My son, my son, what have ye done

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: My son, my son, what have ye done
Anno: 2009
Genere: drammatico (colore)
Numero commenti presenti: 14
Papiro: cartaceo

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 14/09/10 DAL BENEMERITO CAPANNELLE POI DAVINOTTATO IL GIORNO 16/08/12
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Capannelle 14/09/10 15:58 - 3732 commenti

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Un attore trapassa la madre con una spada (emulando il personaggio che interpreta a teatro) e si barrica in casa. Mentre la polizia presidia, la narrazione va a ritroso cercando di trovarne le cause. Dramma psicologico di Herzog prodotto da Lynch: chiaro che suggestione e lentezza d'indagine diventano i canoni da seguire, che tra razionalità e comportamento spiazzante debba prevalere il secondo. Efficace? Non proprio, impressiona solo a tratti. Shannon poteva essere sfruttato meglio mentre Defoe fa lo spettatore. Bene invece Kier e Dourif.
MEMORABILE: Lo zio bucolico richiama Shannon "Vuoi fare l'attore? È roba da froci e negri".

Cotola 30/09/10 19:44 - 7560 commenti

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Figlio con problemi e madre ossessiva la uccide e si barrica in casa. Segue una sorta di detection all'indietro molto particolare: stravagante e poco magnetica si perde in una verbosità eccessiva che impedisce un vero interesse verso ciò che succede e la ricostruzione delle motivazioni del gesto. In qualche modo un pò lynchiano (che è in veste di produttore). Cast interessante ma abbastanza sprecato. Intrigante qua e là ma solo per poco. Herzog (molto) minore.

Rebis 8/10/10 20:38 - 2088 commenti

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Collaborazione tra titani (Herzog e Lynch) che si traduce di necessità in un compromesso stilistico fra le parti, la cui ricerca assidua sopravanza la costruzione di un racconto genuinamente interessante. A dispetto della curiosa contaminazione visuale – tra rafting, fenicotteri, polizia e teatro – l'impianto generale è classico e persino obsoleto nel suo snocciolare flashback e dialoghi a ripetizione. L'allegorismo si spreca e la forzata sospensione del giudizio non seduce. Il bouquet d'attori è di prim'ordine ma l'occasione offerta è assai al di sotto del loro potenziale. Fiacco.

Burattino 2/11/10 10:09 - 101 commenti

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Herzog pasticcia con l'immaginario lynchiano e ne esce con le ossa rotte. Questo film pesca a piene mani dalle pellicole del cineasta americano (sopratutto quelle del decennio 86-97) ma con il suo stile didascalico non ne trasmette nulla dell'atmosfera. La vicenda risulta abbastanza noiosa e monocorde, nonostante buona musica e fotografia. La commistione con Hollywood non va a buon fine dopo il discerto remake de Il cattivo tenente.

Daniela 3/12/10 07:45 - 9523 commenti

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Bamboccione fuori come un balcone trancia mamma possessiva, poi si barrica in casa con ostaggi. Un ispettore di polizia cerca di ricostruire l'antefatto con l'aiuto della fidanzata del matto e di un regista teatrale. Passo falso di Herzog in trasferta, dopo il buon/cattivo tenente con un film pesante, didascalico come un coro greco, che non avvince e non convince. L'incontro fra il regista e Lynch (nano in frac come trait d'union) regala poche emozioni e spreca un buon cast, a cominciare da Shannon, che pure come paranoico sa il fatto suo
MEMORABILE: Unico personaggio che resta impresso: lo zio razzista e omofobo, allevatore di struzzi, che racconta di un leggendario gallo da combattimento

Nando 3/01/11 02:27 - 3486 commenti

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Dal genio visionario e delirante di Herzog, con la produzione di Lynch, una pellicola lenta, abbastanza slegata, che si ispira a una storia vera. Un attore psicopatico uccide la madre, altamente protettiva, successivamente si barrica in casa con due ostaggi. L'utilizzo del digitale rende la scena rarefatta e poco attraente.

Belfagor 5/09/11 15:24 - 2625 commenti

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Regia di Herzog, produzione firmata Lynch, cast con Defoe, Dourif e Shannon: con queste premesse, il risultato dovrebbe essere un capolavoro. Invece le singole parti si smorzano a vicenda, dando vita ad un'investigazione didascalica con flashback pedantemente televisivi, in cui anche i guizzi visivi e le contaminazioni teatrali appaiono come posticci. Non basta inanellare una stranezza dietro l'altra per realizzare un'opera di alto livello: Herzog e Lynch lo sanno bene, per questo l'allegorismo d'accatto di questo film è ancor più deludente.
MEMORABILE: Lo zio allevatore di struzzi.

Lupoprezzo 19/09/11 19:37 - 635 commenti

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Il titolo deve averlo suggerito la madre di Herzog. Eccessivamente e inutilmente prolisso (e meno male che dura meno di novanta minuti!). Oltretutto vengono adottate soluzioni già viste (banalissimi flashback). Gli attraversamenti lynchiani sono campati in aria e non si addicono molto al regista tedesco. Il risultato finale è un ibrido senza arte né parte. A ciascuno il suo, direbbe Sciascia. Molto bravo Michael Shannon, mentre Willem Dafoe sembra lì di passaggio. I fenicotteri rosa lasciamoli a John Waters...

