Leatherface

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Leatherface
Anno: 2017
Genere: horror (colore)
Note: Prequel di "Non aprite quella porta".
Numero commenti presenti: 21
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Passata in mani francesi, la saga inaugurata da Tobe Hooper fa ancor più retromarcia rispetto ai tempi dell'inizio (inteso come prequel del remake di Nispel) e parte da un compleanno chiave, per il piccolo Jed Sawyer futuro faccia di cuoio: gli regalano, infatti, una sega elettrica con cui sbudellare un ladro di maiali catturato di fresco! Dieci anni dopo lo sappiamo ricoverato in un ospedale psichiatrico dove sua madre (Taylor) arriva col proprio avvocato per riaverlo con sé. Il direttore non le rivela chi sia (gli han cambiato il nome) né glielo presenta; sappiamo solo che Jed è uno dei tre ragazzi...Leggi tutto che di lì a poco fuggono dall'ospedale assieme a un'altra internata e a un'infermiera ostaggio. Il gruppo, inseguito da un poliziotto (Dorff) a cui i Sawyer avevano ucciso la figlia dieci anni prima, comincia le sue orrorifiche avventure lasciando dietro sé una prevedibile scia di sangue. Rimescolando le carte, Bustillo e Maury ottengono innanzitutto di allontanarsi dallo schema di cui la saga era storicamente prigioniera, quello dei soliti malcapitati che finiscono tra le grinfie della famigliola passando buona parte del tempo nella loro casa/macello a gridare e sanguinare. Qui si individuano nuovi scenari: l'ospedale pischiatrico prima, i campi del Texas poi, dove i quattro "evasi" e l'ostaggio sono occupati a fuggire dalla polizia facendo tappa qua e là; ovvio il ricorso allo splatter (maggiore rispetto alla media della saga, mai davvero scioccante però), forzate alcune parentesi che sembrano inserite solo per aggiungere morbosa perversione all'insieme (il rapporto necrofilo di Candice). Leatherface fa parte del gruppo ma non si sa chi sia, pronto a gettare metaforicamente la maschera per indossare quella di pelle umana che tutti conosciamo. L'inattesa componente whodunit in realtà sussiste giusto come giochino accessorio: per dare sostanza a un film così ci vuole altro. Bustillo e Maury lo sanno e agiscono di conseguenza: camera a mano, fotografia sporca (fin troppo scura però), citazioni a profusione, pistolettate a sorpresa, tensione poca e violenza tanta. Il punto è che se eliminiamo il prologo e il suggestivo finale (fuga notturna nel bosco compresa, ovviamente), quel che resta è un semplice esempio di horror moderno come tanti, che si fatica a ricondurre alla saga hooperiana e che senza l'inserimento in un contesto ancora capace di attrarre interesse presso i fan si sarebbe probabilmente perso nell'anonimato (d'altronde è questo il motivo principale per il quale oggi proliferano sequel e remake). La ricostruzione storica è debolissima (quasi nulla riconduce agli anni in cui la storia si svolge), il cast non offre interpretazioni di rilievo, le trovate anche a livello visivo son poche e riesce difficile accontentarsi della riconosciuta abilità tecnica dei due registi, per sorbirci le avventurose scampagnate di questi cinque giovani psicolabili. Al prossimo capitolo servirà qualcosa di più, per rianimare una saga agonizzante. Sperando non significhi ricominciare con Leatherface in fasce o scomodare l'infanzia di nonno Sawyer...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 16/09/17 DAL BENEMERITO POL POI DAVINOTTATO IL GIORNO 21/09/17
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Minitina80 18/03/18 22:53 - 2364 commenti

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Inutile insistere cercando di ripetere quanto detto e fatto più volte in passato. Siamo, infatti, sempre lì: si gira attorno alle solite situazioni calate in un contesto assolutamente privo di quella amoralità e sporcizia che i registi di turno non riescono a riprodurre se non provando a insistere con sangue e violenza. L’intento è quello di provare un senso di disgusto fine a sé stesso, arrivando soltanto a mirare da lontano quel fetore di morte che Hooper seppe creare anni addietro. Noioso e fondamentalmente inutile, nonostante tutto.

