Maciste e la regina di Samar - Film (1964)

Maciste e la regina di Samar

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Sulla scia dell’ERCOLE AL CENTRO DELLA TERRA di Mario Bava, il regista Giacomo Gentilomo chiude la propria carriera cinematografica con un peplum contaminato da elementi fantastici. Le qualità di Gentilomo non sono però accostabili al talento visionario di Bava, così il suo Maciste, pur posteriore all'Ercole baviano, ne è decisamente inferiore, anche perché i “mostri della montagna” che nobilitano brevi sprazzi di pellicola appaiono solo in tre o quattro occasioni, lasciando ad esempio che per tutto il primo tempo lo spettatore si sorbisca le solite sciocche storie di regine ambiziose, donzelle in ambasce, zuffe, lotte furiose e rivoluzioni abbozzate. Siamo a...Leggi tutto Samar, dove la regina Samara (che fantasia!) obbliga il suo popolo e rituali sacrifici di giovani vergini da donare agli “dei della montagna”, strani esseri di discendenza lunare. Guidati da un essere che sembra un incrocio tra il C3PO di GUERRE STELLARI e un cavaliere di LA CHIESA e da un cervello gigante che pare uscito (come l’ambientazione sotterranea) da GLI INVASORI SPAZIALI di William Cameron Menzies, essi si materializzano come enormi golem di pietra semoventi (l'unica invenzione dell'intero film, anche per come nascono prendendo forma della roccia), rozzi ma efficaci. Il finale ha un certo fascino, ma nell'insieme il film non regge proprio. E dire che a interpretare Maciste c'è Sergio Ciani (pseudonimo Alan Steel), culturista dal futuro di attore teatrale (anche con Strehler). Qualche timido accenno sadico (la Vergine di Norimberga simile a una tenaglia, che stringe Maciste, o la morte del consigliere anziano), ma è poca cosa.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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R.f.e. 11/06/09 09:31 - 816 commenti

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Una bizzarra mistura di peplum e fantascienza (una delle poche, insieme al più riuscito "Il gigante di Metropolis") recitata da cani; soprattutto, spiace dirlo, da parte delle interpreti femminili. Comunque, abbastanza divertente come "trash". Davvero demenziale la voce dell'intelligenza aliena, il capo degli extraterrestri, doppiato da Mario Colli (a livello vocale si provoca un effetto curioso: sembra di sentire il Raymond Burr della vecchia serie-tv in bianco e nero Perry Mason che farnetica in pieno delirio di onnipotenza!).

Homesick 8/08/11 18:11 - 5737 commenti

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All’ibridazione tra mitologia e vampirismo, già sperimentata da Gentilomo in Maciste contro il vampiro, si aggiunge la fantascienza, ma il film si affloscia tosto su tutti i clichés del peplum, dalla dicotomia tra buoni e cattivi ai tranelli e alle prove di forza. Di buon impatto visivo le fumiganti scenografie del Regno dei Seleniti e la lunga sequenza in cui Maciste resiste alla pressione della morsa dentata. Storico maestro d’armi del cinema italiano, Goffredo Unger interpreta il perfido consigliere della regina di Samar, naturalmente destinato al redde rationem con l’invincibile eroe.
MEMORABILE: La lotta di Maciste contro un ridicolissimo scimmione; il sacrificio di sangue per risvegliare l’ematofaga Regina dei Seleniti.

Panza 4/05/14 20:59 - 1676 commenti

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Gentilomo ibrida peplum e fantascienza, inserisce strani mostri che camminano come robot, vira continuamente la pellicola con vari colori e inserisce un'azzeccata scena di tortura in cui si avverte almeno della tensione. Ma perché allora il film non convince e anzi annoia? Colpa di tutto il resto. Le svolte narrative sono abbastanza banali e più in generale il film rientra nella categoria "eroe che salva tutti da un/una malvagio/a". Poca innovazione, insomma, che sfocia in una noia mortale negli ultimi venti minuti. Personaggi secondari banali.

Reeves 3/10/22 13:35 - 1220 commenti

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Sembra che dopo questo film il glorioso regista Giacomo Gentilomo abbia deciso di abbandonare il cinema e di dedicarsi alla pittura. Lo si può capire: la storia è assolutamente sgangherata, la recitazione lascia a desiderare, gli effetti speciali sono decisamente ridicoli e la fissità di Sergio Ciani diventa quasi il paradigma di un film modestissimo, che non riesce neanche a essere divertente suo malgrado.

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