Luci d'inverno

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Titolo originale: Nattvardsgästerna
Anno: 1962
Genere: drammatico (colore)
Numero commenti presenti: 10

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 22/10/07 DAL BENEMERITO RENATO
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Renato 22/10/07 12:50 - 1580 commenti

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La storia di un Pastore che ha perso la sua fede. Questa, in due parole, la trama di uno dei film più cupi del regista svedese... Opera ricca di dialoghi, cerca di mostrare anche per immagini il percorso dolente di un uomo che ha l'impressione che tutto quello che fa o dice sia totalmente privo di senso. Un dolore autentico, quello messo in scena da Bergman, che non può non scuotere lo spettatore più sensibile. Pur essendo un film sul "silenzio di Dio" emoziona e si lascia vedere con grande facilità.

Homesick 24/10/07 18:15 - 5737 commenti

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Abbandonati (o quasi) simbolismi e metafore dei film precedenti, il regista svedese si concentra sulla descrizione della realtà nuda e immediata. I dialoghi si prolungano e si intensificano, rendendo ancor più eloquenti gli sguardi e i volti. Un'opera affascinante su perdita (smarrimento?) della fede, incomunicabilità, amore rifiutato, solitudine, sofferenza. Assai risucito l'incipit in chiesa, che riprende con stile documentaristico azioni e reazioni dei vari personaggi.
MEMORABILE: La discussione sulla Passione di Cristo, analizzata nelle sue componenti fisiche e psicologiche.

Il Gobbo 21/12/07 09:18 - 3011 commenti

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Notevole, anche se è uno di quelli che più si avvicina al clichè caricaturale del "film alla Bergman", inteso come esercizio sado-maso da cineclub con le sue cupezze e i suoi rigori. Il tema del resto non è lieve, ma come sempre più ancora della sostanza a rapire è la forma, di arcigna, meticolosa purezza (grandissimo lavoro di Sven Nykvist). Max Von Sydow ha la maschera giusta per il ruolo. Da vedere, ma quando si è su d'umore.

Mickes2 13/11/11 16:25 - 1668 commenti

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E’ un dramma gelido come il contesto in cui prende forma, come le sensazioni che derivano dai protagonisti in balia di una crisi esistenziale e una frustrazione che convoglia tutta la sua forza nei pensieri di un sacerdote, che ripudia e non accetta il Silenzio di Dio; e di un abitante del villaggio sovrastato e consumato dalla depressione. Opera molto complessa, dalle varie sfaccettature e chiavi di lettura. Superbo utilizzo di luci e ombre che conferiscono alla fotografia di Nykvist uno splendore e un’atmosfera di rara bellezza.

Pigro 29/10/12 08:24 - 7822 commenti

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C’è solo inverno (dell’anima) nel devastato deserto in cui vive un prete, assordato dal silenzio di Dio che gli sta facendo perdere la fede. Nessuna luce per lui né per il fedele suicida, e neanche per la maestra atea che si rivolge a lui come a un dio. Un orizzonte gelido e disperato, scandito dal progressivo vuoto di persone in chiesa. Più che un’interrogazione sulla fede, è la sconfortata resa alla solitudine dell’uomo. Film dove le parole rimbalzano tra immagini divine senza che queste riescano a rispondere. Spietatatamente nichlista.

Jdelarge 27/08/13 00:13 - 881 commenti

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I dialoghi in ogni film di Bergman sono costruiti in maniera minuziosa e in questo particolare caso sembra di assistere a un vero e proprio trattato di teologia (o addirittura di teleologia). Nonostante il film sia cupo e silenzioso (come Dio), sembra che in realtà il Pastore sia riuscito a conoscere un dio comunicante nel momento in cui ha amato di un amore sincero la propria moglie; perciò l'uomo, che come il figlio di Dio, si sente abbandonato nella futilità della vita terrena, amando veramente può innalzarsi a un dialogo con Dio.