Rikycroc77 17/09/17 16:33 - 53 commenti

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Buon prequel di Non aprite quella porta. I registi imbastiscono uno spettacolo cruento e rozzo, con un film ottimamente girato e fotografato. Durante la prima parte sembra di assistere a un'opera di Rob Zombie (per stile di violenza e personaggi), mentre gli ultimi 45 minuti sono una grande lettera d'amore verso la saga. Il colpo di scena riguardo l'identità di Leatherface, pur riuscito, tradisce la mitologia del personaggio, ma grazie a citazioni e scene splatter il film diverte e riporta in alto il nome della creatura di Tobe Hooper!
MEMORABILE: L'incipit; Nascosti dentro la carcassa di mucca (ma come hanno fatto a starci tutti?); L'inseguimento nel bosco (omaggio al capostipite).

Pol 16/09/17 01:42 - 589 commenti

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Come film in sé non vale nulla, la solita dozzinale e insulsa copia del film di Hooper, ma come prequel ufficiale (di cosa poi... a livello di continuity siamo alle barzellette) possiamo parlare di truffa, ché il "colpo di scena" sull'identità di Leatherface è veramente un insulto a chi ancora spende tempo a seguire questa gente, la conferma che le idee stavano a meno di zero. Per il duo alla regia, come per tutti gli enfant prodige della nouvelle vague horror francese, i bei tempi dell'esordio sono lontani anni luce.

Fedeerra 17/09/17 04:00 - 431 commenti

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Maury e Bustillo si confrontano con un intero trentennio cinematografico, citano e omaggiano con intelligenza, creano momenti d'assedio potentissimi e gettano addosso allo spettatore immagini corrosive come olio bollente. Criticato soprattutto dagli "anti-remake & prequel", è invece un esempio di grande cinema horror; coraggioso, anarchico e fatto con amore.

Marcorampa 17/09/17 01:12 - 31 commenti

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I due registi francesi provano a rivitalizzare la saga di "Faccia di pelle", ma ci riescono solo in parte. Bravissimi nel ricreare in Bulgaria un Texas credibile e malsano, ci danno dentro alla grande con ottimi effetti speciali e due sequenze splatter mica male. La sceneggiatura però è imbarazzante e il finale, pessimo, è come la classica montagna che partorisce il topolino. Ottimo invece il cast. Il capostipite è qualitativamente lontano anni luce, ma "Leatherface" si candida come il secondo film migliore della saga.
MEMORABILE: La sequenza del ménage à trois necrofilo e quella del corpo di una vittima dato in pasto ai maiali.

Markus 18/09/17 18:01 - 3305 commenti

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Ennesima rimasticazione di Non aprite quella porta, che all'ottavo film sull'argomento narra le origini del male interiore di "faccia di cuoio". Dopo tutti questi capitoli (in gran parte brutti, ahimè) ci si aspettava, almeno dai Garinei & Giovannini dell'horror d'Oltralpe (Bustillo e Maury), un film robusto sul piano della scrittura; purtroppo, tocca ingoiare una mandorla amara: la pellicola risulta infatti tragicamente non avvincente, con punti di svolta che anziché interessare addirittura infastidiscono. La noia dà il colpo finale.

Herrkinski 18/09/17 23:42 - 5188 commenti

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Certamente il peggiore della saga a partire dal 2000, questo presunto prequel (ma L'inizio non era già un prequel?) si presenta, più che come un horror, come un crime/road-movie reminescente di alcune prove di Rob Zombie (La casa del diavolo su tutti) nonché dei primi due remake della serie; solo negli ultimi 20 minuti si rispettano le aspettative del pubblico, non fosse che le premesse iniziali vengono stravolte con un "twist" di rara dabbenaggine. Sarebbe accettabile se non fosse legato alla saga; così è solo una disonesta presa in giro.

