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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Nonostante i loro nomi compaiano appaiati nei titoli di testa a suggerire l'equivalente importanza nell'economia del film, è presto chiaro che la protagonista assoluta di NELLA CITTA’ L’INFERNO è Anna Magnani, con Giulietta Masina defilata e costretta negli angusti panni di una domestica di origine veneta (gran parte delle collaboratrici familiari del cinema devono essere rigorosamente venete, a quanto pare). Poco a suo agio in un personaggio dall’accento e dai modi tanto forzati, l’ex moglie di Fellini si vede rubare la scena da una Anna Magnani strepitosa, che in un contesto così popolaresco (la vicenda si svolge interamente in un carcere femminile) può calcare la mano sul suo sanguigno accento romano regalando momenti di puro...Leggi tutto umorismo. Sia chiaro: NELLA CITTA’ L’INFERNO è film drammatico, non certo una commedia, pur se così potrebbe far pensare la presenza del cast (nemmeno menzionata nei titoli di testa) di Alberto Sordi. In realtà Sordi appare per quattro minuti negli abituali panni di spregevole e viscido profittatore (è il “fidanzato” della Masina, che l’ha sedotta per poter derubare la casa dei suoi padroni) e se provoca qualche risata è solo per la sua prevedibile esasperazione dei difetti del personaggio che interpreta. I duetti tra le due primedonne sono limitati perché la Masina ben presto tornerà libera, lasciando la Magnani a urlare e bisticciare (ma sempre bonariamente) con le compagne di cella. Renato Castellani dirige un film di sole donne (Renato Salvatori e Sordi si vedono per non più di otto minuti) con stile essenziale, senza troppi fronzoli, mantenendo un buon ritmo e sfruttando appieno il carisma di Anna Magnani, sicuramente tra le attrici più spontanee e autentiche nella storia del nostro cinema.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Saintgifts 19/04/10 21:37 - 4098 commenti

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Per tutta la durata del film si vive con loro, le detenute del carcere romano. Si inizia con gli occhi smarriti della Masina che ancora non capisce come è potuta finire li ma ben presto si abituerà. La Magnani è la protagonista assoluta, cinica e beffarda, ormai una veterana, ma capace anche di un grande cuore e debole pure lei nonostante lo sfoggio di grande sicurezza. Film difficile proprio per l'ambiente ristretto e il pericolo di ripetersi nei riti quotidiani, ma la sceneggiatura è ricca di spunti, qualcuno anche inverosimile, ma ci sta.

Enzus79 8/07/11 16:46 - 1829 commenti

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Che attrici! Anna Magnani e Giulietta Masina rappresentano bene ciò che vuole lo spettatore da loro. Un racconto drammatico che non cade mai nel piagnisteo; anzi, in talune situazioni si sorride (con Alberto Sordi ad esempio). Buon film che però poteva avere un finale diverso. Da consigliare.

B. Legnani 26/03/12 00:35 - 4751 commenti

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Celebre, bellissima opera di Castellani, che filma con essenziale precisione, facendo volar via i cento minuti di durata. Anna Magnani strepitosa: in un personaggio scontroso e strafottente sa declinare mirabilmente momenti ora di cattiveria, ora di paura, ora di burbera generosità. Il resto del cast è d'alto livello, con una co-protagonista (la Masina) che esce perdente dal confronto, forse anche per colpa del ruolo. Fa colpo vedere Alba Maiolini interagire con le due grandi. Non si scorda il sempre irresistibile musetto di Cristina Gajoni (Nastro d'Argento attrice non protagonista).

Stefania 15/07/12 14:01 - 1600 commenti

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Rubano - riflessi in un piccolo specchio che si litigano tra loro come ragazzine un giocattolo - frammenti di mondo: case, alberi, volti, queste "women in prison" di Regina Coeli, protagoniste di un bell'affresco corale, al centro del quale giganteggiano la cinica Magnani e la fragile Masina, oggetto di una terribile "diseducazione sentimentale" impartita da quella cattiva maestra. Del resto, se il carcere è l'inferno nella città, l'intera città, spietata e subdola, non è che l'anticamera dell'inferno: un film pessimista, dove la speranza è un barlume fragile, come il confine tra bene e male.
MEMORABILE: La canzone delle carcerate; i cinque minuti di gloria di Alberto Sordi, spregevolissimo; la madre pazza che racconta come ha annegato la figlia.

Fafo1970 28/12/13 11:32 - 30 commenti

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Un film teatrale, quasi esclusivamente girato all'interno di un carcere femminile, impreziosito dalle magistrali interpretazioni di Anna Magnani e Giulietta Masina che compiono un percorso inverso: la prima scafata e incallita veterana si dimostrerà capace di incredibili slanci di affetto e protezione mentre la seconda da servetta impaurita e ingenua diverrà una scaltra donna di vita alla quale Anna vomiterà tutto il suo sdegno. Commovente e intenso, da vedere!

