Pietà

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Pieta
Anno: 2012
Genere: drammatico (colore)
Regia: Kim Ki-duk
Note: Vincitore del Leone d'oro alla 69ma Mostra del Cinema di Venezia del 2012.
Numero commenti presenti: 28
Papiro: cartaceo

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/09/12 DAL BENEMERITO MATALO! POI DAVINOTTATO IL GIORNO 9/07/13
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Matalo! 11/09/12 17:58 - 1368 commenti

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Ambientato nel quartiere Cheonggyecheon a Seul è la crudissima storia di un recuperatore crediti che mutila i debitori. Violenza, disperazione e un'articolatissima "vendetta" di una "madre" in un ambiente degradato e povero, in crisi economica (c'è di che pensare). Il film chiede molto allo spettatore in termini di pathos e ha molta forza anche se la materia non è nuova e non vedo molti passi avanti rispetto a certo Kurosawa civile o al neorealismo italiano, a parte una necessaria cura del dettaglio nei momenti crudi. Non del tutto soddisfatto...
MEMORABILE: Nello stesso quartiere del film il regista lavorò da giovane come operaio.

Pinhead80 1/10/12 01:25 - 4089 commenti

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Sembra che Kim Ki-duk sia ritornato indietro ai tempi dei suoi primi film e questo giova molto al risultato finale. Il regista torna a mostrare i bassifondi e lo fa portando alla luce una storia che vede come protagonista uno spietato ragazzo addetto al "recupero crediti". La bravura di Kim Ki-duk sta nel riuscire a creare una certa poesia anche mostrando scene al limite dell'accettabile. Può anche non piacere, ma è quasi impossibile non fermarsi almeno un attimo a pensare al significato dell'opera.

Mickes2 17/09/12 15:44 - 1668 commenti

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Ki-duk sceglie di tornare alle origini distaccandosi dall'astrazione parossistica della messinscena e dalla poetica manierata. Film crudo e viscerale che però non rinuncia al simbolismo (in questo caso cristiano) che ben si amalgama con la sessualità, la crudeltà e la perversione: sacro e profano dentro una figura materna che è donna, protettrice e punitrice insieme. Allegoria femminile in cui all’interno convivono la rabbia della punizione inferta mossa dalla perdita e il senso di colpa, per aver, quasi inconsciamente ritrovato qualcuno.

Deepred89 17/09/12 23:55 - 3385 commenti

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Partenza cruda e sotto le righe, con ambientazioni degradate e un uso della violenza che rimanda a Kitano. Poi, con l'entrata in scena del personaggio interpretato da Min So-joo, il quadro si amplia in modo ambiguo e appassionante svelandosi pienamente solo nell'intensissimo finale (spiazzante solo se non si ha dimestichezza col genere). Regia sapiente e priva di fronzoli, fotografia grezza ma in modo funzionale, attori straordinari. Davvero un bel film.

Kaspar 19/09/12 14:54 - 15 commenti

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Kim Ki-duk, come forse solo Haneke e i Dardenne, riesce davvero a puntare una luce sulle pareti cavernose nell'animo umano, ora impietosamente, ora con immensa dolcezza. Tutti scelgono infatti di parlare di famiglia. Così, in questa storia di crudeltà, di amore e di salvazione (forse addirittura cristiana), troviamo una pagina pura di dolore trasfigurato, o contemplato, maestosamente "orientale", dove il pianto più disperato non ci porta mai alle lacrime e la violenza è sempre catartica.
MEMORABILE: Il film, girato interamente in digitale, non si sforza per un solo istante di somigliare alla pellicola.

Myvincent 18/09/12 07:50 - 2832 commenti

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Una cruda, squallida storia dove il denaro genera morte e non guarda in faccia nessuno, dove la vendetta viene solo scalfita da un barlume di umanità ancora presente, nella contemporanea Corea del Sud. Realismo e simbolismo si confondono, mentre i colpi di scena si susseguono senza tregua. Pur tuttavia la tragica carneficina questa volta ha molto di artificioso e costruito, non convincendo del tutto. Inspiegabilmente vincitore del Festival di Venezia 2012.

