Roger Waters - Us + Them

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Roger Waters - Us + Them
Anno: 2019
Genere: musicale (colore)
Note: Aka "Us and Them", "Us & Them". Dopo i titoli di coda un documentario, "A Fleeting Glimpse", con una sorta di making of del film-concerto.
Numero commenti presenti: 3
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Ancora un film concerto per Roger Waters dopo lo straordinario documento lasciatoci col THE WALL del 2014, che celebrava uno show contraddistinto (anche) da una rara creatività grafica. Mescolando messaggi sociali, musiche immortali, propaganda contro il potere e di nuovo un eccellente lavoro sull'immagine Waters ripropone se stesso come anima dei Pink Floyd, ovvero il loro compositore principe nonché l'autore di quasi tutti i testi alla base dei brani del gruppo. Dei suoi lavori solisti trovano spazio solo tre pezzi dall'ultimo “Is This The Life We Really Want?”, ma d'altra parte, con un repertorio tale alle spalle, richiesto a gran voce dai fan di tutto il mondo, era...Leggi tutto difficile poter pescare da album spesso validi ma quasi dimenticati. A fare la parte del leone è ancora una volta "The Dark Side Of The Moon", il disco della svolta per i Pink Floyd e il primo nel quale il songwriting di Waters ha messo definitivamente a fuoco le sue aspirazioni di cantore d'una società malata. Suonato quasi per intero, apre e chiude il concerto seguendo l'ordine esatto del disco. Il primo brano in scaletta è infatti "Speak To Me" seguito da "Breathe", entrambe sin troppo simili alle versioni ormai ascoltate un'infinità di volte. Dopo un break con il travolgente strumentale "One Of These Days" (suonato con belle variazioni sulla linea di basso e nel pattern di batteria), che di fatto va a sostituire "On The Run", si continua con "Time", "Breathe reprise" e la celestiale "The Great Gig In The Sky" eseguendo quindi quasi per intero il lato A di "Dark Side". E' la parte meno interessante del concerto: brani strasentiti live a cui poco si riesce ad aggiungere, per quanto già si noti come le immagini a tutto schermo sappiano alternarsi magnificamente a quelle che inquadrano il palco (siamo ad Amsterdam) creando una sintesi eccellente. Soprattutto in "The Great Gig In The Sky", durante la quale un cielo stellato avvolge la scena confondendosi con gli abiti in tema delle due coriste (non di colore, per una volta) e nel quale però la performance vocale - notevole come sempre - tende a distaccarsi troppo dall'originale intaccando inevitabilmente l'impatto da brividi del modello. Si continua col repertorio Floyd e "Welcome To The Machine", mentre dietro, ingigantite, passano le storiche animazioni di Gerald Scarfe realizzate ai tempi per il videoclip del brano, già prodromi di quella genialità grafica che troverà il suo sbocco naturale nel film di "The Wall". A seguire un trittico dall'ultimo “Is This The Life We Really Want?” di Waters: "Déjà vu", "The Last Refugee" e "Picture That". Ben eseguite, certo, ma è solo in "Picture That" che Roger riesce a salire davvero di tono con un'ottima interpretazione di un brano ideale per la rappresentazione dal vivo. Si continua con un'ovvia "Wish You Were Here" che chiude definitivamente col repertorio non-Floyd ma è dal pezzo successivo, "The Happiest Days of Our Lives", collegata alle parti 2 e 3 di "Another Brick In The Wall" che effetti, stacchi improvvisi, colori, musica e messaggi di pace e fratellanza si sposano insieme in una performance trascinante e finalmente rimodernizzata rispetto all'antico. S'alzano poi lentamente dal centro della platea (è il momento visivamente più stupefacente e inatteso) enormi teloni su cui viene proiettata una riproduzione della celebre Battersea Power Station che troneggia sulla copertina di “Animals” (con tanto di quattro ciminiere e maiale volante sopra) per fare spazio a due lunghi brani poco suonati dal vivo: la monumentale "Dogs" e addirittura "Pigs (Three Different Ones)", assente dalle performance del gruppo dalla tournee del 1977 (Waters ne suonò alcuni estratti ai tempi del tour di “Radio Kaos”). E' il momento più alto del concerto, per gli appassionati. Suonate entrambe magnificamente e per intero danno modo a Waters di vomitare tutto il suo odio nei confronti dei potenti della terra (e di Trump in particolare). Si riprende con "Money" e l'intero lato B di "The Dark Side Of The Moon", compresa la "Us and Them" che dà il titolo al tour ed esclusa "Any Colour You Like", altro strumentale da sempre poco considerato rispetto agli altri brani del disco. Su "Brain Damage" e la conseguente "Eclipse" si chiude uno show (non ci vengono mostrati i bis di "Mother" e "Comfortably Numb", come prima si era eliminata dalla scaletta “Smell The Roses”), che nulla offre di nuovo rispetto alla grandeur di quello indimenticabile di THE WALL ma che conferma Waters ai vertici di quella proposta di suoni e immagini che fin dalla loro nascita ha accompagnato la storia dei Pink Floyd. Un gusto mirabile nella scelta visiva e nell'allestimento del palco, un messaggio forte per ristabilire i contatti con gli emarginati e gli alienati, un urlo disperato accompagnato da una resa impeccabile. Dopo i titoli di coda un breve documentario, “A Fleeting Glimpse”, ci porta dietro le quinte dello show con qualche dialogo carpito qua e là, stralci di esibizione (compresa quella "Comfortably Numb" dal cui testo è preso il titolo del dietro le quinte) e un Waters che suggerisce al batterista Joey Waronker di variare quanto più possibile rispetto allo stile di
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 8/10/19 DAL DAVINOTTI
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Victorvega 27/10/19 11:38 - 298 commenti

