Alone - Film (2020)

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Alone
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Titolo originale: Alone
Anno: 2020
Genere: thriller (colore)
Regia: John Hyams
Note: Remake di "Försvunnen" (2011).

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/10/20 DAL BENEMERITO HERRKINSKI
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Herrkinski 11/10/20 15:24 - 7073 commenti

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Remake americano di un film svedese, è un thriller che pesca nel filone captive/survival senza troppa originalità ma che vince per l'impatto con cui viene messo in scena: feroce, sadico, con esplosioni di violenza notevoli e un villain (l'ottimo Menchaca) che è una delle migliori rappresentazioni di come effettivamente agiscono certi insospettabili serial-killer. Ottimi anche l'ambientazione nella foresta - ben fotografata - il sonoro e la ost minimale; un lavoro carico di tensione che risulta uno dei migliori esemplari recenti del genere, decisamente con una marcia in più.
MEMORABILE: Le torture psicologiche; Contro il cacciatore; Il finale.

Daniela 17/10/20 08:19 - 11836 commenti

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Mentre sta percorrendo in auto una zona boschiva, una donna viene avvicinata da un uomo le cui cattive intenzioni sono subito intuibili...  Spunto logoro e trama minimale, ma il film funziona tenendo col fiato sospeso: merito di una regia incisiva e senza fronzoli in grado di valorizzare l'ambientazione nella foresta, di una colonna sonora ansiogena pur ricorrendo quasi interamente a rumori naturali e della bella prova dei protagonisti, con Willcox intensa e Menchaca plausibile incarnazione del serial killer nascosto dietro l'aspetto rassicurante del buon vicino di casa.
MEMORABILE: La inquadrature dall'alto della texture frattale della foresta; Lo scontro dentro l'auto; La telefonata in famiglia.

Kinodrop 16/03/21 19:01 - 2429 commenti

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Un thriller diviso in parti, che da un inizio à la Duel muta nella solita triade adescamento-rapimento-fuga nel bosco. Il serial killer è determinato e spietato, ma lei è più tosta di lui e la caccia nella pittoresca foresta sarà lunga e piena di colpi bassi. L'ordinarietà del plot viene riscattata da una buona interpretazione di Willcox nella parte di una donna che fugge da un evento traumatico e Menchaca, il killer "normale" che all'occasione ne sfrutta minacciosamente il senso di colpa. Buone la fotografia e la OST che implementa lo stato di ansia nella parte conclusiva.
MEMORABILE: Lei va fuori strada e comincia l'incubo; La fine del cacciatore; Nascosta in auto, chiede aiuto al 911.

Gottardi 26/04/21 18:07 - 306 commenti

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Donna in crisi esistenziale viene rapita durante un viaggio di trasloco da psicopatico che la rinchiude in una capanna nel bosco. L’intero film è costruito sul rapporto tra i due secondo movenze e psicologie quanto mai convenzionali, e la abusata trama vittima/carnefice, inseguimento/lotta, è svolta pedissequamente senza azzardare nulla. Qualche guizzo di regia nel gestire il bosco che è il personaggio più inquietante non bastano a pompare sangue fresco nel logoro corpo di una scrittura che lascia interdetti anche con paurosi buchi di verosimiglianza.

Rambo90 30/04/21 02:34 - 7234 commenti

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Variazione su un tema già abusatissimo, che non presenta particolari novità ma girato con un buon senso della suspense da Hyams Junior. I protagonisti convincono quanto basta e i dettagli che emergono dalla facciata tranquilla del maniaco sono abbastanza agghiaccianti. Diventa un po' ridondante nella seconda parte, fatta di fughe, inseguimenti e rovesciamenti di situazione, ma è tutto sommato un onesto prodotto di genere.

