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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Esordio cinematografico per Daniele Cini, documentarista con all'attivo qualche episodio tv e un corto. L'ambito scelto è quello del film dai chiari riferimenti metaforici, affrontati utilizzando temi come il cibo e la fame. La prima parte richiama la triste vicenda del gruppo di sopravvissuti a un incidente aereo sulle Ande poi costretti a mangiarsi tra loro pur di non morire. Abbiamo di nuovo un aereo precipitato sui monti, quindi (dovremmo essere in Tibet, ricostruito come si può immaginare in Italia), ma questa volta a salvarsi sono solo in due: Emilio (Alberti) e Koji (Yamanouchi), che seguiamo a lungo vagare sulle alture e soddisfare la propria fame mangiando lumache o addirittura sassi (!), cucinati secondo tecniche...Leggi tutto culinarie che portano il film a sconfinare nel grottesco, a tratti quasi nella parodia, come avverrà d'altra parte anche nel prosieguo. Quando però la fame avanza e Koji muore, Emilio lo addenta e se ne ciba, venendo successivamente salvato ma finendo in una clinica neurologica dopo aver scoperto di “vedere” un po' ovunque la vittima del suo gesto cannibalico e addirittura di sentirne la voce provenire dal proprio stomaco. Conoscerà lì Arianna (La Monica) e qualche altro ospite, ma guarire non sarà facile. Sempre tenendo al centro la metafora alimentare, Cini si appoggia molto sulla vivacità di un Gigio Alberti che – lanciato da Salvatores – si conferma attore duttile e professionale. E così, mentre Yamanouchi interviene perlopiù citando detti giapponesi che dovrebbero indicarne la saggezza, Alberti riporta tutto a un'immanenza più prosaica mostrando le debolezze di chi, costretto dalle contingenze a un gesto abominevole, non riesce a espiarne la supposta colpa. Qualche tocco da commedia non manca, con la presenza di Silvana Bosi nel ruolo della domestica Berta, affezionatissima al suo “signorino” (sostituisce di fatto la figura della madre apprensiva e affettuosa), che ci riconduce a schemi più tradizionali. L'impressione è che non manchino le idee quanto piuttosto una direzione chiara entro cui svilupparle, con caratterizzazioni solo abbozzate (la nevrotica Arianna, ma anche la dottoressa che ha in cura Emilio), uno Yamanouchi mal sfruttato e ridotto a spalla quasi mai interessante e sequenze oniriche anonime, prolungate senza necessità. La prima parte sui monti è eccessivamente diluita, quantunque rivitalizzata qua e là da buone intuizioni sporadiche, la seconda lascia più spazio all'estro del protagonista sulle cui spalle pesa buona parte di un film a suo modo originale ma velleitario. Incuriosisce nel finale la lunga “parabola” che racconta come Dio creò l'uomo e s'ingegnò per evitare di curargli la spinta primaria al cannibalismo, ma sono piccole intuizioni in un panorama generale deludente e mal organizzato.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 26/09/22 DAL DAVINOTTI

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