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Artista grandioso. Qui è riproposta una data del suo ultimo tour, fedelmente (pur mancando alcuni pezzi) e con il medesimo obiettivo di portare avanti il messaggio. Il "film" riesce appieno (come già i concerti) e il messaggio è forte come un pugno allo stomaco. Cinque pallini per il repertorio. Il film ha grandi immagini e centra l'obiettivo promesso. C'è Waters al 100% ed è grande merito, pur non aggiungendo altro che passerà alla storia nel suo curriculum. Difetto: alla fine è "solo" un concerto (e poco più). Ma che concerto...

Paulaster 16/06/20 09:23 - 2783 commenti

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Il concerto live di Roger Waters nel tour 2017. Il suono del basso è inconfondibile e grazie all’asse portante dei successi dei Pink Floyd lo spettacolo risulta sempre emozionante. Bisogna comunque notare che la voce inizia a sentire il peso dell’età. Per variare lo show vengono utilizzati video di grandi dimensioni che sottolineano (anche troppo) le sue idee antimilitariste e viene dato spazio alla voce delle coriste (che per non rischiare non improvvisano mai). Lieve appiattimento nella parte centrale con i brani dell'ultimo album. Grande cura delle luci.
MEMORABILE: I bambini vestiti come i prigionieri di Guantanamo; “Pigs rule the worlds”; Il ringraziamento finale.

Galbo 3/09/20 05:54 - 11387 commenti

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Chi ha scritto capolavori come quelli dei Floyd è piacevolmente "condannato" ad eseguirli a vita, spostando ai margini dei suoi live le esecuzioni dei lavori solisti. Accade anche qui, con Waters che compie una carrellata del suo periodo artisticamente più fertile e pochi brani (peraltro non memorabili) riferiti ai lavori solisti. Lo spettacolo è come sempre impeccabile in tutte le sue componenti, ma pur ammirando e apprezzando le esecuzioni di brani entrati nella storia della musica, nonché l'aspetto scenografico dei concerti, l'impressione è quella di un'opera routinaria.
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