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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Se perdere la semifinale con l'Argentina fu un vero delitto, giusto uscir di metafora e abbinarne uno reale: al rigore sbagliato di Serena l'auto di Leandro Saponara (Giannini) vola nel Tevere da un ponte e il noto produttore cinematografico vi muore dentro. C'è un assassino? Il capitano dei carabinieri che si occuperà delle indagini (Sassanelli) crede di sì e rintraccia i tre giovani finalisti del premio Solinas di quell'anno (1990), accusati del crimine dalla squinzia (Rocco) della vittima. Convocati in caserma, racconteranno la loro storia comune giustificando in flashback il titolo: le notti magiche non sono quelle dell'Italia di Vicini e Schillaci, confinata ai margini come brusio di fondo o fugace comparsa sui televisori accesi, ma...Leggi tutto quelle dei tre amici, conosciutisi poco prima della premiazione e diventati inseparabili confidenti delle reciproche esperienze alla ricerca di fama e successo nella Roma della “moderna” dolce vita. Antonino (Lamantia), Luciano (Toscano) ed Eugenia (Vetere) fan venire in mente i tre che s'erano tanto amati per Scola (il film è citato recuperandone la stessa villa all'Olgiata di allora nella scena della grande festa e nelle riprese del film felliniano vissuto dall'esterno, lì LA DOLCE VITA, qui LA VOCE DELLA LUNA), ma il ritratto del rutilante mondo del cinema e dei suoi tanti eccentrici primattori sa invece di recupero d'un intero linguaggio felliniano, aggiornato - ma nemmeno troppo - all'Italia dei Novanta. Virzì parte con un delitto come nel CAPITALE UMANO ma si perde presto per via, tanto che a nessuno può qui davvero interessare l'identità del colpevole: è solo un addobbo superfluo, una firma che personalizzi come può ciò che in realtà non ha davvero nulla di originale. Il ritratto della Roma dei cinematografari è quello di sempre, coi suoi personaggi singolari e bizzarri, cinici, a volte acuti, più spesso vittime compiaciute d'una condivisa sciatteria intellettuale. Tra figure che richiamano (chi apertamente chi nascostamente) personaggi realmente esistiti, i tre aspiranti sceneggiatori si muovono stupiti al cospetto della magia di un universo sempre in bilico tra cultura e lustrini, riempiendosi d'orgoglio per una stretta di mano importante o una vacua promessa di lavoro, provando a infiltrarsi ingenui nel meccanismo tritatutto del business in celluloide. Ci sbatteranno più volte il muso, chi disilluso e preparato al peggio (Luciano, il toscano compagnone), chi abbagliato dalle luci distorte di un tronfio sapere autoalimentato (Antonino, il siciliano che parla forbito e "sa tutto" esibendo una logorrea da stiracchiata e logora macchietta), chi precipitata subito nel vortice del sesso meccanico con la paura di essere rimasta incinta al primo colpo (Eugenia, la borghese spaesata). Fortunatamente, in un oceano di déjà vu, Virzì regge saldamente il timone in regia liberando l'usuale frizzantezza e affidando i ruoli di secondo piano alle facce giuste, con dialoghi spiritosi e un godibile affresco corale che come commedia innegabilmente funziona. Andrea Roncato ostenta un improbabile romanesco ma è comunque un tocco di bella veracità, le tante celebrità del nostro schermo infondono ricchezza all'insieme e vivacità a un progetto che omaggia non la settima arte quanto i meccanismi sottesi chiamati in Italia a darle sostanza. Ah, poi c'è anche un colpevole naturalmente, ma non se ne accorge nessuno.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 10/11/18 DAL BENEMERITO MARKUS POI DAVINOTTATO IL GIORNO 10/11/18
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Victorvega 11/11/18 12:27 - 289 commenti

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Nel descrivere un mondo (il sottobosco romano del cinema nell'anno 1990) inevitabilmente cafone e urlato, il film prende lo stesso carattere, caratterizzandosi nello sviluppo confuso, gridato e un po' autoreferenziale. I giovani attori son bravi ma troppo macchiette, al punto da risultare fastidiosi. Il film dà l'impressione di sbandare a tratti, mancando di linearità. Lo riscattano una bellissima fotografia, Giannini e un finale facilotto ma che suscita una certa emozione.