Mtine 22/09/12 19:51 - 224 commenti

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Un lucido e cinico ritratto di un uomo che fa del male perchè non ha mai ricevuto il bene da un'altra persona. La stroria procede spedita soprattutto grazie a una sapiente regia che ha il buon gusto di risparmiare le scene più crude, anche per non trascendere nello splatter. Forse un po' prevedibili il finale e il personaggio della madre, ma tutto sommato, per essere un neofita del cinema orientale, mi ritengo piuttosto soddisfatto per aver "resistito" senza annoiarmi ai ritmi di un cinema che non ha nulla a che fare con quello occidentale.
MEMORABILE: I dialoghi prima delle mutilazioni.

Cotola 26/09/12 00:03 - 7871 commenti

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Ki Duk continua ad indagare sull'animo umano, entrando fin dentro i suoi più nascosti ed oscuri meandri. Lo fa con un pessimismo di fondo riscontrabile in diverse altre sue opere, specie del passato. Lo stile è freddo e raggelato, funzionale al narrato. Pur essendo però ogni cosa al suo posto, si sente la mancanza di un colpo d'ala che faccia volare la pellicola verso alte vette. Non tanto per colpa di una storia non certo imprevedibile (colpo di scena compreso) ma forse soprattutto per "l'incapacità" di emozionare davvero lo spettatore. Esagerato (probabilmente) il Leone d'oro a Venezia. Imho.

Xamini 28/09/12 00:26 - 1051 commenti

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Pietà solo nello spillo di un istante, questo diciottesimo lavoro di Kim Ki-duk è amaro come la realtà che ritrae e sporco di alcune crude brutture dell'animo umano. Le cui sfaccettature sono riprese da una prospettiva madre-figlio, nella quale i pesi si vengono a spostare in un gioco di forze che si muove lungo binari inconsueti. Non sempre ben recitato, rimane comunque di un'intensità che colpisce, pur senza strappare una sola lacrima.
MEMORABILE: Alcune inquadrature, in particolare nelle scelte di luci/colori (la madre con la sottana rossa su sfondo bianco, tra quelle finali)

Lupoprezzo 5/10/12 14:44 - 635 commenti

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Il redivivo regista coreano (pur affetto da eccessivi simbolismi) ci dimostra di non essere andato del tutto, imbastendo questa vicenda dura, violenta e vendicativa, capace infine di caritatevole passione nei confronti di personaggi disperati o abitati dal vuoto cosmico dei sentimenti. Una mancanza esteriore e interiore degli affetti, una privazione ingiusta che fulmina il protagonista fin dai nastri di partenza, portandolo ad una apatica e crudele indifferenza nella vita. il cast si esprime al meglio, con una Min-soo Jo allegorica e sofferente.

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Ford 13/10/12 10:43 - 582 commenti

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Chi ha voluto vedere in questo film una denuncia al capitalismo sbaglia: non c'è niente di vero in questo film, niente che voglia essere legato alla realtà, che rimane solo un appiglio per rendere il film comprensibile; qui si vola troppo alti perché il film sia considerato solo un prodotto della crisi mondiale; qui c'è spiritualità, allegoria, l'amoralità di ogni essere umano... non cercate di ridurre questa storia alle nostre misere vicende. Un film bellissimo e inquietante. Va visto.

Cloack 77 31/01/13 20:43 - 547 commenti

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L'apatia nella violenza è sconvolgente, il destino negato delle vittime è orrore sociale, il dio denaro si muove senza pietà per nessuno. Kim Ki-duk non lascia scampo, non c'è mai piacere nella vita, c'è solo dolore nella morte. Lo sviluppo assume toni sempre più cupi, tutto è grigio e marcio, la speranza non assomiglia neppure a un ricordo e la scia di sangue del finale non è un presagio di rinascita. Resta nel cuore il ragazzo disposto a sacrificare entrambe per le mani pur di assicurare un futuro al figlio.

Puppigallo 26/06/13 10:42 - 4612 commenti

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Lo squallore impera ed è reso bene, sia dall'ambiente, che dai personaggi stessi. Il quartiere, oltretutto, è già morente, anche senza il contributo del protagonista, col suo ignobile "lavoro". Ma se da una parte il meccanismo funziona, con il lento risveglio dei sentimenti del freddo riscossore, dall'altra, l'eccessiva staticità e e una certa ripetitività ne minano il percorso, rendendo il tutto non facile da assimilare. Resta comunque particolare; e il risvolto finale sottolinea ancora di più la totale negatività di questo gorgo di tristezza.
MEMORABILE: Al suicidato indebitato: "Pezzo di merda, pensi che basti morire per risolvere?"; Sprona il protagonista: "Dai, devo diventare subito un invalido!".

