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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Sceneggiato in due parti per un totale di un'ora e mezza che scorre senza riuscir mai ad avvincere né a coinvolgere in un mistero che riguarda il più enigmatico degli avventori (Lay) del Romeo bar di New York: se ne sta in disparte, farfuglia qualcosa e beve. Tanto. Qualche tavolo più in là siedono il tenente di polizia Franck Mac Hardy (Garrani) e un suo vecchio amico, Giorgio (De Carmine), giallista di successo che sotto uno pseudonimo femminile ha scritto romanzi che Franck scopre di aver letto e apprezzato! Quando con loro prende posto Gloria (Moriconi), collega del poliziotto, Giorgio ne resta immediatamente folgorato e annuncia di volerla promuovere a protagonista del suo prossimo libro: un'allegra discussione...Leggi tutto tra amici che porterà Gloria e Giorgio a rivedersi al Romeo bar una seconda volta, sempre con lo stesso pianista che, emulo del Sam di CASABLANCA, non smette un attimo di suonare provvedendo così al sottofondo musicale. Prima che però i due affrontino un discorso "serio", come lo definisce Gloria, il cliente ubriaco comincia ad avere delle visioni in cui una donna con le treccine lo osserva minaccioso. Terrorizzato, l'uomo tira fuori una pistola e spara nel vuoto, allertando tutti e finendo coll'essere portato in centrale, dove Franck e gli altri (Giorgio ormai s'è fatto inseparabile) lo interrogano cercando di capire chi sia; è confuso, dice di lavorare in dogana ma alcune indagini di Gloria a Filadelfia ne riveleranno un passato ben diverso. E' chiaramente lui il centro della storia, cui aggiunge un po' di sale risollevandola dal baratro di futili dialoghi e battute scherzose ben poco divertenti tra i tre amici. Giorgio, per far colpo su Gloria, immette ironia e sorrisi in ogni frase facendo leva sulla propria indubbia intelligenza, Gloria sta al gioco riportando comunque la discussione, appena può, sul piano professionale, Franck cerca di organizzare le idee per risolvere l'enigma. Si fa la spola tra la centrale, il bar e la stanza dove viene ricoverato l'uomo che si scopre chiamarsi Federico, il quale bisbiglia parole incomprensibili e viene liberato, così da poterlo seguire e capire se nasconda un segreto. Quando però, finalmente, l'impronta da commedia (più che da poliziesco) cede il passo al thriller, se così si può chiamare, si capisce come la regia di Anton Giulio Majano poco si presti a gestire la suspense o a lavorare sull'atmosfera che si vorrebbe carica di mistero. Non c'è poi molto da scoprire nel passato del beone e l'ultima parte delude ampiamente le aspettative di chi si aspettava una conclusione più matura e appassionante. De Carmine gigioneggia meno simpaticamente di quanto vorrebbe, Garrani resta nell'ambito della corretta professionalità, la Moriconi è bella e dolce ma le spetta un ruolo piuttosto incolore. Lay, che pare quasi Christopher Lee quando sbarra gli occhi e si atteggia a “posseduto”, si fa presto stucchevole e nel complesso resta poco da segnalare. I tempi non sono ancora quelli dei grandi sceneggiati Rai e si capisce come all'approccio serioso che li caratterizzerà nei decenni successivi si prediliga quello più leggero, per quanto già legato a tracce di giallo.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 19/01/21 DAL DAVINOTTI

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