Lupus73 1/05/21 15:02 - 1318 commenti

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Thriller in capitoli in cui la protagonista, adescata dal viscido maniaco di turno, imprigionata in baita, poi fugge nella foresta. Con buona confezione e ottima fotografia che si sofferma in macro naturali, assistiamo a quello che potrebbe essere il livello preliminare di un rape & revenge senza ricorrere a nessuna scena troppo esplicita, ma utilizzando semplicemente suspense e tensione create in modo efficace (senza rinunciare a sangue e fango); accanto ai protagonisti attore e spettatore è la foresta trasudante umidità e rumori naturali, che ci accompagnano fino ai titoli di coda.

Il ferrini 14/05/21 00:36 - 2018 commenti

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I primi minuti sono un chiaro omaggio a Duel: il notiziario dall'autoradio, il sorpasso negato, la sosta con telefonata, poi il film vira e si assesta su binari più consueti, tuttavia non perde mai di ritmo e i due protagonisti si dimostrano all'altezza, anche nelle scene corpo a corpo. La psicologia dei personaggi è piuttosto grossolana ma non è così centrale, la tensione è costante, anche grazie a un puntuale commento sonoro, le sequenze nel bosco hanno un'ottima fotografia e il finale, pur violento, è catartico. Intrattiene.

Fedeerra 26/10/21 06:07 - 790 commenti

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Una luce fredda si riflette sulla natura, tra gli alberi, sul fiume turbolento che da minaccioso diventa improvvisamente salvifico. L’odore della pioggia torrenziale è inebriante, e tutto sembra appartenere ad un mondo lontano, in una sognante quanto sinistra sensazione di immobilità del tempo. Un thriller bellissimo e senza quasi una vera storia da raccontare, che esplora la violenza, la suspense e il sangue in una chiave unicamente contemplativa. Goffo e diabolico Marc Menchaca.

Teddy 14/03/22 05:45 - 393 commenti

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Il paesaggio come strumento di osservazione e di proiezione emotiva. I personaggi del film di John Hyams non hanno molto da raccontare (né voglia di farlo); sono esseri inquieti, abbozzati e antididascalici, letteralmente fagocitati dal senso di inappartenenza ai luoghi, dalle paure primordiali, dalla sensazione d’irrealtà e dallo scorrere del tempo che si fa sempre più fluido e ipnotico. Tra i migliori thriller degli ultimi anni.

Buiomega71 26/04/22 01:10 - 2694 commenti

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Survivor movie che rientra nelle regole del genere, se non fosse che Hyams jr, dopo che fa perdere l'orientamento nella sterminata foresta alla tosta final girl, lo inebria di riverberi da viet movie (Jess nascosta nella pozza d'acqua alla Martin Sheen, il bosco bruciato e fumoso della resa dei conti che sembra bombardato dal napalm, l'elicottero nella chiusa finale) non lesinando furibondi e feroci scontri corpo a corpo tra preda e predatore in puro Craven style (cric sbattuto sulla capoccia, coltellate, disperate lotte nel fango). Notevole l'ariosità agorafobica delle location.
MEMORABILE: Chiamata all'ignara mogliettina; Rametto conficcato nel piede; Il povero cacciatore messo di mezzo; Nascosta nel portabagagli della Jeep; Il chiodo.

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Pumpkh75 22/09/22 16:53 - 1560 commenti

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Per quaranta minuti Hyams copia, ricalca e cammina in fila indiana come se non ci fosse un domani. Non che nel resto del film non lo faccia, anzi: nella seconda parte tra fiumi pioggia e fango però l’azione finalmente si movimenta e la regia può dar buona prova di sé evitando quella che a tutti gli effetti si sarebbe altrimenti rivelata una esausta ruminazione di idee a loro volta già ruminate. Il suo merito principale è la scoperta di Menchaca, gran bella faccia da cinema. Fondamentalmente neutro, eppure accettabile in alcuni passaggi.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Homevideo Buiomega71 • 28/08/21 12:02
    Pianificazione e progetti - 24416 interventi
    A ottobre in blu ray e dvd per Midnight Factory
  • Discussione Buiomega71 • 26/04/22 10:33
    Pianificazione e progetti - 24416 interventi
    Survivor movie che non dice nulla di nuovo e che rientra , con tutti i crismi, nelle ferree regole del genere.