Paulaster 12/07/13 09:47 - 3146 commenti

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Ki-duk rielabora i danni procurati dal Dio denaro come critica a un sistema che spazza via la cultura e che può provocare gesta insane. Scenografie da discesa agli inferi, aiutate da simbolismi, fanno da contraltare a luoghi affollati o futuri cantieri. Leggermente più morbido rispetto al passato, raggiunge il risultato finale sempre col silenzio che fa più male di presse, incudini o di semplici schiaffi.

Daniela 13/07/13 17:49 - 10326 commenti

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In un quartiere degradato di Seul, un uomo brutale riscuote i crediti di uno strozzino, storpiando i poveretti impossibilitati a pagare. Un giorno si presenta alla sua porta una donna anziana, sostenendo di essere la madre che lui non ha mai conosciuto... Da un regista interessante ma spesso tendente alla maniera e all'autocompiacimento estetico, una storia raggelante e disperata in cui la vendetta - tema caro al cinema subcoreano - si contamina con una pietà che non riesce a sublimarsi in perdono. Kim Ki-duk, esordiente sul grande schermo, è una madre di commovente e spietata dolcezza.
MEMORABILE: Il maglione fatto ai ferri - I dialoghi con l'artigiano che vuole farsi mutilare

Nando 9/09/13 14:57 - 3553 commenti

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Un'indagine profonda sulle nefandezze dell'animo umano che comincia con torbida violenza e termine con una catartica e cruda fine. Interessante lo sviluppo narrativo che culmina con un'atroce e sofferta vendetta. Interpreti appropriati ma soprattutto è quel clima freddo e malsano che aleggia sulla narrazione a rendere la pellicola valida.

Mco 14/09/13 12:57 - 2185 commenti

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Il dramma che si fa horror mentre l'orrore si fa dramma. I vicoli squallidi all'ennesima potenza teatro di indicibili sofferenze, con personaggi ai margini dell'umano. Kim Ki-duk gioca al massacro spingendosi a mostrare momenti di rara terribilità e angoscia (le punizioni e la masturbazione della "madre"). Chi è aduso al genere reggerà, gli altri faticheranno non poco a cogliere l'aspetto tragico ma al contempo romantico della vicenda, esemplificato dal rifiuto a seviziare un papà premuroso nei confronti del nascituro. Grandi interpretazioni.
MEMORABILE: L'anguilla.

Beffardo57 1/10/13 18:42 - 262 commenti

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Troppo facile abbattere un cuore di pietra; molto più difficile e radicale fargli riacquistare sensibilità e consapevolezza umana e solo allora ferirlo a morte, realizzando a un prezzo estremo la propria vendetta ma offrendogli però la possibilità, nell'autodistruzione, di un riscatto finale da una vita sbagliata. "Pietà" è un film rigoroso e coerente, assolutamente sgradevole nello svolgimento e alieno da consolazioni a buon mercato, estremo e lineare. Molto convincenti gli interpreti e l'angoscioso squallore dell'ambientazione.
MEMORABILE: Il protagonista e la sedicente madre che evocano un attimo di serena complicità comprando e indossando occhiali identici.

Schramm 20/09/13 14:48 - 2558 commenti

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Alle solite o quasi, Kim Ki-duk apre a scenari potenzialmente devastanti, per poi levare la caramella sotto al naso allo spettatore, che da là in avanti si ritroverà a seguire il film sotto una campana di vetro: ed ecco un altro film che si preoccupa più della propria tenue de soirèe che di perforare la nostra, tutto style over substance, contratto senza contrazioni, implosivo, tutto superfici che non riflettono niente né riescono a essere mai davvero opache come potrebbero. E' il suo modus operandi, prendere o lasciare. Il guaio è che ti lascia lui prima che tu possa prendere posizione.

Luchi78 14/10/13 14:09 - 1521 commenti

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Vendetta e senso di colpa, crudeltà e pietà umana... il tutto passa attraverso il sentimento che lega madre e figlio. Trovo il richiamo alla sessualità, repressa o incestuosa che sia, decisamente fuori luogo, almeno per come è stato presentato. Il protagonista, algido e fermo nei suoi intenti, si scioglie man mano che il personaggio materno subentra nella sua vita. Rimango perplesso di fronte al finale, tragico e pulp nello stesso tempo; di certo non si tratta di un'opera semplice.

