Henry "Fonzie" Winkler). Di alterna riuscita, ma nel complesso appesantito da troppe fasi superflue e da una sceneggiatura farraginosa quanto carente in brillantezza.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 23/04/17 DAL BENEMERITO GALBO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 26/03/18
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Galbo 23/04/17 09:10 - 11976 commenti

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Commedia ambientata negli anni '90. Il protagonista è un agente di Hollywood piuttosto malmesso che scopre una talentuosa cantante di colore. Assoluto mattatore del film è Adam Sandler, che interpreta bene un personaggio sui generis ricco di manie e con lati sgradevoli della personalità. Il personaggio è divertente e il film si avvale di un contesto ambientale ben ricostruito. Purtroppo la storia non è particolarmente interessante, la lunghezza è eccessiva e il ritmo alquanto blando. Di rilievo la prova (e le doti vocali) della Hudson.

Muttl19741 9/09/18 08:14 - 150 commenti

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Film basato sulla prestazione di Adam Sandler nei panni di Sandy Wexler, omaggio ironico allo storico manager dello stesso Sandler, Sandy Wernick. Piuttosto lungo (circa 2 ore e 15 minuti), ma in grado di tenere alta l'attenzione. Le gag ci sono e alcune molto spassose, ma si alternano a momenti di vera pietas nei confronti del singolare manager, spesso zimbello dei patetici bulletti dello show biz. Sempre presenti gli attori della casa di produzione-famiglia, Happy Madison, vera forza comica dei film con Sandler.

Rambo90 30/01/22 18:03 - 7234 commenti

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Un Adam Sandler leggermente più amaro del solito, gustoso nella sua caratterizzazione del protagonista (che per certi versi ricorda Jerry Lewis, per voce e mimica) ma che ogni tanto porta la sceneggiatura a perdersi in inutili riempitivi demenziali che non fanno procedere la storia, e anzi la portano senza motivo oltre le due ore di durata. Comunque, anche se prevedibile, il film si fa guardare e in alcuni momenti persino intenerisce, trovando nella Hudson un'ottima partner femminile, oltre che credibilissima come voce talentuosa. Non male.

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