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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Massimo Catalano era un trombettista jazz romano. Ebbe un certo seguito nella band in cui suonava con Franco Bracardi, ma il vero successo lo ottenne quando Renzo Arbore lo imbarcò nel gruppo di “Quelli della notte”, l’epocale trasmissione Rai che lanciò un gran numero di strampalati personaggi. Lì Catalano era l’uomo degli aforismi dal sapore più scontato, frasi lapalissiane pronunciate come fossero grandi verità. Un’idea simpatica, vincente (come quasi tutte quelle che si vedevano in “Quelli della notte”), che regalò al musicista imprevista notorietà; al punto da promuoverlo protagonista in un episodio di “Che...Leggi tutto fai… ridi?”, in cui non fa che interpretare se stesso.

Una sera, a lavoro finito in Rai, ecco che parte la prima "catalanata", rivolta al guardiano notturno: “E’ meglio dormire tanto ed essere lucidi al mattino che stare svegli tutta la notte e passare una giornata da rincoglioniti”. E al posteggiatore che gli chiede cosa sia la vita la risposta è quella del titolo, questa volta del tutto enigmatica e ben poco sensata: “La vita è una tromba”. Poi qualche incontro, la stessa notte, per la città, e in discoteca, a elargire massime o più semplicemente a dialogare con personaggi più strambi di lui. Fino alla brutta sorpresa: qualcuno gli ha sottratto la preziosa tromba che teneva sul sedile dell’auto. Impossibile comprarne una nuova: lo strumento di lavoro, per un artista jazz come lui, è una parte di sé, e poter usare il proprio è fondamentale.

Partirà così la caccia alla fatidica tromba, compresa di denuncia del furto in polizia, dove si apprezzano qualche simpatico botta e risposta con il commissario (Uzzi) nonché l’incontro con una buffa signora (Baralla). Qualcuno suggerirà che a Porta Portese, lì a Roma, si ritrova tutto, e si consulterà addirittura uno dei boss locali, per capire se potrà essere recuperata. Poi in riva al mare il confronto con lo “spiaggiatore” (Serra), un tizio che gira con una grancassa e dimostra singolare avversione per il Belgio.

Si moltiplicheranno gli incroci con personaggi veri (tra questi la coppia Maurizio Costanzo/Luciano De Crescenzo sulle strisce pedonali, Bruno Lauzi…) e fittizi. C’è persino Carlo Verdone, in un locale, ossessionato da un cacciatore di autografi che gliene ha già fatti firmare venti e che lo tormenta fissandolo senza sosta. Alla fine il gruppo di “cercatori” guidati da Catalano si affiderà al Mago di Ceri (Cicalissi), altra figura caricaturale. Finale con equivoco: Renzo Arbore verrà fermato nella notte con una valigetta del tutto simile a quella che conteneva la tromba, confesserà ma… tutt’altro! Una chiusura simpatica che in fondo segue la traccia di quanto visto fin lì, con il bizzarro gruppo di personaggi ai quali via via se ne affiancano altri, tutti alla ricerca della preziosa tromba. Nulla di eccezionale, sia chiaro, ma almeno una regia dietro c’è e la linearità della storia aiuta a seguirla senza troppa fatica. Le frasi ovvie di Catalano vengono distribuite con parsimonia, ma il Catalano “attore” è discreto e dotato di simpatica verve.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 22/05/24 DAL DAVINOTTI
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