Markus 10/11/18 12:07 - 3233 commenti

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Sorta di rivisitazione di C'eravamo tanti amati con ambientazione romana durante le evocative "Notti magiche" del '90. L'opera di Virzì riesce a intrattenere: sarà per il suo essere frastornante, verbosa, persino logorroica come certi italiani qui rappresentati. Il regista livornese, forse con qualche cenno autobiografico, ci racconta il cinema italiano, i suoi "personaggi" e ricorre a un manieristico metacinema. Stucchevole il ricorso alla Roma neo-felliniana de La grande bellezza mentre si scivola in un anno 1990 abbozzato ed eccessivamente rétro.

Gabrius79 10/11/18 14:09 - 1183 commenti

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Un omaggio di Paolo Virzì al cinema con ambientazioni ben ricostruite e un folto gruppo di attori che peró a tratti annoia, rischiando di far perdere il filo. Per fortuna ci si riscatta (per quanto possibile) con le interpretazioni ben riuscite di Giannini, di Toscano e della Rocco, che regalano qualche sorriso. Il regista livornese fa un passo indietro rispetto al precedente film. Qui le “notti magiche” sono solo un pretesto e sono in parte deludenti.

Dusso 12/11/18 15:22 - 1533 commenti

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Nella cornice del mondiale 1990 ricreata piuttosto bene nei dettagli (anche se a volte c'è ovviamente qualche errore), Virzì ci racconta una vicenda che conta vari omaggi al cinema dell'epoca e che non sempre funziona (il finale non piace particolarmente), così come qualche passaggio (specie a Livorno). Il tutto è difficile da amalgamare: a tratti si riesce, a volte no. Discreto ma difficile da amare.

Rambo90 14/11/18 22:42 - 6278 commenti

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Un Virzì decisamente poco ispirato, che si riempie la bocca di citazioni e omaggi senza saper confezionare una storia davvero compatta, ma che anzi dopo una prima parte almeno intrigante si perde tra svolte facili e dialoghi già sentiti. I tre protagonisti sono macchiette che mai sfiorano la realtà, se non altro contornati da intepreti che sanno dare luce alle loro apparizioni (su tutti Giannini e Roncato). Certo bella fotografia, buona regia, ma parlare di cinema e sceneggiatori senza avere una storia solida sa solo di vacuità. Noioso.

Digital 21/11/18 19:56 - 1113 commenti

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Ormai si può parlare di vera e propria moda: quella del cinema nostrano di iniziare con un flebile accenno di giallo per poi adagiarsi sui più usuali, mosci, avariati meccanismi della commedia. Il film di Virzì parte in maniera superba, ma si perde ben presto per strada, senza riuscire a creare un minimo di interesse nei confronti dello spettatore. Due ore e passa di vuoto conditi da battute che solo sporadicamente sollecitano il sorriso, con un tedio che celermente abbraccia lo spettatore finendo per stritolarlo. Pollice verso.

Ryo 3/12/18 14:29 - 2169 commenti

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Cosi come fece Sorrentino con la sua Grande bellezza, anche Virzì non perde l’occasione di omaggiare a modo suo il grande Felllini. Conquista subito una mezza vittoria ambientando il suo film nella nostalgica settimana dei mondiali 90, ricostruisce perfettamente la Roma di quella decade e racconta una storia omaggiando il regist nello stile, nell’atmosfera, riprendendone fugacemente elementi tipici (Le suore, la fontana, le passeggiate nella Roma notturna) e addirittura inserendo lo stesso Fellini in una scena che richiama le reali riprese del film La voce della luna.

Daniela 15/03/19 23:16 - 9111 commenti

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Vorrebbe da pensare che, in un film in cui lo spunto di partenza è fornito dal premio Solinas, la sceneggiatura sia stata un elemento particolarmente curato: pia illusione. Il film è mal scritto, raffazzonato nella trama e nel disegno dei personaggi, per cui è difficile provare interesse per le vicende dei tre giovani aspiranti sceneggiatori, per giunta interpretati in modo poco convincente. Anche l'ambientazione durante i mondiali di Roma 90 sa di espediente ruffiano e non valore aggiunto, mentre gli unici lampi sono legati alla presenza di vecchie glorie nel cast di contorno.

Galbo 2/03/19 12:11 - 11315 commenti

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L’ultima parte dell’epoca d’oro del cinema italiano in una ricostruzione di un maestro del cinema moderno. Virzì realizza un quadro fatto più di macchiette con una realizzazione a metà tra il nostalgico e il divertito ma il suo film per quanto gradevole e simpatico a tratti (grazie ai veterani come Giannini) non ha la compattezza necessaria alle opere compiute e in più porta avanti una morale di fondo piuttosto scontata sul lavoro e sul successo. La lunghezza è inoltre eccessiva e i giovani interpreti non incidono più di tanto.