Sircharles 23/09/17 19:20 - 92 commenti

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Difficile da commentare per un non esperto del genere horror. Il film in sé non è alcunché di trascendentale, né come concezione né come sviluppo: buona l'idea di partenza (tutto ciò che ruota intorno alla "strana famiglia" e all'ospedale psichiatrico), che regala una prima parte tesa, serrata, non scontata. Il prosieguo scolora all'insegna della banalità e della prevedibilità, con abbondanti dosi di splatter (a volte gratuite, che è il massimo per pellicole come questa...) utili solo a nascondere la scarsa consistenza della sceneggiatura.

Rambo90 19/09/17 23:19 - 6380 commenti

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Un prequel riuscito, che omaggia il capostipite ma distaccandosene anche, con una folle fuga iniziale e una bella ambientazione texana malsana e violenta. Non è difficile capire chi sia destinato a diventare Leatherface, ma è il come che viene ben narrato, tra inseguimenti, pericoli che non vengono solo dalla famigerata famiglia ma da una generale aria di dissoluzione e un ritmo spedito. Nel finale si torna verso lidi già esplorati (e prevedibili), ma nel frattempo ci si è divertiti, anche grazie alle performance di Dorff e della Taylor. Buono.

Viccrowley 26/09/17 23:30 - 803 commenti

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Bustillo e Maury sono coppia di registi con un gusto per l'inquadratura che va di pari passo con la ferocia e A l'intèrieur sta lì a testimoniarlo. Qui vengono promossi all'horror dal budget più consistente con l'ennesimo tassello della cosmologia hooperiana. Dopo una serie di pessimi remake/reboot ci si concentra sulle origini di Faccia di Pelle. Purtroppo il sovversivo si perde per strada a favore di un horror a prova di adolescente che non lascia mai in bocca quel saporaccio che aveva l'originale. Si salva l'ottimo livello di gore.
MEMORABILE: La fuga dal manicomio; Tutti gli omicidi (specialmente l'ultimo).

Rebis 30/09/17 19:29 - 2088 commenti

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Non avevamo dubbi sull'accuratezza formale e l'erudizione cinefila di Maury e Bustillo: il problema, semmai, era non ridurre l'estetica a cosmesi. Niente da fare. Il film - prequel dell'originale ma anche del prequel del remake (!) - si siede su un colpo di scena reso con maestria tecnica, spara addosso al pubblico, disorienta, ma svuota in un lampo l'anima del personaggio: il mondo filtrato dalla sua emotività si dissolve, tutto si fa forma, paludata iconografia freak. Meno adescante di Nispel, splatta ma senza la furia disperata di Liebesman, ed è meno sgangherato e divertente di Luessenhop.

Puppigallo 3/10/17 10:11 - 4513 commenti

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Il talento registico è importante, per evitare prodotti filmici banali, grossolani. E qui, purtroppo, non ve n'è praticamente traccia. Sin dall'inizio, si capisce che la tensione, quel senso di veramente malato, di sporco, di deviato non verrà assaporato in questo maldestro prequel, dove violenza, sangue e personaggi non compensano una regia quasi piatta, senza guizzi; e con un protagonista che, a parte l'inizio e la conclusione, è di una pochezza imbarazzante. Solo il bestione monosillabico riesce a meritarsi un minimo di attenzione. Il resto è davvero poca cosa. Evitabile.
MEMORABILE: Meglio non togliergli il cane per punizione; Il nascondiglio che frega segugi e polizia (W la mucca, che Dio la beneducca...); "Tua madre è paz...".