Lucius 10/03/14 00:46 - 2819 commenti

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C'è molto della personalità della Magnani nel personaggio interpretato dalla stessa: un carattere vivace che coniuga umorismo/comicità col dramma. Castellani ha curato il film nei minimi dettagli ed è difficile immaginare un'altra attrice al posto di Nannarella in questo tragicomico dramma carcerario. La pellicola è dotata di una fotografia non comune e ha tra i pregi principali quello di non essere mai claustrofobica, nonostante la sua ambientazione. Evita altresì i cliché e il linguaggio colorito per abbracciare il dramma d'autore. Grande Anna.

Hearty76 21/04/16 14:21 - 227 commenti

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Straordinaria e non scontata accoppiata di attrici di gran calibro, che riesce ad alleggerire con sapiente ironia la pesante tematica dell'incarceramento. Prevale la presenza femminile: dalla donna più cinica a quella più ingenua, giovani e anziane, tutte conservano la "parabola" d'una materna dignità malgrado i crimini commessi. Anna Magnani nel suo rigoglioso splendore è un sole in bianco e nero attorno al quale ruota argenteo il satellite del personaggio della Masina. Un film che intenerisce, tra profonde riflessioni sul senso della libertà.
MEMORABILE: Il sale gettato dietro le spalle per scongiurare un ritorno in cella; La suora che dice: "Tornare o non tornare, dipende da te".

Paulaster 29/08/18 11:50 - 2831 commenti

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Ragazza ingenua verrà incarcerata per favoreggiamento. La permanenza nel carcere femminile viene rappresentata nei vari aspetti di solidarietà, durezza d’animo e forzata convivenza. La nota più amara è che sembra non ci sia possibilità di riprendere la retta via e che le leggi del carcere servano solo a sopravvivere. Magnani dominante con sfumature dal manesco al comprensivo e Masina che perde il suo candore. Piccolo ruolo per Sordi nei panni di truffatore.
MEMORABILE: Il nome maschile tirato a indovinare; La deposizione di Sordi; I commenti al cinema; Il fotografo scacciato dalla Magnani.

Zampanò 17/09/20 16:14 - 168 commenti

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Castellani e Cecchi d'Amico riescono a creare due mondi, quello immanente delle galeotte e la vita di fuori, da loro solo rappresentata ma altrettanto vivida. Nel gioco interno/esterno con l'esterno immaginato dalle parole e dai gesti (lo specchietto per spiare il "fidanzato") si costruisce uno dei più verosimili jail movie, ambientato alle Mantellate. La Magnani è nitroglicerina, possibile avesse carta bianca. La Masina di favella veneta si inserisce con gran mestiere nel ritmo jazzato. Il finale è una sciabolata.
MEMORABILE: Notte fonda, Egle ha voglia di caffè.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione B. Legnani • 26/03/12 01:18
    Consigliere - 13915 interventi
    Davinotti si chiede perché le domestiche al cinema parlino sempre in veneto.
    Copio+incollo da http://www.thefreelibrary.com/Quando+e+Come+il+Cinema+Parla+Dialetto.-a0248188302
    "...la tendenza a sfruttare una certa corrispondenza tra dialetto e mestiere, carattere o attore. Rossi sostiene che tali stereotipi sono in parte frutto del luogo comune e del pregiudizio, in parte mediati dal teatro della tradizione (dalla commedia cinquecentesca a quella goldoniana e all'opera buffa) e dalla Commedia dell'Arte: il sessuomane e il poliziotto hanno l'accento siciliano, l'ingenuo quello bergamasco, veneto o ciociaro, il cocciuto il sardo, l'arrivista senza scrupoli il milanese, la domestica il veneto o l'abruzzese, l'imbroglione il napoletano, la prostituta il bolognese" (da: Fabio Rossi, Il linguaggio cinematografico. Roma, ed. Aracne, 2006).
    **********
    Aggiungo io che il fenomeno ha probabilmente trovato spinta dall'arrivo in Roma di molti profughi istriani (parlanti istro-veneto) a partire dal 1945, per i noti cambi di confine Italia-Jugoslavia. Molte di queste donne, per sbarcare il lunario, facevano le domestiche.
    Ultima modifica: 26/03/12 01:19 da B. Legnani
  • Discussione Zender • 26/03/12 14:59
    Consigliere - 43620 interventi
    Ottimo, cercherò di riferire al recluso. Intanto ti rigrazio io!
  • Homevideo Mco • 20/05/13 13:27
    Scrivano - 9684 interventi
    In DVD per Mustang Entertainment dal 21 Maggio 2013.