Paulaster 8/04/19 09:59 - 2687 commenti

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Tre ragazzi puntano a diventare sceneggiatori. Mondiali di calcio che servono solo per l'allocazione storica e accenni a personaggi dell'epoca per prendere qualcuno in giro (De Michelis). Dei protagonisti il toscano è il meno peggio, ma è pur sempre il solito personaggio di Virzì. La parte migliore è la descrizione dei vecchi tromboni che non accettano il nuovo che avanza. Moralina finale sul ruolo dello spettatore e sul fatto che basterebbe osservare meglio la realtà. Nota per Roncato.
MEMORABILE: La Muti che alza la gonna; Le musiche di Rota in sottofondo; I soldi a Fellini.

Tomastich 7/10/19 08:50 - 1216 commenti

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Un buon soggetto rovinato totalmente dalla presenza e dall'overacting dei tre giovani. Ma è possibile fare un siciliano così antipatico e allampanato? Un toscano piombinese così odioso? Una romana radical chic così dark e snob? Peccato, perché poi tutto l'ambiente cinematografico raccontato potrebbe essere davvero divertente, sempre in bilico tra nomi veri e nomi di finzione; ma quei tre non si sopportano per davvero. Meglio la fidanzata del toscano, che poi diventerà la compagna di... Antonioni.

Redeyes 28/08/19 15:43 - 2128 commenti

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Deciso passo indietro per Virzì che arranca proprio nel fulcro della sua storia: la sceneggiatura. Si va avanti per macchiette (sia chiaro anche ben riuscite, anche se i toscani sono fin troppo smaccatamente Virziniani) che però restano come parti di un puzzle che troppo fatica ad avere una sua identità d'insieme. Riuscita la cornice, bravi i comprimari, ma questo insieme si potrebbe accettare agli esordi del regista, in cui, acerbo, poteva anche permettersi questo pressapochismo divertito e divertente, non adesso!

Muttl19741 6/09/19 06:46 - 103 commenti

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Interessante quadro della casta dei cineasti italiani del tempo, ricchi, padroni del mondo, irrispettosi, arroganti, profondamente egocentrici, circondati da collaboratori scalcagnati, senza una lira, pronti a piluccar le briciole dei loro abbondanti pasti. Le scene sono opulente, carnali, pantagrueliche degnamente dipinte dal regista livornese, cui è toccato il testimone di quel potere, tanto da arrogarsi il diritto di dileggiarlo.

Gordon 6/06/20 12:21 - 162 commenti

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Discreta commedia ambientata nella losca e godereccia Roma dei mondiali di Italia '90, affronta la decadenza del cinema italiano dell'epoca. Per il resto il film non si segnala per particolari acuti e in generale la trama si perde in rivoli fumosi, che tolgono vivacità a una storia potenzialmente interessante. A ciò si aggiunge una caratterizzazione eccessivamente caricaturale dei tre protagonisti, a cui fa da contraltare un ottimo Giannini. Buone invece l'ambientazione e la fotografia.

Daraen4 12/06/20 17:14 - 26 commenti

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Virzì ci scaraventa in un mondo sopra le righe, palesemente falso ovvero esagerato nei suo schemi, in cui le situazioni nascono ed evolvono a ritmi antiumani per poi ributtarcelo addosso nel finale inserendolo in una grossa critica verso un certo tipo di cinema, mantenendo un mistero e quindi garantendo un fascino all'insieme. Di fatto un film che pare quasi di Muccino, data la rutilanza narrativa, con una regia rotonda e fluida e interpreti dotati. Peccato per il poco spazio dato al Mondiale Italia '90, che forse poteva essere più sfruttato.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Dusso • 10/11/18 20:33
    Segretario - 1632 interventi
    C'è un imperdonabile errore nel papiro si parla di Sacchi ma la nazionale era quella di Vicini!
  • Discussione Capannelle • 10/11/18 23:10
    Scrivano - 2493 interventi
    Dusso ebbe a dire: C'è un imperdonabile errore nel papiro si parla di Sacchi ma la nazionale era quella di Vicini! Eh già, sarebbe come minimo da deferimento.
  • Discussione Zender • 11/11/18 08:12
    Consigliere - 43825 interventi
    Vero, e tutto sommato gli metto Schillaci al posto di Baggio, molto più indicativo. Grazie davvero Dusso, credo pensasse a Usa94 non so per quale motivo!
    Ultima modifica: 11/11/18 08:49 da Zender