Redeyes 4/10/17 08:29 - 2145 commenti

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L'incipit se la gioca quanto a sozzume morale con il mattatoio di Liebesman, poi si cade a capofitto in un mondo di disagio medicale con un Bud che ricorda quasi il Myers di Zombie e un gruppetto di devastati ragazzi senza valori. Parte, quindi, un intermezzo di fuga che spiana la strada al finale previsto che genera la maschera, ma senza grondare il sangue necessario. I punti forti sono una innegabile capacità dei registi, di contro ho trovato poca di quella sporcizia texana che Hooper ci donò, mamma Verna in primis. Politically correct!

Belfagor 5/10/17 23:42 - 2624 commenti

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Ennesimo, inutile capitolo di una saga ormai giunta alla saturazione. L'orrore concreto e viscerale di Hooper ha da tempo ceduto il passo a un gorn patinato e bovinamente prevedibile. Dorff cerca di mantenere alta la tradizione degli sceriffi fuori di testa ma, nel complesso, è un film che non ha nulla di nuovo da dire e non sa neppure dirlo con originalità, fra sporcizia zombiana e una crudele matriarca che conferisce l'inevitabile tocco edipico. Niente fiorentina al sangue, solo würstel ai polifosfati.

Capannelle 11/10/17 00:01 - 3729 commenti

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La prima mezz'ora, tra prologo e sanatorio, viaggia su ottimi livelli. Una volta in campo aperto il patrimonio si disperde e conferma una scarsa voglia di prendersi rischi o giocare di fino. Scene necrofile, urla e i soliti squartamenti cercano di ravvivare quello che appare un collage neanche troppo coerente di pezzi prevedibili e poco emozionanti. La confezione c'è, gli attori non demeritano ma lo script è veramente deludente.

Pumpkh75 27/03/18 14:14 - 1325 commenti

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Va premesso: per Bustillo & Maury ho un debole. La storia divisa quasi in blocchi (e che stavolta non hanno scritto di proprio pugno) permette di canalizzare la loro estetica erratica e ferita, partorendo un capitolo straniero ma a pieno titolo pregno della saga quanto ad atmosfere malate e sanguinose. Allo stesso modo, la genialità dell’intuizione così si smorza e lo pseudo whodunit sull’identità di Leatherface è concettualmente trito e malfunzionante. Tiro le somme: di pancia, che è quel che conta, ho gradito e non poco. Bravi i miei cocchi.

Snowbird 27/02/18 17:15 - 5 commenti

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Un'altra rivisitazione della storia di una delle sage più anarchiche del cinema horror (in fatto, appunto, di storia). Effetti speciali impeccabili, colmo di violenza realizzata strepitosamente. Davvero insopportabile il finale, per nulla scontato ma al contempo assai banale: il personaggio più "sano" si rivela il più plagiabile. Estremamente megliore la storia di Thomas Hewitt, questa in confronto delude troppo!

Taxius 10/05/18 16:58 - 1643 commenti

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Nel mare di remake, sequel, prequel e reboot vari in cui a regnare sovrana è la mediocrità, bisogna ammettere che il Leatherface di Bustillo e Maury sta su un livello superiore. La storia è un prequel e narra della nascita del nostro caro Faccia di cuoio e di come sia diventato così. Ottima la trama che vede come protagonisti un gruppo di ragazzi scappati da un manicomio, tra cui ovviamente Jed che quindi non è protagonista assoluto ma coprotagonista insieme a tutti gli altri. Sangue e divertimento certo non mancano. Promosso a pieni voti.

Anthonyvm 12/07/19 17:49 - 2007 commenti

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Sempre più arduo seguire la continuity della saga: in questo prequel del sequel/reboot dell'originale seguiamo la genesi alternativa (il prequel del 2006 è ignorato) di Faccia di Cuoio. L'approccio semi-sociologico ricorda Halloween - The beginning, lo stile horror-pulp rimanda a La casa del Diavolo: sembra di vedere un film inedito di Rob Zombie. Certamente diverso dal solito, ma non per questo più interessante. Sembra mancare il focus e solo nella parte conclusiva (dopo un auspicabile colpo di scena) si ravviva. Non pessimo, ma c'è di meglio.
MEMORABILE: La sanguinosa sparatoria nel bar dopo la fuga dal manicomio; Il telefonato ma discreto colpo di scena a metà pellicola; La resa dei conti familiare.