Pigro 26/06/12 08:47 - 7825 commenti

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I pazzi si addicono a Herzog: qui uno squilibrato nuovo Oreste (!) uccide la madre ossessiva, in un ritratto che evita psicologismi, sociologismi e allegorismi per tuffarsi nella più pura “ammirazione” della follia. Ma la banale struttura del film per flashback (racconti dei testimoni), le varie herzogate di riporto (il filmino “turistico” andino, il nano, la corsa degli struzzi) e una certa insipienza della storia, compongono un’opera senza qualità, boriosa nella sua inutilità, confusa nella sua presunzione (il mito nella modernità?).

Didda23 10/07/12 14:01 - 2288 commenti

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Herzog narra con ferma consapevolezza i tranelli che l'ego semina lunga il cammino che porta l'Io alla piena comprensione, scevra da qualsivoglia giudizio morale. Il finale rivelatore spiega divinamente bene i meccanismi che portano alla più semplice spiegazione di ogni fenomeno (naturale ed umano). La portata universale del messaggio annienta i difetti formali dell'opera, criticabile per l'uso del digitale. Capolavoro!

Minitina80 27/08/16 10:40 - 2364 commenti

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Herzog ritorna a filmare delle scene lungo le sponde del fiume Urubamba, quasi a voler tributare se stesso, salvo poi spostarsi in un quartiere residenziale di San Diego da cui non osa allontanarsi troppo. Purtroppo, il suo incontro con Lynch non ha dato i frutti sperati e la noia imperversa senza mai dare l’impressione di mollare la presa. La scelta di puntare interamente sul meccanismo del flashback non funziona affatto e alcuni intermezzi sono assolutamente indigeribili, soprattutto quelli teatrali con Kier. Un’occasione mancata.

Paulaster 29/06/17 09:55 - 2827 commenti

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Figlio ossessionato dalla madre la elimina come in uno schema divino. Contrapposizione tra la tragedia greca e l'assolata Los Angeles, con l'uomo che agisce seguendo la sua natura anche malvagia. Shannon a suo agio nei panni dello schizzato, la Zabriskie a dare il tocco lynciano (Lynch è produttore) alla vicenda. Conclusione inaspettata, pone la domanda su chi sia alla fine la vera vittima del sistema. Girato in modo interessante anche se quasi freddo.
MEMORABILE: L'intervento durante lo spettacolo teatrale; Il racconto delle ali degli struzzi.

Bubobubo 22/10/18 01:10 - 1223 commenti

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Lento, pesante, involuto. Il classico film che sarebbe stato meglio per tutti fosse rimasto solo una bella idea su carta: la realizzazione infatti, sebbene non priva di qualche momento d'interesse (preziose, anche nella simbologia, le scene del progressivo deterioramento mentale del protagonista alle prese con le vicende dell'Elettra sofoclea), inciampa ripetutamente nell'autoindulgenza. Dura poco, ma il minutaggio sembra quasi il doppio. Dafoe, per quanto sembri strano, poco in parte.

Thedude94 27/09/20 01:25 - 588 commenti

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Sembrerebbe abbastanza incompleta quest'opera di Herzog che, nonostante le premesse interessanti, non soddisfa al 100% al termine della visione. Troppe idee da sviscerare in un'ora e mezza, un po' sottotono il ritmo spezzato dai flashback dei protagonisti, che ricordano e raccontano le vicende di una personalità a dir poco pazzoide. Buone comunque le prove del cast, in particolare quella di Shannon (che non ha un ruolo facile) e di Kier, che convince sempre appena appare sullo schermo. Particolari i colori tendenti al rosa e le figure di uccelli di vario tipo, che inquietano.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Rebis • 26/06/12 13:42
    Gestione sicurezza - 4283 interventi
    Guarda Didda, aspettati niente e forse ci troverai qualcosa. Se parti dai nomi chiamati in causa la delusione è certa...
  • Discussione Didda23 • 2/07/12 23:18
    Comunicazione esterna - 5722 interventi
    A dir poco straordinario. Era da un bel po che non mi appassionavo così. Almeno 4 pallini . Ora scappo, domani spiegherò meglio il mio entusiasmo!
  • Discussione Gestarsh99 • 3/07/12 00:43
    Scrivano - 14772 interventi
    Didda, Didda, what have ye done :D
  • Discussione Daniela • 3/07/12 08:33
    Consigliere massimo - 5225 interventi
    Didda23 ebbe a dire:
    A dir poco straordinario. Era da un bel po che non mi appassionavo così. Almeno 4 pallini . Ora scappo, domani spiegherò meglio il mio entusiasmo!