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Galbo 15/02/14 05:57 - 11612 commenti

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Potente rappresentazione filmata e presa di posizione ideologica contro il Dio denaro e nello stesso tempo magistrale rappresentazione del degrado umano morale e materiale. In alcuni punti quasi insostenibile ma anche dolorosamente necessario. I personaggi non si dimenticano, anche se il film non raggiunge il mirabile equilibrio del capolavoro del regista. Ottime la caratterizzazione ambientale e la prova degli attori. Da vedere.

Enzus79 10/01/15 15:54 - 2006 commenti

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Ottimo questo film (premiato col Leone d'Oro a Venezia) di Kim Ki-duk. Una sorta di parabola contro il danaro, contro ciò che può rendere l'uomo intrattabile e violento. Il finale è al limite dello spiazzante e impressionante (come la maggior parte delle scene). Eccellenti i due attori, specialmente la Lee.

Nion 29/01/15 14:29 - 3 commenti

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Pietà è un film che tende a provocare ogni tipo di sentimento nello spettatore. Ci si immerge in un'emotività controversa dove prima si odia, poi si rispetta; tutto per la logica definizione della causa e dell'effetto. Chi è il vero colpevole nella società? chi è il vero carnefice? forse un'entità senza una fisionomia ben precisa, ma che attrae l'esigenza di avere un posto conveniente nel meccanismo collettivo. Scene crude e forse essenziali che danno modo di recepire il messaggio e concedere una giusta riflessione sul tema.

Capannelle 20/06/16 13:53 - 3874 commenti

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Dovessi fermarmi al primo tempo avrei scritto di un film poco invitante e tanto sconclusionato che a Venezia hanno trasformato in qualcosa di autoriale, forse abbagliati dalla bellissima locandina. Arrivato alla fine direi che qualcosa quadra e che la pellicola acquista un minimo di senso, anche se le debolezze della trama, degli attori e dello stile di ripresa rimangono e lo confinano a un'area grigia di film che dimentico in fretta.

Hackett 31/08/17 08:01 - 1801 commenti

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Desolante e senza speranza, questo film è un viaggio senza bussola nell'animo umano e soprattutto un'indagine sul contrasto tra i sentimenti di pietà e vendetta. Quale sia il più forte dei due lo spettatore lo capirà nel finale, seguendo le vicende di un personaggio senza scupoli che si accorge di avere un'anima. Asciutto, essenziale e tagliente. Lascia il segno.

Bubobubo 14/11/18 14:24 - 1446 commenti

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Dietro la pietà si nasconde la vendetta, dietro l'amore il rancore: verrebbe da dire che si tratta delle due facce della stessa medaglia, se non fosse che qui la moneta è un prisma e i volti interscambiabili infiniti, almeno quanto le anse di una serpentina narrativa che più volte lascia a bocca aperta per ferocia nell'acume. Il finale, spietato, segue logiche di pensiero orientale non sempre accessibili (ed accettabili) dallo spettatore occidentale, che comunque è invitato ad assistere allo spettacolo e magari a prendere appunti.

Pigro 12/09/20 09:19 - 8408 commenti

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Il feroce sicario di un usuraio e una donna che dice di essere sua madre: strana coppia unita da uno strano rapporto che mescola odio e amore, in un’anomala storia che per una è vendetta e per l’altro cammino di consapevolezza. Concettualmente la storia è potentissima e declina in modo originale le grandi novelle morali di sangue e redenzione, calandosi nell’infido inferno contemporaneo dove regna il denaro. La sceneggiatura è d’altra parte troppo allusiva, forzata e talvolta macchinosa. Film manesco (volano parecchi ceffoni, a rischio risata).

Thedude94 24/09/20 20:02 - 703 commenti

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Pietà è un film necessario, ricco di significato, che il regista Ki-duk ci mostra in tutta la sua bellezza e calma interiore, concentrandosi su personaggi molto particolari e accecati dalla rabbia e dal dolore. La sceneggiatura non ci risparmia la critica al denaro, che porta soltanto a disperazione e violenza, e ci dice che ci si può salvare solo grazie a qualcuno che ti mostra affetto. La regia è buona, la fotografia molto interessante così come le ambientazioni popolari, nelle quali domina la criminalità. Ottimi anche i due protagonisti, molto in parte.
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