Pinhead80 5/08/19 23:53 - 3966 commenti

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Tralasciando i soliti "come tutto ebbe inizio" che ormai hanno stufato, eccoci all'immancabile genesi del mitico Faccia di cuoio. Tutta la parte girata nel riformatorio minorile è molto interessante anche perché ricostruisce una realtà più che plausibile. Poi i registi imbottiscono il film di ettolitri di sangue pensando che la storia debba puzzare di marcio come il resto della saga. Non una mossa vincente: il gore finisce per inzuppare troppo la sceneggiatura. Peccato.

Rufus68 7/01/20 23:06 - 3113 commenti

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Sapete come e perché Leatherface è diventato Leatherface? E chi se ne... All'ennesima spremitura il limone originario non ha neanche una stilla di succo da stillare. Della potenza politica del capostipite non rimane che cenere: qui siamo al teatrino del Grand Guignol senza scarti e sussulti, all'affastellamento di episodi tediosi (soprattutto quando, per voler ingenerare tensione, si ricorre a squartamenti e consimili macellerie). La coppia alla regia si rivela di rara meschinità drammaturgica. Attori trascurabili, compresa la Taylor.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Capannelle • 11/10/17 00:14
    Scrivano - 2505 interventi
    Volevo chiedere a Fedeerra in che cosa trova anarchico e coraggioso il film. Amore per il genere sì ma io l'ho sentito piuttosto conformista.
  • Discussione Fedeerra • 11/10/17 06:16
    Servizio caffè - 8 interventi
    Ho trovato la storia molto coraggiosa, se si pensa all'infinità di pellicole che i due autori citano (da psycho a i reietti del diavolo).Ho trovato coraggioso anche il modo con cui hanno affrontato un personaggio così famoso, sradicandolo dai luoghi comuni del genere e inserendo nel contesto anche una forte figura matriarcale. Un passo rischioso ma lodevole, a mio avviso.
  • Discussione Fedeerra • 11/10/17 08:07
    Servizio caffè - 8 interventi
    Dimenticavo, per anarchico intendo anche lo svolgersi degli eventi.Totale anarchia da parte delle istituzioni: mediche e politiche.
  • Discussione Capannelle • 11/10/17 09:14
    Scrivano - 2505 interventi
    Grazie ti sei spiegata benissimo. Però non è che Bustillo e socio abbiano innovato granchè, mi ricordo il film di Nispel dove c'era un poliziotto bello laido e di ospedali psichiatrici poco ortodossi è ricca la cinematografia (al punto che bisogna stupirsi del contrario). Hai ragione che la madre si prende la scena, in effetti Lili Taylor è quella che emerge nell'intero cast.
  • Discussione Raremirko • 19/04/20 00:22
    Addetto riparazione hardware - 3479 interventi
    Carino, ma gli ho preferito Non aprite quella porta 3D del 2013.

    Certo che poi, con alla regia i due di A l'interieur e addirittura Hooper come produttore esecutivo qualcosina in più poteva venir fuori; anche come violenza ci si trattiene molto.

    Rimangono impressi Dorff e la Taylor, che fa sempre piacere rivedere.

    Discreta colonna sonora e si citano qua e là Assassini nati e la scena del marciapiede di American history X.

    Certo che qui il giovane Faccia di cuio non assomiglia poi tanto all'omone dei film successivi, tanto è vero che credevo fosse il tipo grasso il futuro Leatherface.

    Valido ma pare quasi un film che poteva funzionare anche senza collegamenti alla saga.