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TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/09/08 DAL BENEMERITO SCHRAMM
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Schramm 9/09/08 02:09 - 2412 commenti

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Placido decide di misurarsi col ridicolo e ne esce inzaccherato da capo a piedi. Siamo in pieno Pirlandello, scritto coi risultati di un clistere e diretto dopo un'abbuffata di cozze avariate, resta un penoso scult da qualunque fotogramma lo si voglia prendere. 85' di pernacchie a Michele, per esortarlo a non riprovarci, e 85' di pernacchie a me in primis per averli buttati via così

Deepred89 10/12/10 01:14 - 3253 commenti

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Filmaccio ormai famigerato il cui tasso di ridicolo risulta direttamente proporzionale alla sua pretenziosità. La ambizioni sono alte, i risultati no: dopo un inizio "nella media" in film si ingolfa fino a diventare praticamente incoprensibile, con un insieme di vaneggiamenti e tocchi (pseudo) autoriali che metterebbero a dura prova la resistenza di qualsiasi spettatore. Dulcis in fundo: finalone stra(s)cult con nudo integrale del buon Stefano e della ottima, ma non attorialmente parlando, Violante. Trash d'autore.

Galbo 31/01/11 05:56 - 11307 commenti

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Ambizioni d’autore per un Michele Placido francamente da dimenticare. Trama pasticciata e sviluppi narrativi di intenzione pirandelliana che finiscono per coprirsi di ridicolo. Impostazione drammatica ma risultato involontariamente comico. Attori trascinati nel fallimento artistico di un film sbagliato.

Delpiero89 20/09/14 16:02 - 263 commenti

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Presuntuosissimo film diretto da Michele Placido, che vuol fare il Bellocchio (per non citare i Bergman o Kieslowski) senza averne le qualità. L'inizio è sullo standard del cinema italiano degli anni 2000 mentre il prosieguo è un'accozzaglia di vaneggiamenti incomprensibili davvero indigeribili.

Gianleo67 20/10/17 21:36 - 30 commenti

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Dramma sentimental-metafisico che parte come un episodio da E.R. de noantri e continua lungo la deriva esistenzialista di una necessità del caso alla Kieslowski, dove l'elaborazione del lutto è una metafora fantasmatica dell'amore e della memoria come dimensioni senza tempo entro cui custodire il senso più profondo della vita e delle relazioni umane. Parlarne male, data l'ambientazione, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.
MEMORABILE: La scena finale del film (parafrasando Senza fine): "Io sono morto. Da quattro giorni... ma niente paura, scendo lo stesso a pisciare il cane".
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