    Ma è come Hyams jr lo mette in scena che fa la differenza.

    In primis immerge tutto in un realismo quasi ansiogeno (il lungo viaggio in macchina di Jess tra strade di montagna e soste nei motel), divide il film in atti (La strada, Il fiume, La pioggia, La luce nel bosco), riduce al minimo i dialoghi e mette in scena solo tre attori (Jess, la preda, Sam, il predatore e il povero cacciatore messo, suo malgrado, di mezzo), in aggiunta del marito suicida di Jess (che si vede solo nei video dello smartphone o sul tablet), e il resto sono solo voci al telefono (la madre e il padre di Jess, la figlia e la moglie di Sam, le chiamate di soccorso al 911), amplificando l'angoscia e la tensione.

    Valore aggiunto l'ariosità agorafobica delle location (gli impervi e estesi boschi dell'Oregon), dove Hyams jr trasforma in un campo di battaglia senza esclusione di colpi e mantenendo alta la defribillazione per tutti i 97 minuti.

    Il modus operandi del sequestratore (e si presume serial killer) non dissimile dagli escamotage che usava Ted Bundy (auto in panne, braccio al collo, finta gentilezza), con quella faccia lì da pacioso americano medio e con quella Jeep nera che diventa un'ossessione per la povera Jess.

    Ma l'aspetto più interessante della pellicola è come Hyams jr , da un "convezionale" film di "cacciagione" alla Pericolosa partita, sposti l'asse dal thriller al war movie (gli Universal soldier non sono un caso), perchè, d'improvviso, quasi come se fosse un incubo, Alone, assume, sempre più, i tratti di un viet movie (Jess nascosta nella pozza d'acqua come Martin Sheen in Apocalypse Now, la resa dei conti finale nel bosco bruciato e fumoso che sembra appena stato bombardato dal napalm, l'elicottero nel finale e il primo piano del volto fangoso e provato, da provetta guerrigliera, di Jess) appena Jess perde l'orientamento nell' intricata foresta, come un soldato sperduto e senz'armi, in balia del nemico.

    Gore e splatter tenuti sotto il livello di guardia (ma a volte è molto meglio così), ma violenza belluina e disperazione da sopravvivenza sparsi a piene mani, con furibondi e selvaggi scontri corpo a corpo in puro Wes Craven style (rametto che si conficca nel piede, cric sbattuti violentemente sulla capoccia, coltellate e lotte furiose in mezzo al fango), fucilate in faccia e una telefonata all'inconsapevole mogliettina.

    Di spasmodica suspence il momento in cui Jess si itrufola nel portabagagli della Jeep del suo persecutore, e armeggia con il telefono...

    Curioso, poi, che essendo, praticamente, ambientato quasi tutto in un bosco, non si veda un'animale che sia uno e che i rapporti interpersonali dei due (sia vittima che carnefice) si basino solo sulle telefonate (le rispettive famiglie, le chiamate al 911).

    Tanto è lucido e realistico questo Alone, quanto Hunted-Chi ha paura del lupo cattivo? era grottesco e surreale, due modi, differenti, di intendere i nuovi lidi del "survivor movie" e di donne predate in fuga nei boschi (con relativo tuffo nel fiume per sfuggire al "cacciatore").

    Fa piacere constatare il talento del figlio del regista di Atmosfera zero e auspica buone speranze per l'imminente uscita del remake di Maniac Cop.

    Nettamente superiore (per visceralità, ferinità, destabilizzazione, caratterizzazione del cacciatore e della preda e disperata lotta per la sopravvivenza conseguente) al blando, fiacco e convenzionale modello originale svedese, di cui Alone ne è il sorprendente remake, pressochè identico ( salvo poche varianti) ma molto più cattivo, spietato, fangoso e gestito con abile sapienza registica.

    Ultima modifica: 26/04/22 16:40 da Buiomega71