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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Si riprende in mano il massacro del Circeo del settembre 1975 (riportato alla ribalta letteraria dal successo al premio Strega del romanzo di Edoardo Albinati qui alla base della sceneggiatura) per illuminare un mondo scomparso rievocandolo efficacemente. Il lavoro su scenografie e costumi è ottimo, filtrato da una fotografia desaturata che ci riporta indietro negli anni come se la storia uscisse da una vecchia Polaroid. In superficie si è quindi agito benissimo, è quando tocca calarsi nell'inferno di una gioventù corrotta da ideali confusi che il film perde un po' la bussola. Gli spregevoli assassini riccamente abbigliati si confondono tra le file di una generazione che non mostra segni sufficientemente distintivi,...Leggi tutto nei suoi protagonisti. Mordini prova a isolarli e costruirgli un carattere, una personalità che almeno labilmente li faccia emergere, ma fallisce nell'intento finendo col lasciarli galleggiare in un limbo riflesso negli sguardi spesso vacui dei giovani attori, che non demeritano affatto ma si trovano a lottare con un copione che non li valorizza. Non che ci si aspettasse una replica delle pellicole nate al tempo sull'onda montante della cruda contemporaneità, in cui l'azione e la violenza si facevano exploitation per soddisfare gli amanti del genere accantonando o quasi ogni pretesa sociologica per spingere sul pedale del sesso consumato in forma di stupro; si poteva però almeno ricercare una concitazione che accrescesse in qualche modo la drammaticità del momento. Qui l'impostazione scelta nel momento in cui si avvia l'arancia meccanica è quella gelida che richiama la distanza di chi vive l'esperienza come una routine, qualcosa che non sembra uscire nemmeno dall'ordinarietà (nella realtà due dei tre responsabili avevano pesanti precedenti penali, nel film sottaciuti). La pistola puntata, le minacce stanche senza nemmeno alzare la voce, le iniezioni sordenti, gli inviti suadenti ad abbandonarsi prendendo le ragazze per mano... potrebbe essere una chiave di lettura moderna, che nonostante il divieto ai 18 anni lascia fuori campo la violenza vera ricomponendola in grida lontane, insufflando tutto in una bolla surreale che per le vittime diventa un incubo sordo, ovattato. Ma conta anche quanto succede prima, con frammenti di storia seminati come schegge impazzite, senza una vera logica che sovritenda al retrocedere delle ore, dei giorni... poi la riproiezione in avanti, i ritorni al passato... Tutto scorre come non esistesse alcuna vera progressione temporale, come se non ce ne fosse necessità alcuna per descrivere sentimenti e convinzioni immutabili, atteggiamenti diffusi e sovrapponibili. E se poca verve si riscontra nell'esangue quotidianità dei giovani, non va meglio nel racconto trasferito sullo sfondo di genitori con altri problemi da risolvere, quasi sempre di natura psicologica, con Scamarcio, la Golino o la Trinca ad occupare spazi che diventano parte irrilevante della texture settantiana con la quale si compone l'ambiente. Cui poi aggiungere gadget d'epoca (le locandine di PROFONDO ROSSO e L'ULTIMO TRENO DELLA NOTTE) nonché – ovvio - le musiche: i Caravan (“Hello Hello”), Ian Anderson dei Jethro Tull, il duo Mogol-Battisti della meravigliosa "Collina dei ciliegi" cantata in coro nell'auto in una delle scene più emotivamente trascinanti. Ma a non scuotere l'encefalogramma della narrazione c'è una regia colpevolmente troppo didascalica, piatta ai confini d'un documentarismo velleitario che dal Mordini di LASCIAMI ANDARE non ci si aspettava. Tutto si muove in un acquario da osservare ammirati. Il posizionamento delle pedine sulla ricca scacchiera le fa però poi avanzare senza decisione disperdendole. E le responsabilità di un'istituzione difettosa come la "scuola cattolica" non giungono a noi limpide; perché si preferisce crogiolarsi magari nelle metafore pittoriche di un Gifuni sprecato nel cameo d'un professore, in micce accese qua e là che sembrano finalmente deflagrare e invece no, si spengono per morire in silenzio nell'indifferenza.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 7/09/21 DAL BENEMERITO REEVES POI DAVINOTTATO IL GIORNO 9/10/21
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Reeves 7/09/21 14:09 - 756 commenti

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La tremenda storia delle due ragazze torturate, violentare e poi uccise (una di loro) al Circeo da tre giovani neofascisti della Roma Bene anni Settanta. Mordini dirige il film con mano sicura, esce con sicurezza dalla trappola della presa di posizione politica e racconta quella storia terribile senza compiacimenti ma spostando la vicenda sul valore della vita umana e sul ruolo della donna. Molto brave le due ragazze protagoniste.

Gordon 10/10/21 10:43 - 224 commenti

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Narrare il massacro del Circeo non dev'essere un compito facile per un regista. Mordini ci riesce, focalizzandosi sul contesto sociale dei protagonisti, ritratti nelle loro perversioni, in modo distaccato. Seguire invece il filo logico della vicenda, costruito su diversi piani temporali e relazionali, non è facile, mentre convince la scelta di lasciare lo spettatore all'oscuro di alcune dinamiche (l'ideazione del delitto...). Bravi anche gli attori, compreso uno Scamarcio "un poco" autoritario.

Markus 10/10/21 21:41 - 3449 commenti

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Il famigerato fattaccio del Circeo raccontato in un film tratto dall'omonimo romanzo di Edoardo Albinati. La velleità artistica dell'opera non convince troppo, forse perché l'attuale cinematografia diventa tutt’uno con la fiction di ricostruzione storica, ma di buono ci sono l'ambientazione e i colori, che indubbiamente rimembrano, con molta efficacia, le immagini di quel tempo. Più che discreta l'interpretazione, un po' meno la regia, che impasta troppi argomenti senza che nessuno di questi arrivi ad essere realmente compiuto e convincente.

Sircharles 12/10/21 19:37 - 99 commenti

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Unico merito del film, tenere vivo il ricordo di un episodio di cronaca nera fra i più allucinanti di sempre. Per il resto, una sceneggiatura con pretese di ricerca socio-psico-culturale che inciampa sulle sue stesse velleità fino a naufragare. Troppa carne al fuoco, troppi personaggi superficialmente tratteggiati, contesti familiari ed educativi abbozzati senza chiarire inequivocabilmente come tali situazioni avrebbero fatto da matrice al passaggio da ragazzi "complessi" ad assassini. E la provenienza ideologica dei delinquenti, fondamentale nella vicenda, è lasciata sullo sfondo.

Rambo90 26/10/21 01:19 - 6923 commenti

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Dramma che sembra uscito dritto dritto dall'epoca in cui è ambientato. La regia di Mordini, infatti, sembra echeggiare un certo stile di film denuncia/thriller dell'epoca e la cosa aiuta a immedesimarsi in un'epoca, in certi finti perbenismi (comunque anche attuali) e ad entrare poco a poco in una spirale che si capisce già condurrà alla totale follia. C'è qualche lentezza, qualche sottotrama inutile (tipo quella della Trinca), ma il film si lascia guardare e gli ultimi venti minuti colpiscono con discreta crudezza. Bene il cast di giovani attori.

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