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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Si comincia male, con un doppio agguato domestico che si risolve in un macello pulp tra urla, colpi di pistola e violenze assortite. Sembra insomma di stare in uno di quei noir truci girati all'epoca in serie, per quanto il ceffo incredibile di un lungocrinito Billy Bob Thornton (in questo caso anche sceneggiatore del film) predisponga positivamente. E invece no. Dopo un incipit banale ONE FALSE MOVE si risveglia, rallenta, si prende i suoi tempi e soprattutto si scopre avere più di una storia da raccontare. Se da una parte seguiamo le disavventure dei tre responsabili del primo eccidio, ovvero Pluto (Beach), Ray (Thornton) e Fantasia (Williams), dall'altra ci spostiamo a Star City, una cittadina dell'Arkansas che rappresenta la mèta immaginata...Leggi tutto dal gruppo, dove la polizia dopo brevi indagini ha già capito che dovrà aspettarli per tendergli una trappola e arrestarli. Due sbirri dell'FBI raggiungono quindi lo sceriffo locale Dale Dixon (Paxton) per metterlo in guardia e avvisarlo che presto, nel suo bel paesino tranquillo, volerà qualche pallottola; e appena conosciamo Dixon capiamo quanto sarà il suo atteggiamento da villico ingenuamente sbruffone il personaggio più centrato: accoglie i colleghi in modo non certo convenzionale e li spiazza con risposte bizzarre, senza preoccuparsi minimamente di ciò che potrebbe avvenire; lui è pronto, farà quel che deve. Sposato con figlia, conosce bene la “pupa dei gangster”, Fantasia, in realtà la meno responsabile di malefatte ed eccidi, semplicemente finita con la gente sbagliata. A Star City la chamavano col suo vero nome, Lila, e lo stesso sceriffo una volta l'aveva pizzicata a rubare. Qualcuno gli chiede se tra loro ci fosse stato qualcosa... Al cinema queste cose succedono e ne va tenuto conto, perché per far girare una trama spesso non ci si negano forzature e colpi di scena improbabili. Il film prosegue alternando le due vicende: da una parte quella più veloce, tradizionalmente noir, on the road, dei tre in fuga, dall'altra quella più statica, strampalata, divertente, dello sceriffo coi due colleghi dell'FBI. Succede quel che ci si aspetta, in fondo, ma Franklin è bravo a dirigere con gusto seguendo la valida sceneggiatura di Thornton ed Epperson. Gestisce molto bene la tensione (la scena col poliziotto che ferma l'auto dei tre), sa dare bello spessore al personaggio atipico di Paxton (parte del merito spetta naturalmente anche all'attore) senza rinunciare – com'è ovvio – a qualche improvvisa esplosione di violenza, sfrutta intelligentemente i paesaggi. Thornton è l'impeccabile maschera di pietra di sempre, Cynda Williams è bella e dolce come si conviene. E così ti accorgi che il film gira e che si fa vedere fino in fondo con la giusta curiosità di sapere come finirà.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 12/11/13 DAL BENEMERITO COTOLA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 24/01/19
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Cotola 12/11/13 23:30 - 7811 commenti

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Bel noir, sceneggiato da Bob Thornton (anche tra i protagonisti), che ha come merito principale quello di raccontare una storia abbastanza intrigante e lo fa battendo territori non sempre usuali e con più di un elemento spiazzante e sorprendente. La violenza spesso scoppia d’improvviso, lasciando raggelati (come nella scena a pochi minuti dall’inizio). Il ritmo è buono e presenta diversi momenti di tensione. Riuscito.

Nicola81 7/04/19 23:27 - 2096 commenti

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Noir diretto con mano sicura da Franklin, che concentra la violenza soprattutto nell'incipit e in un finale davvero riuscito. La storia, nel suo complesso, non è nemmeno particolarmente imprevedibile ma non annoia e tutti i personaggi (anche per merito della bravura dell'intero cast) sono caratterizzati al meglio: su tutti lo spavaldo sceriffo di Paxton, ma il terzetto di criminali non è da meno tra il tossico Thornton, un Beach fanatico di armi da taglio e una Williams che a dispetto dell'apparente debolezza riserverà le maggiori sorprese.

Paulaster 4/03/21 09:55 - 3068 commenti

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Trio di malfattori scappa con una partita di droga. Noir che parte subito con efferatezze non scontate e poi si concentra nella lotta con la giustizia. L'accento viene posto sulla storia ma anche sulla contrapposizione tra la polizia di Los Angeles (che fa poco) e quella arrembante di provincia. Qui la tensione crolla e la vecchia questione sentimentale che emerge è raffazzonata. Il tirare in ballo nel finale il piccolo figlio, oltre a lasciare perplessi distoglie dalla violenza come se ci fosse un lieto fine che non sembra esserci proprio.
MEMORABILE: Il poliziotto ucciso; Il bambino portato alla madre alle 4 di notte; La pistola "dimenticata" in borsetta.

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