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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Venezia torna scenario di incubi e orrori, di ombre infantili che defunte riemergono dal passato (in una non celata rievocazione dell’inarrivabile modello di Roeg), di sensi di colpa sepolti che inattesi si riaffacciano nel presente di un uomo che a fatica ne era uscito. Trascorsi otto anni dalla tragedia di Leo, il figlio morto cadendo dalle scale di casa, Marco Fasani (Accorsi) si è gettato il passato alle spalle e con esso l’ex moglie Clara (Sansa). Ora abita con una nuova compagna, Anita (Rossi), che a quei giorni non può e non vuole pensare. Fino a quando una sofisticata signora dall’aria misteriosa, Perla Gallo (Golino), che...Leggi tutto tempo prima ha comprato la casa teatro del dramma e la abita, non avvicina l’uomo per comunicargli che suo figlio insiste nel dire di essere in contatto con un’inquietante presenza, quella di un bimbo che reclama il proprio orsacchiotto. Potrebbe davvero trattarsi del fantasma di Leo? Marco non ci vuol credere, la sua ex moglie è al contrario possibilista. Anche perché da quella perdita non si è più ripresa e pretende di coinvolgere Marco nelle sue cupe sensazioni: tornata nella casa anche per via dell’insistenza di Perla, Clara si convince che Leo, lì, ci sia ancora! Lui resta scettico, ma gli indizi soprannaturali si moltiplicano e il riavvicinamento all’ex moglie comporta un progressivo allontanamento da Anita, delusa dal suo comportamento. Dietro una storia semplice, riassumibile in due frasi prima che l’ultima parte si apra a risvolti imprevisti, il regista Stefano Mordini azzecca una felice rielaborazione di consunti spunti tradizionalmente horror. Il suo film si nutre del clima angoscioso che bene riesce a mantenere per l’intera durata, con Venezia perfetta cornice decadente ripresa in scorci nient’affatto banali, sfondo che incombe opprimente mentre le ricerche di Marco non si fermano all'ovvio scetticismo investendo invece la religione (il lungo dialogo col padre professore) e finanche la scienza, con implicazioni quantistiche e lo svelamento di suggestive ipotesi sulla quarta dimensione (il tempo). Abilmente sospeso tra realtà e sogno (notevole il riflesso di luce che disegna sulla parete della stanza immagini fluttuanti), studiato con attenzione nei suoi sviluppi conclusivi (benché l’epilogo inevitabilmente scontenterà più d'uno), recitato con trasporto dalla coppia Accorsi/Sansa, con quest’ultima chiamata necessariamente a salire sopra le righe, il film si inserisce con assoluta dignità in un filone che da sempre fa del capoluogo lagunare la culla ideale di macabre relazioni tra l’uomo e la morte. Si procede accumulando con sapienza momenti di delicata tensione orrorifica incappando tuttavia spesso in pause eccessive non richieste che rallentano il fluire già frenato della vicenda. Poi il medium (che di nuovo richiama l’antico rosso shocking), radi flashback chiarificatori, gli incontri di gruppo che sembrano sdrammatizzare e condurre in un’altra direzione, i faccia a faccia con Anita (una Serena Rossi consegnata a un ruolo più banale e standardizzato) ovvero lo sguardo sul presente, lontano da ogni incubo, la finestra semiaperta sulla confortevole routine. E ancora i primi piani sui volti e sulla città, spesso veloci passaggi che avvicinano e ti sprofondano in quel mondo d’inquietudini che aggrediscono, che ti attanagliano impietose perché dimenticare il passato non è mai possibile, quand’è così violento e oscuro. I diversi temi si sovrappongono in armonia, orchestrati con bella cura per ottenere fondamentale omogeneità consegnandoci un film imperfetto, a tratti superficiale, non certo originale ma denso di fascino e capace di incuriosire fino ai titoli di coda.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/10/20 DAL DAVINOTTI
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Reeves 20/10/20 08:43 - 158 commenti

I gusti di Reeves

Bell'esperimento di film "di fantasmi", con due linee (quella horror e quella thriller) che troveranno nella conclusione una sorta di punto d'incontro, proprio come ai bei tempi del Segno del comando. Molto bravi gli attori, in particolare Valeria Golino che sa cambiare situazione e faccia quando la storia lo richiede. L'acqua alta di Venezia, incrociata per caso, è una scenografia veramente straordinaria.
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