    Certo che in questi giorni il sole picchia forte sui capini indifesi di certi davinottiani....
    ;oP

    PS: Udo, ma ad uno che ha problemi di rapporti con la mamma gli vai a far interpretare il ruolo di Oreste nell'"Elettra" di Sofocle? bah!
  • Discussione Rebis • 3/07/12 11:08
    Gestione sicurezza - 4283 interventi
    Forse che mi hai preso alla lettera e ti aspettavi il valore assoluto di zero?
  • Discussione Didda23 • 4/07/12 11:10
    Comunicazione esterna - 5722 interventi
    Herzog compie un autentico miracolo, condensando in soli 90 minuti, la risposta ad ogni trappola che la nostra psiche ricrea per tentare di spiegare ciò che in realtà è inspiegabile e che dobbiamo accettare come assioma.

    La costruzione narrativa formata da diversi piani tenta di mostrare i diversi approcci utilizzati: infatti passa con disinvoltura da quello psicologico a quello sociologico per finire con quello naturale.
    Si assiste ad una profonda allegoria sul senso ultimo delle cose e il finale, nella propria semplicità, riscalda il cuore ed esalta ogni cellula cerebrale.
    Geniale la trasformazione da poliziotto a psicologo di Dafoe.

    Spoiler

    L'assenza dei due ostaggi è il punto focale dell'opera in quanto simboleggia il percorso tortuoso che la nostra mente compie inevitabilmente quando nella realtà la spiegazione ad ogni fenomeno è sempre quella più semplice.

    Fine Spoiler

    Esiste una totale identità di pensiero fra ciò che credo io e ciò che Herzog vuole dire.

    Illuminante e consapevole. Perfetto!
  • Discussione Rebis • 4/07/12 12:45
    Gestione sicurezza - 4283 interventi
    Io non discuto la teoria e le ambizioni del progetto, ma è il tono ad essermi parso greve, forzatamente estroso, ancorato ad uno stile fiaccamente autoreferenziale... Però sono contento che a qualcuno sia piaciuto, perché una collaborazione tra Lynch ad Herzog non capita così spesso...
    Ultima modifica: 4/07/12 13:25 da Rebis
  • Curiosità Kanon • 4/07/12 14:14
    Fotocopista - 813 interventi
    - Mark Yavorsky, il matricida da cui Herzog prende spunto per il film, avrebbe dovuto interpretare il ruolo di Agamennone nello spettacolo teatrale "Orestes, Orestes" (curiosamente richiama quel "My son, my son" del titolo).

    Fonte: http://libraries.ucsd.edu/historyofucsd/newsreleases/1979/19790517.html
  • Discussione Pigro • 4/07/12 20:01
    Consigliere avanzato - 1490 interventi
    Didda23 ebbe a dire:
    Esiste una totale identità di pensiero fra ciò che credo io e ciò che Herzog vuole dire.

    Didda, sono assolutamente ammirato dalla tua analisi. Mi sembra un esercizio raffinato che avrebbe meritato ben altro film... Nel senso che Herzog dovrebbe farti un monumento per essere tu riuscito a trovare un senso così complesso e profondo in questa paccottiglia.
    Ciò su cui dissento è la frase che ho ripreso qui sopra: secondo me Herzog manco sapeva che stava facendo, e quindi non esiste un'identità di pensiero. Semmai sei tu che hai un pensiero che Herzog non ha. D'altra parte (ma è la mia opinione) Wenders è totalmente schizofrenico nei suoi film: o splendidi o insostenibili, senza mezze misure. Quando sa seguire un pensiero (spesso altrui), è un maestro. Quando segue quel che gli frulla in capo, è ai limiti dell'inguardabile (ovviamente facendo la tara a una buona tecnica e abilità registica, ça va sans dire...), e dimostra di non saper neanche lui quel che vuol dire. Ecco: lui qui ha annaspato, e tu ci hai trovato una strada che manco lui sapeva che ci fosse...
    Ultima modifica: 4/07/12 21:26 da Didda23
  • Discussione Pigro • 4/07/12 21:26
    Consigliere avanzato - 1490 interventi
    Didda23 ebbe a dire:
    Ti modifico Wenders in Herzog...

    Ah ah, buffissimo questo mio lapsus!!! E comunque non è affatto casuale, perché penso lo stesso sia di Wenders che di Herzog. In effetti, una ragione c'è per cui ho fatto questo errore: e cioè che ho visto da poco un film di Wenders che mi ha irritato parecchio dopo altri bellissimi. Idem per Herzog: film terribili alternati a meraviglie... Per questo, pur conoscendo bene a mente fredda le loro differenze, a caldo li ho sovrapposti.
    Dev'essere l'aria tedesca degli anni '70: quelli venuti fuori in quel periodo sono tutti altalenanti. Perfino Fassbinder, che pure - secondo me - è il migliore fra i tre (perché il più lucido nelle sue analisi e il meno arrogante nei suoi esiti, e poi perché subordina il pensiero al cinema, cioè usa il pensiero per fare cinema, mentre Herzog e Wenders fanno il contrario: usano il cinema per esprimere un pensiero... e si sente), perfino Fassbinder, dicevo, nella sua bulimia creativa era piuttosto discontinuo. Sì, dev'essere proprio la cupa aria tedesca degli anni '70...
    (e comunque, posso rigirarla quanto voglio, ma il lapsus è davvero clamoroso!)