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TITOLO INSERITO IL GIORNO 14/03/21 DAL BENEMERITO SISKA80
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Siska80 14/03/21 17:15 - 2487 commenti

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I film turchi, esattamente come quelli partenopei, hanno la rara capacità di sottolineare il lato umoristico nei frangenti più cruenti, ma anche di emozionare fino alle lacrime (coadiuvati da un sottofondo musicale struggente). Qui si racconta la storia di povera gente che, esattamente come la carta raccolta per tirare a campare (e che serve per ripararsi in qualche modo dal freddo), si sgretola lasciando un senso di rabbia e impotenza nello spettatore. Magistrale la prova attoriale di Çagatay Ulusoy: dovrebbero vederlo tutti, nonostante il divieto ai minori.
MEMORABILE: La bottiglia di plastica usata come pattino; Il bambino abbandonato dentro al sacco; Mehmet si strappa le flebo in ospedale.

Pigro 25/09/21 10:07 - 8916 commenti

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Nel quartiere povero e malfamato di Istanbul nasce un profondo legame, quasi paterno-filiale, tra il leader di una banda di raccatta-rifiuti (attore intenso) e un bambino randagio. Storia dai contorni dickensiani e dall’articolato andamento che oscilla tra un gaio pauperismo da film per ragazzi e un drammatico e violento sguardo sul sottoproletariato. Ma non è sociale o politico l’intento degli autori, bensì intensamente esistenziale e psicologico, regalando un finale a sorpresa (ma lo spiegone diluito è eccessivo) che riempie di emozione.

Daniela 12/05/22 13:06 - 11775 commenti

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Minato da una grave malattia, Mehmet è il carismatico capo di una banda di poveracci che campano raccogliendo rifiuti per le strade di Istanbul. Un giorno trova dentro un sacco un bambino abbandonato e lo prende sotto la sua protezione... Più che sulla denuncia sociale, il film punta sulla commozione e per buona parte della sua durata risulta efficace nel suo mix di toni anche se con qualche eccesso di colore locale e scene madri. Ricorrendo a un escamotage ormai abusato, l'epilogo è però troppo forzato in senso spudoratamente melodrammatico per non sembrare ricattatorio.

Kinodrop 17/08/22 20:45 - 2360 commenti

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Una sorta di favola contemporanea con tutti gli stereotipi più lacrimevoli, dalla malattia alla povertà degli ultimi, al bambino abbandonato "trovato" nel sacco di cartoni, che il protagonista Mehmet "prende in carico e protegge". Dalla Turchia, una storia ottocentesca che sfiora a malapena la questione sociale per concentrarsi sulle distonie e le nevrosi condizionate da un pregresso personale drammatico, che assume subito contorni tra il mélo e il patetico spinto. Un finale degno di tutto il resto, assilla con uno spiegone didascalico che attenta alla pazienza dello spettatore.

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