Offerta alla tormenta

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Ofrenda a la tormenta
Anno: 2020
Genere: thriller (colore)
Note: Sequel di "Il guardiano invisibile" (2017) e "Inciso nelle ossa" (2019).
Numero commenti presenti: 5
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Lagnosissima terza parte della "Trilogia del Baztan" di Dolores Redondo, porta la solita Amaia Salazar (Etura) a indagare sull'omicidio di un neonato. Il padre, che tenta di fuggire col corpicino dello stesso, viene arrestato e interrogato. Bisbiglia qualcosa da cui si capisce che sta addossando la responsabilità a un misterioso demone, forse al centro di tremendi sacrifici di bimbi attuati da una setta del circondario. Amaia, certa che pure la propria madre, creduta morta, sia invischiata nella vicenda, cerca lentamente (molto lentamente) di far luce sul caso di apparente stregoneria appoggiandosi al collega (Nene) e al magistrato (che lei chiama appunto così, "magistrato") Juez Markina (Sbaraglia). Il...Leggi tutto suo compagno americano, con cui continua a parlare inglese (sottotitolato) resta sempre più ai margini della vicenda preferendo occuparsi del loro figlio, la vecchia zia è sempre lì che pare sapere molto più di quel che dice. E poi c'è la caratteristica cittadina spagnola, con quel suggestivo ponte che ha fornito la location più riconoscibile della saga. Insomma, gli ingredienti son quelli che venivano inquadrati soprattutto nel secondo capitolo, in cui però la trama si articolava in modo più intrigante. Qui, al di là del consueto folto numero di nomi, tutto è circoscritto alle cerimonie in cui si officiavano i segreti culti sanguinari, improntati al classico scambio di favori tra seguaci e entità demoniache e la storia procede lasciando molto più spazio del previsto ai sentimenti e alla psicologia dei protagonisti con particolare attenzione rivolta alla pur brava Marta Etura, cui spetta evidentemente di battere tutti i record di lacrime versate in ambito thriller. D'accordo che coloro che le gravitano intorno muoiono come mosche, ma un minimo di solidità sarebbe richiesta: non si può passare dai pianti trattenuti a stento a quelli liberati ogni cinque minuti... Se poi in precedenza qualcosa del mondo oscuro che occupava il campo avverso si intravedeva, qui se ne parla rimanendone assai distanti, escludendoci quindi da una possibile immersione più vera nel fenomeno. A ben vedere succede insomma veramente poco, e in un film che dura due ore e venti è una colpa non facilmente perdonabile. Amaia si sposta come una trottola per concludere di persona quasi niente, combattendo con il magistrato per ottenere i permessi necessari, scoperchia qualche tomba, fissa il vuoto pensierosa... Può farlo in virtù di una recitazione calzante, d'accordo, ma da un thriller ci si aspetterebbe decisamente di più. Di nuovo di grande qualità invece la confezione, a partire da una sicntillante fotografia che si esalta in particolar modo quando comincia a calare la sera. Tirando le somme di una saga che a dire il vero non ha mai convinto in pieno, questo rappresenta il capitolo più debole (ed essendo l'ultimo la cosa giunge inaspettata), concluso peraltro anonimamente senza quel minimo di spettacolarità o quei colpi di scena che dopo un'avventura tanto studiata e diluita ci si sarebbe aspettati. Faticoso.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 26/07/20 DAL BENEMERITO IRA72 POI DAVINOTTATO IL GIORNO 6/08/20
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Ira72 26/07/20 23:02 - 943 commenti

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Ultimo episodio della trilogia del Baztan, più prevedibile e meno incisivo rispetto ai precedenti. Più che un thriller pare un’ecatombe, in cui il susseguirsi incessante di vittime regala senz’altro continui colpi di scena che aiutano a tollerarne una durata più che generosa. Nemmeno la pioggia battente dà tregua e con essa ben si sposano le atmosfere cupe e torbide che caratterizzano questo noir comunque godibile. Certamente i più scafati sapranno prevederne l’epilogo; ad ogni modo (senza troppe pretese) non è poi così male, grazie anche ai discreti interpreti.

Zoltan 6/08/20 13:29 - 201 commenti

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Sicuramente il film meno entusiasmante della trilogia, ma anche un lavoro che procede un po' con il pilota automatico come questo conferma l'ottimo stato attuale del thriller spagnolo: perché la recitazione è ottima e intensa (ancora grande Marta Etura, che si sta dimostrando attrice coi fiocchi), la regia riesce a mantenere un buon livello di tensione e la fotografia cupa è di buona fattura. Ci sono diversi inceppi nella vicenda e la durata appare non totalmente giustificata, ma la messa in scena mantiene alto l'interesse e permette al film di meritare la sufficienza.

Minitina80 6/08/20 16:39 - 2340 commenti

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Manca la sostanza a giustificare un minutaggio tanto ampio e la conseguenza principale è ascrivibile a un noia che non sembra avere fine. La componente più oscura dello scritto viene lasciata in disparte, perdendo per strada tutto il potenziale orrifico che avrebbe dato maggiore slancio alla pellicola. Si chiacchiera tanto, forse troppo, finendo col perdere il filo e l’interesse per lo sviluppo delle indagini, anche per colpa dell’interpretazione esageratamente calcata della protagonista. La voglia di strafare e le ambizioni che il film palesa gli si ritorcono contro.

Nicola81 15/08/20 18:28 - 1956 commenti

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La qualità complessiva è quella dei due capitoli precedenti, ma dall'atto conclusivo era lecito attendersi più certezze, perché se è vero che molti nodi vengono al pettine, qualche interrogativo resta ancora senza risposta (ulteriore sequel in vista?). Confezione di qualità e prova del cast ancora convincente, con Marta Etura che conferma la sua bravura; il marito americano, però, lasciamolo negli Usa la prossima volta (mai corna furono più meritate!). Sempre tre pallini, ma stavolta leggermente più generosi visto che le oltre due ore di durate non trovano piena giustificazione.

Tarabas 23/08/20 17:52 - 1702 commenti

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Finalone della trilogia, col pedale dell'inverosimile ormai spinto a fondo. Altri omicidi sempre più ritualizzati, sempre più misteriosi e al tempo stesso illustrati in ogni passaggio da spiegoni che levano il poco fascino che ancora restava alla vicenda. Se la famiglia Salazar è un'inesauribile fonte di disagi assortiti, il resto della valle del Baztàn non è da meno, offrendo rifugio nientemeno che a una potentissima setta di adoratori di antichi spiriti. Premio "accento sbagliato" al giudice navarrino che parla come un bairense (l'attore lo è, in effetti).
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