Daniela 26/04/16 19:51 - 9518 commenti

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Dopo la morte della moglie, un pastore protestante, perduta la fede, non riesce ad accettare l'amore di una maestra e ad essere un buon pastore per la sua piccola comunità di fedeli... Rigoroso nella messa in scena, gelida e spoglia, impietoso fino alla crudeltà nei dialoghi, il film in cui B. affronta direttamente e senza simbolismi il tema del silenzio di quel Dio invocato durante i rituali: un Dio che, se pur esiste, non è in grado di suggerire risposte né di far avvertire la sua presenza, e non lo ha fatto neppure di fronte all'invocazione straziata del figlio sulla croce. Intimo. intenso.
MEMORABILE: Il prete rinfaccia alla donna che lo ama cosa detesta in lei; Il discorso del sacrestano sulle vere sofferenze di Cristo

Bubobubo 13/09/20 11:10 - 1223 commenti

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La silenziosa parrocchia di Mittsunda, ricoperta da una spessa coltre di neve, come metaluogo significante della psiche del pastore Ericsson (Björnstrand): prostrato dalla morte della moglie e incapace di ricambiare l'amore della devota Marta (Thulin), ma soprattutto immobilizzato in un limbo di disperazione che più non contempla la fede in Dio. Messa in scena di un minimalismo protestante quasi ascetico, compensato da scambi dialogici e monologhi interiori piuttosto verbosi (la lettera di Marta). Potentissimo e disperato, ma visto nelle condizioni sbagliate può prostrare.
MEMORABILE: Non è un'ottima idea cercare di confortare chi vive con il terrore dell'atomica cinese commiserandosi per la perdita della fede in Dio.

Thedude94 22/09/20 18:28 - 587 commenti

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Riflessione sull'esistenza di Dio, amore non ricambiato e malessere depressivo, sono soltanto alcuni dei temi trattati dal maestro svedese in quest'opera, che nella sua breve durata racconta una giornata non facile di un pastore protestante svedese alle prese con dilemmi profondi. Bjornstrand e la Thulin regalano due performance memorabili, Von Sydow in una piccola parte riesce ad essere glaciale. In pochi spazi, tra strette mura, Bergman estrae la profondità immensa di questi personaggi tormentati tutti da qualcosa di distruttivo. La fotografia è semplicemente stupenda, come il film.
MEMORABILE: Il monologo della Thulin.

Panza 12/10/20 10:55 - 1501 commenti

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Bergman pone quesiti etici di alto livello senza perdersi in complicati arzigogoli filosofici, ma andando dritto al cuore del problema. La perfezione formale è quella solita del regista svedese, raggiunta senza ricorrere ad arditi tecnicismi, ponendo invece come linea guida l'equilibrio nella composizione delle inquadrature. La forza emozionale dell'opera è dovuta anche all'intensa performance dell'intero cast: Björnstrand incarna perfettamente il disagio e il turbamento dell'uomo che tenta di rimettere in discussione tutta la sua esistenza. Fotografia cupa e ombrosa.
MEMORABILE: La lettura della lettera.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Daniela • 26/04/16 17:28
    Consigliere massimo - 5221 interventi
    In Luci d'inverno sono presenti nel cast sia Max Von Sydow che Gunnar Bjornstrand, quest'ultimo nel ruolo del prete protagonista.
    Nel 1956, nel Settimo sigillo, il ruolo del protagonista era stato invece interpretato da Von Sydow, con Bjornstrand nelle vesti del servo.

    Una autocitazione del Settimo sigillo si trova circa a metà di Luci d'inverno, in una scena ambientata all'interno della piccola Chiesa. Dietro le spalle di Ingrid Thulin è infatti chiaramente visibile un affresco sulla parete - intravisto anche nelle scene iniziali - rappresentante la morte che conduce per le redini un cavallo tenendo sotto il braccio una scacchiera: