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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Vicissitudini da disagiato per il fresco ventenne Clint (Chadwick), tossicodipendente e piccolo spacciatore con la voglia di uscirne. Magro come un chiodo, un'infanzia trascorsa tra abusi sessuali del padre (drogato pure lui) e disgrazie di ogni genere, per viver meglio si aggancia all'amico Libidine (in originale Muffdiver, cui dà il volto Steven Mackintosh), più scafato e con le idee chiare. Trovato un appartamento da occupare, i due vi si traferiscono insieme a un paio d'altri sballati e a Sylvie (McCourt), amica di Clint che per lui aveva un debole ma che dopo le prime resistenze si concederà invece a Libidine. In fondo è quest'ultimo, con tutta evidenza, il capobranco, l'unico con un briciolo...Leggi tutto di iniziativa pure quando questa non significa molto altro che procurarsi droga, acidi e Lsd da far spacciare ai “sottoposti”. Anche per questo Clint vuol darci un taglio: la mattina ha parlato con il proprietario di un locale (Dourif, giusto un paio di apparizioni a inizio e fine film) il quale ha accettato di assumerlo come cameriere se il martedì successivo si presenterà da lui con un paio di scarpe decenti. Già, le scarpe: un vero tormentone. I soldi per comprarle non ci sono, ma sapendo che solo quel lavoro potrà toglierlo dalla strada Clint s'ingegna in tutti i modi per rimediarle. Costruito in pratica tra il giorno del veloce colloquio e quello in cui il protagonista dovrà presentarsi per la prima volta sul posto di lavoro con le scarpe nuove, il film di Hanif Kureishi è un discreto spaccato della Londra di inizio 90, anche se girato molto in interni e con una lunga fase in campagna durante la quale la banda va in visita dalla moglie del protagonista. Clint è costantemente al centro della vicenda, anche quando passa da un'amica di mezz'età (Shaw) che sarebbe disposta a pagarlo per qualche prestazione da... gigolo. Sono comunque i rapporti con Libidine (o Libido, come molti lo chiamano abbreviando) e soprattutto Sylvie a farci capire il carattere di Clint, un debole che tuttavia, rispetto agli altri, ha scatti d'entusiasmo e una certa voglia di rimettersi in gioco. E'invece la stessa Sylvie che sembra lasciarsi andare: non solo per l'arrendevolezza con la quale si fa presto sedurre da Libidine ma anche per la facilità con cui cede agli stupefacenti. Non si pensi però a crisi di astinenza in stile CRISTIANA F.: qui droga e acidi restano ai margini, più merce di scambio e viatico per facili guadagni che non causa di devastanti effetti fisico-psichici. Il focus è piuttosto sull'emarginazione, sulle difficoltà di trovare ciò con cui vivere, sui disvalori delle amicizie effimere (il cinismo e il disinteresse per il prossimo di Libidine spaventa) e sulla supina subordinazione dei più deboli a una leadership sbagliata. Kureishi è prima sceneggiatore che regista e si vede: i dialoghi hanno buoni momenti, alcuni personaggi sono azzeccati (tra le seconde linee si pensi al compagno della madre di Clint), certi altri sono sufficientemente originali per colpire (il santone del piano di sotto coi suoi adepti). Senza poter essere ricordato per molto, il film scorre, privo di quegli sfoghi di violenza o quelle crisi isteriche spesso tipici del genere e accompagnato dalle delicate musiche di Sarhandi e Springer.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 28/06/20 DAL DAVINOTTI

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